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Attualità | 05 giugno 2021, 10:20

Uffici e un giardino pubblico, l'ex Ipab “Buon Pastore” intravede un futuro possibile dopo decenni di abbandono

Per lo storico edificio di corso Principe Eugenio si prospetta una deroga urbanistica per la realizzazione del quartier generale dell'impresa di costruzioni Cogefa

Buon Pastore

Un futuro per l'ex Ipab “Buon Pastore”

Dopo quasi quarant'anni di totale abbandono, per l'ex “Buon Pastore” di corso Principe Eugenio si inizia a intravedere un futuro quantomeno possibile. Lo storico edificio risalente a metà '800, che fino all'inizio degli anni '70 ospitava l'omonima Ipab, lo scorso marzo è stato acquisito all'asta (diritto di superficie e di proprietà per 99 anni, ndr) dall'impresa di costruzioni Cogefa per la realizzazione degli uffici del proprio quartier generale e di un giardino pubblico.

Deroga urbanistica e fondi per i servizi sociali

Per la realizzazione del progetto, i nuovi aggiudicatari hanno presentato domanda di deroga urbanistica per modificarne la destinazione in servizi. Il Comune di Torino, dal canto suo, ha valutato positivamente la possibilità di re-investire le risorse incamerate nell'ambito sociale: “Nella delibera specifica - spiega l'assessore competente Antonino Iaria – avevamo previsto la possibilità di proporre la deroga al Consiglio Comunale, escludendo la destinazione commerciale, quella residenziale pura e quella produttiva; l'alienazione del bene si è resa necessaria nell'ambito del piano di rientro su richiesta della Corte dei Conti. I proventi della vendita e delle successive valorizzazioni di tutti gli immobili ex Ipab, una volta rilevato di interesse pubblico il progetto, possono inoltre essere utilizzati dalla divisione servizi sociali per incrementare i propri fondi”.

Un grande giardino aperto al pubblico

L'interesse pubblico, secondo l'assessore, è da ricercare proprio nella realizzazione di un grande giardino aperto al pubblico: “L'intervento - afferma l'architetto Cristiano Picco, progettista dell'opera – interesserà il fabbricato affacciato su corso Principe Eugenio e la manica minore su via Moris: l'idea è quella di realizzare, pur non esistendo vincoli della sovrintendenza e nonostante il pessimo stato dell'immobile anche a causa dei bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, una ristrutturazione conservativa in grado di ospitare gli uffici della società e del gruppo con l'insediamento di circa 100 dipendenti. Nelle intenzioni c'è anche quella di operare una manutenzione straordinaria del giardino, che rimarrà di proprietà pubblica e in questo modo potrebbe essere riaperto a tutti garantendo contemporaneamente la permeabilità del terreno”.

I dubbi di Artesio (Torino in Comune) e Tisi (Partito Democratico)

A esprimere dubbi sull'operazione sono, però, le consigliere comunali di minoranza Eleonora Artesio (Torino in Comune) ed Elide Tisi (Partito Democratico): “Il patrimonio Ipab – commenta la prima – dovrebbe mantenere la finalità socio-assistenziale, è inaccettabile cambiarne la destinazione d'uso: gli enti locali dovrebbero assumersi la responsabilità di utilizzarlo adattandolo ai bisogni primari dell'epoca che stiamo vivendo senza dover aspettare i proventi derivanti dalla loro alienazione; non si può fare sempre riferimento al piano di rientro”.

Marco Berton

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