/ Attualità

Attualità | 09 luglio 2021, 09:00

Gli adolescenti pensano solo a loro stessi? I giovani di Asai smontano i pregiudizi

Voci ed esperienze tra volontariato, pandemia e futuro

Asai

Tanti ragazzi si sono avvicinati al volontariato per Asai durante la pandemia

Nuova puntata del resoconto dell'attività svolta dall'associazione interculturale Asai durante la pandemia. Al centro, come sempre, i giovani e la loro percezione dei mutamenti in atto nella società in cui vivono e nelle relazioni intepersonali. 

"Negli ultimi mesi - racconta Francesco Caligaris, educatore - ci siamo accorti che molti adolescenti si sono rimboccati le maniche: in tanti hanno cominciato a fare volontariato e chi già ne faceva ha raddoppiato energie ed entusiasmo. Ci siamo domandati come interpretare questo fenomeno. E poi lo abbiamo domandato direttamente a loro. Smentendo qualche pregiudizio".

Non hanno voglia di impegnarsi!

«Voglio essere utile» spiega con semplicità Alexandru. Nell’ultimo anno ha vissuto alcuni mesi in Romania e alcuni in Italia. A Timișoara si è formato come volontario della Croce Rossa e ha aiutato nei centri di somministrazione dei vaccini. Appena arrivato a Torino, si è proposto come animatore in ASAI, dove era stato da bambino. 

Beatrice si sta preparando per la maturità e non aveva mai fatto volontariato prima: consigliata da una vicina di casa si è resa disponibile per due attività: con l’associazione Camminare Insieme distribuisce pacchi di generi alimentari due volte al mese e con ASAI ogni settimana aiuta bambini delle elementari nello svolgimento dei compiti. «Sono molto contenta, perché mi mancava la motivazione per fare qualcosa di nuovo, mentre adesso so che ogni sabato devo – tra virgolette, perché non è un obbligo – venire in ASAI; ed è stancante, ma torno a casa contenta».

Sì, ricordiamocelo: donare il proprio tempo agli altri con attenzione e costanza richiede impegno. E i giovani sentono la fatica, ma non desistono, anzi. «Ogni sabato mattina vorrei dormire, ma poi sono proprio contento di uscire e non solo per fare un giro al parco, ma avendo uno scopo per qualche ora» sottolinea Martino.

Darsi un obiettivo è davvero cruciale. Ragazze e ragazzi si sono avvicinati al volontariato anche per reagire alla situazione e Ludmilla lo commenta così: «Fare volontariato con i bambini mi ha salvato. Uscire, spostarsi, avere un impegno fisso ogni settimana è stata una luce in fondo al tunnel: almeno faccio qualcosa e mi relaziono con altre persone. Tutto questo, lo ripeto, mi ha salvato».

Già, perché quanti si spendono nel volontariato non sono indenni dalle tante difficoltà di questo periodo: ci parlano dei momenti di isolamento, tristezza e monotonia, delle frustrazioni legate alla didattica a distanza, delle preoccupazioni per il futuro. Però riescono a stare dentro al presente, mettendocela tutta per tirar fuori qualcosa di buono.

Non si accorgono degli altri!

L’attenzione agli altri è un altro aspetto che torna spesso nei racconti dei giovani volontari. E subito sembra lontanissima la contrapposizione tra generazioni. «Non è vero che i giovani non pensano alle categorie deboli e vogliono fare soltanto baldoria, non si deve generalizzare» dice dispiaciuta Beatrice.

E le azioni degli adolescenti dimostrano la loro sensibilità nei confronti di anziani, bambini, di chi vive un periodo di fragilità fisica o economica. 

Molte ragazze hanno aiutato, per esempio, nella distribuzione di pacchi ai Bagni pubblici di via Agliè o presso la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.

Elena svolge vari servizi con il suo gruppo scout: gli anni scorsi portavano pasti ai senza dimora, mentre quest’anno si sono dedicati a caricare e scaricare camion per il Banco alimentare, a prestare servizi a domicilio e ad altre iniziative: «Andiamo dove c’è bisogno».

Samuele fa volontariato con quattro diverse organizzazioni: «Con la Comunità di Sant’Egidio portiamo il cibo ai senza tetto, al sabato mattina sono in ASAI con i bambini, alla domenica mattina ho le attività di “fa bene” facciamo sensibilizzazione nei mercati e raccogliamo cibo... e poi c’è il gruppo studentesco con cui portiamo la spesa a casa agli anziani». E rimaniamo a bocca aperta quando aggiunge che sta usando una app, Discord, per restare in contatto con tutte le persone conosciute: «Si tratta di una piattaforma usata da me e dai miei coetanei. Ho creato un server tra amici (di scuola e di sport), anziani a cui porto la spesa, gente delle associazioni, ho messo tutti insieme, circa una cinquantina di persone. E lì una volta ogni tanto ci troviamo: ascoltiamo musica, chiacchieriamo, ci guardiamo le partite di calcio insieme». 

Torna in molti ragazzi la preoccupazione per gli anziani e in particolare comprensibilmente per i propri nonni. Il legame tra generazioni si rivela fortissimo. Anche nei confronti dei fratelli minori o di altri bambini emerge un atteggiamento protettivo. Asmaa si occupa spesso dei neonati di altre famiglie della casa. Sabrina si impegna con determinazione come animatrice: «la scorsa estate è stato più difficile che l’anno prima per le regole da seguire, però è stato bello vedere i bambini relazionarsi tra di loro, è stato importante che potessero divertirsi nonostante le restrizioni».

Non pensano a quel che fanno!

Con tutto questo impegno, questi adolescenti riescono anche a trovare il tempo per pensare?

Sembra proprio di sì. Sono lucidi nell’analizzarsi: temono di cristallizzarsi nella crescita o addirittura di tornare indietro; si rendono conto di avere più ansia nella quotidianità e meno costanza in alcune passioni. Giulia nota che «stare da soli per tanto tempi ti fa concentrare molto più su te stesso, sia sui lati positivi sia su quelli negativi, e ci si sente un po’ più bloccati» e rivela che il volontariato la aiuta a mantenersi in movimento. Francesca valorizza quando «ti impegni e vedi altre persone» perché stacca il pensiero dalle ansie della scuola e così poi si è anche più produttivi. 

Inoltre molti di questi ragazzi partecipano a iniziative di riflessione e confronto, come Elena con il gruppo “Zollette rovesciate” del liceo Galileo Ferraris, che si occupa sia di volontariato sia di discussione di temi di attualità.

Infine mostrano grande profondità anche nel cercare senso nei percorsi stessi di volontariato. Sabrina spiega che le attività proposte con l’animazione sono significative quando «i bambini riescono a divertirsi e a staccare da quello che hanno nella loro vita». E Caterina racconta: «quando abbiamo iniziato a venire in ASAI pensavo che avremmo fatto un’attività più di tipo scolastico. Invece dopo i primi lunedì ho visto che era un laboratorio più artistico, in cui cercavamo di stimolare i bambini a fare cose diverse rispetto alla scuola, che secondo me è importante»; e prosegue: «uno degli aspetti più belli è proprio la comunità, il fatto di essere uniti, di conoscersi».

Beatrice commenta: «Io e altri miei amici ci siamo avvicinati al volontariato e questa è una cosa bellissima. Si creano anche nuovi rapporti: Samuele, che ha sedici anni, ha aiutato persone di ottanta, è straordinario». E proprio Samuele aggiunge: «Noi ci siamo e siamo proattivi, non è persa la speranza... c’è il futuro»!

Generico TorinOggi

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium