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Attualità | 18 giugno 2021, 08:00

“Non siamo stati fermi”: gli adolescenti di Asai si raccontano dopo un anno di pandemia

Gli educatori hanno redatto un diario-reportage dei mesi di confronto e scambio a contatto con i ragazzi

Asai

Voci e volti dei ragazzi di Asai per raccontare l'anno di Covid

Sentirsi meno invisibili e abbattere ogni giudizio stereotipato, ricordando agli "adulti" che fanno parte anche loro a tutti gli effetti della società. E' questo il messaggio lanciato dai ragazzi che gravitano attorno all'associazione interculturale Asai, agli albori della seconda estate pandemica dallo scoppio dell'emergenza Covid, dopo un anno e mezzo di attività educative compromesse dai lockdown e dal distanziamento. 

Lunghi mesi, spesso difficili, portando avanti, come missione, l'attenzione costante ai giovani e alle seconde generazioni, con iniziative aggregative e di formazione basate su tre capisaldi della metodologia cooperativa: capacità di ascolto, negoziazione e partecipazione.

Ne è venuto fuori un racconto, scritto sotto forma di diario-reportage da educatori e operatori, per dare voce alle esperienze vissute dagli adolescenti stessi sulla propria pelle, promotori, la scorsa settimana, di un flash-mob in piazza Palazzo di Città dallo slogan emblematico: "non siamo stati fermi".

Ne sono protagoniste Aicha, Salma, Meryem e Hajar, quattro amiche di Barriera di Milano, dove frequentano le scuole superiori. Il loro è stato un anno faticoso, tra la paura per la salute propria e dei famigliari, il difficile rapporto con la scuola a distanza e l'impossibilità di coltivare amicizie. 

Poi c'è Samuele, 16 anni, ragazzo molto creativo, con talento e passione per l’animazione, che in pandemia ha avuto modo di prendersi cura di altre persone, in particolare quelle anziane, più sole e fragili.

Mabel, invece, è sempre stata timida e introversa, e negli ultimi mesi si è letteralmente chiusa nel suo mondo, cominciando a non connettersi più alle lezioni scolastiche, a non rispondere alle amiche che la cercavano, fino a decidere di non uscire più di casa. Ha abbandonato la scuola e non vuole parlare con nessuno. 

Gioia e Anita hanno partecipato durante l'anno al gruppo che si è autodefinito “Cura del sé”, presso il centro aggregativo Asai a San Salvario. Sono un gruppo otto ragazze che, assieme a un’educatrice e ad alcune volontarie, discutono di temi legati alla femminilità e all’adolescenza, mentre svolgono attività per il benessere del proprio corpo. 

E poi ci sono Alice e Axell che trovano nella musica una possibilità di espressione, di crescita e realizzazione personale. Scrivono con sensibilità e interpretano i loro brani con grande abilità. Ma non solo. Grazie alle loro capacità organizzative e alla rete di contatti e amicizie che li circonda, riescono a raggiungere migliaia di persone attraverso YouTube, facendo numeri da “grandi” della canzone.

"In questo periodo - spiegano i referenti di Asai, autori di questo "diario di viaggio" - i ragazzi non sono mai stati fermi, ma hanno provato ad affrontare la situazione con responsabilità, creatività e senso di iniziativa, ciascuno secondo le proprie forze e i propri strumenti. Non aspirano a rappresentare nessuno, semplicemente desiderano portare la loro testimonianza, far sentire la loro voce, condividere i loro molteplici modi di osservare il mondo e di esserne parte".

"Le loro storie e i loro volti - concludono - ci invitano a guardare al mondo dell’adolescenza senza pregiudizi e ci chiedono di uscire dagli stereotipi con i quali sovente etichettiamo i gruppi sociali. I ragazzi si sono accorti di essere stati poco considerati nel dibattito pubblico di questi mesi, ma non sono rivendicativi né pensano minimamente a mettersi in contrapposizione con altre categorie fragili, come anziani o  lavoratori. Vogliono solo affermare il proprio peso nella società, sia quando si rendono presenti, sia quando non ce la fanno e li consideriamo assenti". 

Prossimamente le nuove pubblicazioni. 

Redazione

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