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Economia e lavoro | 09 novembre 2021, 11:33

Picchi invernali di freddo e di caldo in 10 giorni: ecco il clima pazzo che ha piegato l'agricoltura piemontese. "E mancano i giovani"

Zuccaro (Confagricoltura): "Siccità e scarse precipitazioni in 12 mesi, ma pioggia e grandine fuori norma quando ci sono state". Soffre soprattutto la frutta, così come la carne, a causa della concorrenza straniera. Male anche le api. Ottima la qualità dei vini

Picchi invernali di freddo e di caldo in 10 giorni: ecco il clima pazzo che ha piegato l'agricoltura piemontese. "E mancano i giovani"

San Martino, tempo di bilanci. Soprattutto per il mondo dell'agricoltura, che scopre di dover fare i conti con uno dei "nemici" più insidiosi e letali: il cambiamento climatico. Un tema che le battaglie di Greta Thunberg e i dibattiti della Cop26 a Glasgow rendono decisamente attuali.
"Non sono soltanto notizie che si leggono attraverso i media, ma una realtà nei fatti - dice Ettore Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemonte - Ci sono state diminuzioni e sofferenze, soprattutto per le coltivazioni della frutta, ma non solo". La sintesi arriva dalle cifre dell'Annata Agraria di Confagricoltura, che mette a fuoco diverse criticità legate agli ultimi 12 mesi in Piemonte.

 

Clima "impazzito": inverno sull'ottovolante in dieci giorni

L'inverno del 2020-2021 è stato più caldo della media degli ultimi inverni, per quasi 1,8 gradi. Anche se a gennaio si è manifestato un maltempo piuttosto forte, accompagnato dai giorni più freddi dell'inverso. Il 13 febbraio la temperatura media fu di -5,2° su tutto il Piemonte. Mentre il 24 febbraio si è avuto il giorno più caldo dell'inverno. "È l'indice della stranezza della stagione, se in dieci giorni si è passato dal giorno più freddo a quello più caldo", ammonisce Marco Boggetti, di Confagricoltura. Leggermente superiore alla media le precipitazioni, anche se concentrate quasi esclusivamente nel mese di gennaio, mentre febbraio è stato piuttosto secco (con un deficit del 40% nelle precipitazioni.
La primavera, invece, è stata più fredda della media: 7,9° con il 19 marzo come il giorno più freddo, mentre il 29 maggio è stato il più caldo. Ad aprile si sono registrate le gelate più forti, "causando fortissimi danni alle piante da frutto, interessate da una fioritura anticipata proprio per le temperature più miti di febbraio".
Per l'estate, la temperatura media è stata di 18,7° con il 13 luglio come giorno più piovoso e il 2 giugno come giorno più freddo, mentre il più caldo è stato Ferragosto. Il problema legato alle precipitazioni è stato registrato per la violenza e la forza, anche e soprattutto con le grandinate. Tanto che il fenomeno temporalesco più forte dell'anno si è registrato nel Vco, zona del lago Maggiore, con la caduta di 180 millimetri d'acqua. 
In autunno invece le precipitazioni si sono mantenute nella media, o leggermente sopra (circa 13 gradi), ma anche in questo caso la pioggia si è manifestata con fenomeni molto intensi, anche se molto localizzati. Tra Piemonte e Liguria, tra il 3 e il 5 ottobre, si sono registrati i massimi storici. Il giorno più caldo è stato il 13 settembre. "Il problema di fondo è legato alla scarsità d'acqua, tuttavia - conclude Boggetti -: soprattutto per quanto riguarda la zona sud del Piemonte, mentre a Nord ci sono stati fenomeni piuttosto normali. In provincia di Cuneo, ci si è ridotti a un terzo del normale delle precipitazioni".

La crisi spinge in alto i prezzi, grossi danni alla frutta

Gli effetti della crisi e delle difficoltà climatiche hanno conseguenze sul listino dei prezzi. Grano tenero, orzo, mais sono cresciuti di circa il 50-55%, "anche se i prezzi erano fermi da una decina di anni - sottolinea Zuccaro - e dunque hanno recuperato quanto non avevano fatto in passato. Però i costi si sono riversati sugli allevamenti e sulla zootecnia".
Ottima annata invece per la coltivazione della vigna: la produzione è stata ridotta (-10%), ma di una qualità eccellente. "Le bottiglie da tenere in cantina del 2021 meriteranno senza dubbio l'investimento", dice Zuccaro.
È la frutta che ha sofferto molto, limitando produzione e raccolta, in alcuni casi quasi azzerandola. Pere al -70% e pesche al -50% e -30% delle susine e kiwi, -35% delle albicocche e -20% ciliegie e -12% mele. Abbastanza bene le fragole e i piccoli frutti (ribes, lamponi e mirtilli), così come per le castagne, anche se la domanda è scarsa e i prezzi lo riflettono.

La zootecnia "assediata" dalla concorrenza straniera, le api non ronzano più

Sul fronte delle carni, c'è grande preoccupazione per la carne in arrivo dall'estero. "Tutto legittimo e legale, ma c'è forte pressione. Mentre il prezzo del latte continua a essere basso", dice ancora Zuccaro. "Con il ministro Patuanelli si sta discutendo di un possibile accordo sul prezzo del latte, ma non si è ancora arrivati a una definizione".Ma ha sofferto molto anche l'allevamento delle api. "Il maltempo primaverile ha ridotto fortemente la produzione. L'acacia è introvabile e altre varietà sono praticamente azzerate come produzione".

Continuano a calare le imprese. "Servono giovani, ma in Piemonte non ci sono"

Un dato piuttosto evidente, della sofferenza del settore, è legato però a una striscia storica che si trascina da molto prima dell'ultimo anno. Le imprese attive in tutta la regione sono infatti poco più di 40mila, di cui 8.878 a Torino e provincia. Domina sempre Cuneo, con oltre 16mila aziende. Seguono Alessandria (quasi 6000) e Asti (quasi 4800). "Il numero di imprese si è però costantemente ridotto, se pensiamo che nel 2005 erano 70.780 e solo sul 2020 se ne sono perse duemila". E se le aziende condotte da giovani crescono in tutta Italia, lo stesso non si può dire del Piemonte: "Serve un forte ricambio generazionale, se vogliamo vincere le sfide della competitività e internazionalizzazione. Servirebbero almeno mille imprese nuove ogni anno, condotte da giovani, per riequilibrare la situazione".

"Grande attenzione alla sostenibilità per i prossimi fondi europei"

"Grandinate, gelate, siccità e precipitazioni alluvionali hanno messo in difficoltà la nostra agricoltura e questo ci spinge a essere ancora più attenti per la futura gestione dei fonti europei, che saranno dedicati soprattutto alla sostenibilità ambientali", ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura, Marco Protopapa. E ha aggiunto: "Ma accanto alla tutela dell'ambiente, bisogna lavorare anche per la difesa dei nostri prodotti: prodotti tracciati, che abbiano un giusto valore riconosciuto e che siano inseriti all'interno di un'alimentazione bilanciata e di territorio".

"L'agricoltura sta vivendo una transizione epocale - conclude Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte - e dunque dobbiamo puntare a un'attività sostenibile non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale. L'innovazione deve essere la nostra mission e come agricoltura dobbiamo dialogare sempre di più con la Regione, per essere al passo con i tempi riducendo anche la burocrazia. Abbiamo un Psr che va al termine tra alti e bassi, ma nella prossima programmazione dobbiamo avere risposte in tempi rapidi. Le nostre aziende non possono più farne a meno".

Massimiliano Sciullo

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