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Attualità | 31 maggio 2022, 18:42

Studenti e Comitato mamme in piazza per la libertà di dissenso: "No alla criminalizzazione delle proteste dei giovani"

La reazione agli arresti dopo l'assalto alla sede di Confindustria: "Troppi studenti incensurati finiti in carcere: la libertà di dissenso non si silenzia"

foto d'archivio

Studenti e Comitato mamme in piazza per la libertà di dissenso: "No alla criminalizzazione delle proteste"

Si è svolta questo pomeriggio, al Centro Studi Sereno Regis di Torino, la conferenza stampa indetta dalle Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso, alla quale hanno partecipato anche i legali dei ragazzi indagati, l’avv. Valentina Colletta e l’avv. Claudio Novaro, e una delegazione di studenti che nei mesi passati avevano partecipato alle mobilitazioni contro l’Alternanza Scuola Lavoro

L’incontro, aperto dalle Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso, un comitato nato nel 2016 proprio in seguito ad un ondata di misure cautelari dalla Procura torinese, che hanno affermano: “In questa città c’è un’evidente strategia della repressione che passa da una piazza gestita con estrema violenza, all’attività della Procura e del Tribunale, che costruisce una narrazione tossica in cui si cerca chiuderli in contesti di pericolosità sociale che mirano a giustificare tutto l’operato istituzionale. Lo abbiamo visto – continuano le Mamme in Piazza – nelle scene raccapriccianti della manifestazione in difesa del centro Comala, prima, e degli studenti contro l’Alternanza Scuola Lavoro in piazza Arbarello poi. Sono numerosissimi i feriti, molti dei quali portano le conseguenze ancora adesso. Ora siamo in attesa delle risposte che le Ministre Cartabia e Lamorgese daranno alle interrogazioni parlamentari da parte di Nicola Fratoianni (SI) ed Emanuele Dessì (PC)”. 

Le misure applicate – proseguono gli avvocati Valentina Colletta e Claudio Novaro, che difendono gli studenti indagati – ci sembrano profondamente incongrue e sovradimensionate, soprattutto in contrasto con una serie di principi dettagliatamente indicati dal nostro codice di rito che prevede attualmente l’uso delle misure custiodiali come estrema risorsa cautelare purché adeguata alle esigenze del caso concreto. Nella nostra vicenda sembra evidente che ci si trovi di fronte a studenti di giovanissima età, tutti incensurati, gravati di misure per un fatto che se correttamente contestualizzato appare non particolarmente grave o sintomatico di pericolosità sociale”. 

Anche la Garante Comunale dei detenuti di Torino, Monica Gallo, che sottolinea “come riportato nella presentazione della relazione annuale il numero dei giovani detenuti presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino ha raggiunto una percentuale mai registrata, rappresentando il 14% dell'intera popolazione detenuta. È in corso un apposito studio di approfondimento da parte del nostro Ufficio in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza di Torino, al fine di far emergere come non risulti adeguata la carcerazione di giovani, in particolare incensurati. Altra misura, come il braccialetto elettronico introdotto nel sistema legislativo italiano nel 2001, ma purtroppo è ormai nota l'estrema difficoltà nel reperirli, la loro disponibilità è nettamente inferiore rispetto alla richiesta, tanto da richiedere lunghi tempi di attesa, costringendo così la persona, i ragazzi in questo caso specifico, a restare in carcere”.

A partire da febbraio 2022 gli studenti si sono riversati nelle piazze per manifestare in seguito alla morte di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, rispettivamente di 18 e 16 anni. Le mobilitazioni erano nate in risposta alla loro morte durante uno stage in Alternanza Scuola Lavoro. A Torino la prima manifestazione aveva visto “una repressione molto violenta da parte delle forze dell'ordine – commenta Cecilia, studentessa delle Liceo D’Azeglio di Torino – e la risposta del corteo del 18 febbraio, dove migliaia di studenti arrabbiati, viste le botte subite nelle settimane precedenti, hanno ribadito le loro rivendicazioni, sono scattate 11 misure cautelari nei confronti di giovani studenti”.  

Solo alcune settimane fa, un altro studente di 17 anni, seriamente ferito a Merano, sempre durante le ore di PCTO, che ora riversa in ospedale ustionato gravemente. “Non solo la notizia è passata in sordina – prosegue la studentessa – ma nessuna Istituzione è stata in grado di esporsi, nemmeno il Ministro dell'istruzione Bianchi si è sprecato a cercare un confronto con gli studenti, tantomeno una comprensione rispetto a ciò che ha infiammato le scuole nei mesi passati, ma anzi, ha liquidato decine di migliaia di studenti appoggiando la ricostruzione complottistica degli infiltrati".

"In una città che tratta i giovani come un problema di ordine pubblico, senza offrire alcuna possibilità o servizio – concludono le studenti – dobbiamo costruire la forza per fermare questo vortice di criminalizzazione e di esclusione perché crea precedente pericolosi, che vanno nella direzione di rafforzare un clima di paura, che non avrà nulla di buono da riservarci”. 

Continueremo a diffondere a gran voce – concludono le Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso – e in tutti i luoghi possibili, quello che succede ai nostri figli perché è evidente che le loro lotte creino uno scompiglio tale da generare paura nei palazzi istituzionali, ci chiediamo il perché abbiate tutto questo timore, forse le ragioni dei nostri figli toccano nervi scoperti?”.

comunicato stampa

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