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Attualità | 28 giugno 2022, 07:09

Non solo siccità, a Caselette duello Coldiretti-Agenzia per il Po sulle opere anti piena: "A rischio 100 ettari di colture"

Il progetto iniziale prevede una "cassa di laminazione" che farebbe sfogare le acque della Dora Riparia nella zona dove lavorano 55 aziende. La sigla di categoria propone tante piccole opere minori

fiume in piena

Una nuova opera a Caselette e Alpignano limiterebbe future piene della Dora Riparia

Polemica a Caselette e ad Alpignano tra Coldiretti Agenzia Interregionale per il fiume Po, sulla realizzazione di una cassa di laminazione lungo la Dora Riparia. Un tema piuttosto attuale, visto che si tratterebbe di un'opera idraulica in grado di contenere le acque in caso di piena (scenario che con la siccità di oggi pare davvero fantascientifico), ma che "costerebbe" anche circa 100 ettari di terreni agricoli fertili.

L'associazione di categoria di allevatori e coltivatori chiede di rivedere profondamente il progetto, pensando piuttosto a una serie di casse di laminazione più piccole e diffuse sul territorio. E lo ha ribadito ancora nei giorni scorsi, nel corso di una riunione indetta dal Comune di Caselette, alla presenza delle amministrazioni di Alpignano, Rosta e Rivoli.

Il piano di partenza

L’opera ipotizzata prevede una diga con paratoie tra la piana alluvionale di Caselette e la stretta di Alpignano. L’argine maestro avrebbe una base di 35 metri in terrapieno alto 4,5 metri. Sulla diga di 1870 metri è previsto anche un nuovo ponte viabile con la relativa strada che collegherebbe la viabilità sinistra e destra Dora a monte di Alpignano. "Un progetto, pensato 22 anni fa dopo l’ultima grande alluvione della valle di Susa e oggi rivisto per un valore complessivo di 63 milioni di euro, ma per il quale l’Aipo ha un finanziamento di soli 13 milioni e mezzo", dice Coldiretti in una nota ufficiale.

Il grande bacino sarebbe suddiviso in tre casse di laminazione che si riempirebbero in caso di tracimazione dall’alveo principale per allagarsi e fare defluire l’acqua lentamente, decantando così la forza dell’onda di piena. "Il bacino è pensato per smaltire una piena catastrofica, che per convenzione viene prevista ogni 200 anni, in base ai dati in possesso delle autorità idrauliche. Per questo, occupa circa 100 ettari dove oggi sono presenti campi coltivati da 55 aziende agricole", dice ancora la sigla di categoria. "L’agricoltura non sarebbe vietata all’interno dell’area della cassa di laminazione ma, in caso di piena, sarebbe del tutto impossibile per il riempimento di limo e sabbia, che, anche se rimossa dopo l’alluvione, comprometterebbe in modo irreparabile gli equilibri di fertilità dei campi".

Un prezzo troppo alto per tante aziende agricole e per il territorio

"Non siamo contro le opere che possono frenare le ondate di piena del fiume, piene che sono sempre più catastrofiche – sottolinea il neo presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Ma l’agricoltura della bassa valle di Susa non può rinunciare a un’area così estesa di campi fertili. Non possiamo tollerare che per salvare Torino dalle piene si pensi fare sparire campi preziosi per produrre cibo come se si trattasse di terreni che non hanno nessun valore economico e sociale. Inoltre, ci stupisce l’assenza del Comune di Torino che, in realtà, dovrebbe essere il soggetto istituzionale più interessato e che dovrebbe partecipare alle spese di indennizzo, di ordinaria manutenzione e di ripristino post alluvione. Per questo chiediamo un immediato coinvolgimento anche dell’Amministrazione del capoluogo. Insieme a tutti i soggetti coinvolti chiediamo anche che vengano individuate soluzioni alternative, meno impattanti sulle produzioni agricole".

La contro-proposta

Coldiretti Torino propone piccole casse di laminazione lungo l’asta della Dora diffuse vicino alle zone agricole, in grado di riempirsi e di trattenere l’acqua da prelevare per l’irrigazione nei momenti di siccità. "Il bacino proposto da Aipo renderebbe impossibile le coltivazioni e il pascolo – osserva il consigliere di Coldiretti Torino, il valsusino Sergio Barone –. Al posto di questo grande bacino così pesantemente impattante per l’agricoltura, proponiamo di dotare l’asta della Dora di piccoli bacini di accumulo di acqua da riempirsi in caso di piena. Bacini da realizzare in aree non agricole: laghetti in grado di trattenere l’acqua da utilizzare in caso di siccità. L’ondata di piena sarebbe smorzata e Torino sarebbe salva, ma, in più, avremmo piccoli invasi localizzati al servizio delle coltivazioni e dei pascoli e gradevoli dal punto di vista paesaggistico".

Massimiliano Sciullo

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