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Economia e lavoro | 29 maggio 2021, 11:00

Torino non supera l'esame della Tari, i commercianti: "Maglia nera, nessuno sconto applicato e paghiamo un servizio mai effettuato"

L'allarme viene lanciato da Epat-Ascom: "Le detrazioni del 42% per i pubblici esercizi e del 75% per le discoteche per la pandemia si avviano verso un nulla di fatto"

bidoni della raccolta rifiuti

Sugli sconti per la raccolta rifiuti gli esercizi pubblici rischiano la beffa

Dovevano esserci sconti sulla Tari, all'ombra della Mole: -42% per i pubblici esercizi e addirittura -75% per le discoteche, alla luce della crisi pandemica. Ma questo rischia di rimanere solo un buon proposito, portando a un nulla di fatto.

E' l'allarme che arriva da Epat-Ascom Torino, che sottolinea come, a far saltare l'intera architettura, ci sia la condizione prevista della "regolarità dei pagamenti delle rate 2020 e con l’aggravante del compattamento delle rate dalle cinque del 2019 alle tre del 2021”. Paletti che, al tirare delle somme, quasi nessuno è davvero riuscito a rispettare. "Gli sconti non verranno applicati - dicono dunque da Epat - e comunque la rata di maggio 2021 è stata in assoluto la più cara di tutti gli anni precedenti".

Lo sconforto degli operatori

Una somma di elementi che lascia come esito lo sconforto tra gli operatori, "che si vedono per meccanismo della legge statale tenuti a pagare un servizio di cui non hanno usufruito e che si ritiene anche l’Amiat non gli abbia prestato, trattandosi sino ad oggi di ben 152 giorni di attività chiusa o fortemente ridotta".

L’associazione di categoria, insomma, sottolinea in una nota ufficiale "l'insensibilità dell’Amministrazione comunale sul tema, per ben noti motivi di bilancio: non si è voluto aiutare gli operatori su questa distorsione palese. Nonostante l’anno della maggior chiusura degli esercizi per la pandemia e quindi del minor servizio e nonostante le richieste di riduzione a più voci presentate, la Tari 2020 è aumentata rispetto al 2019 per tutta la popolazione cittadina dell'1,21% pro capite per 240 euro a persona in un anno e per i pubblici esercizi del 4,8% della parte variabile. 

Rispetto ai costi standard, sulla provincia di Torino si delinea un gap negativo di oltre 66 milioni di euro".

Tariffe più alte e "pagelle" più basse

Ad avvelenare ancora di più il dente degli operatori di settore, poi, concorrono anche altre cifre. Da un lato, il livello di servizio, stimato da Open Civitas con un voto 5 per la provincia di Torino, rispetto al 9 di Asti, Cuneo, Novara, Verbano Cusio Ossola. Inoltre, a Torino le tariffe che pagano gli esercizi (34,6 euro al metro quadro i ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, mense, birrerie, 23, 8 euro al metro i bar, caffè, pasticcerie, 8,9 euro al metro le discoteche) sono le più alte di tutti i capoluoghi di provincia piemontesi, fino a quattro volte e praticando una differenziata che non supera i due terzi di quella praticata dagli altri capoluoghi.

Un quadro veramente negativo - commenta Alessandro Mautino, presidente Epat Torino -: il servizio ed il costo della tassa rifiuti della città è fuori da ogni limite e questo non può che aggravare la sensazione degli operatori di pagare una tassa ingiusta perché stimata sulle dimensioni aziendali anche se non si utilizza il servizio da oltre una anno e sulla quale le motivazioni di bilancio della città impediscono un chiaro messaggio di riduzione che gli operatori stanno attendendo da lungo tempo, senza risposte”.

Bisogna parlarsi chiaro: nel 2020 la tari invece di diminuire è aumentata anche per i pubblici esercizi - dichiara Paolo Troccoli, vice presidente Epat -. È inutile parlare di riduzioni mentre le tariffe contemporaneamente aumentano, basti pensare che nel 2020 per un bar la parte variabile su cui dovrebbe incidere lo sconto è aumentata da 8,76 al mq a 9,18 e per un ristorante è aumentata dal 17,38 a mq a 18,21 ovvero un aumento del 4,8%, è una presa in giro”.

La Città sul capitolo Tari - conclude Claudio Ferraro, direttore Epat -, pur non negando le agevolazioni su altre voci della tassazione locale, ad esempio la Cosap, è realmente poco sensibile su cosa abbia rappresentato la pandemia per i pubblici esercizi. Questo per le tariffe aumentate di certo, ma ancor di più per gli sconti non applicati a chi non abbia potuto far fronte ai pagamenti per le aziende chiuse. Attendiamo un immediato riscontro di correzione di rotta visto che a questo punto con il decreto Rilancio bis è lo Stato che ha disposto un fondo da 600 milioni ai Comuni per agevolare la tari agli operatori almeno per il 2021; il Comune deve dare risposte concrete che oltre agli sconti prevedano di praticare gli stessi anche a chi non ha potuto pagare e a diluire  e non compattare i pagamenti”.

Massimiliano Sciullo

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