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Attualità | 05 agosto 2022, 14:34

Presi e poi lasciati: la triste storia dei cani e gatti "del lockdown". I canili sono già da tutto esaurito

In aumento gli abbandoni la pandemia. Ricceri (Rifugio Il Bau): "Non abbiamo più posto, non succedeva da due anni"

Foto dal profilo facebook "Rifugio il Bau"

Foto dal profilo facebook "Rifugio il Bau"

Una nuova estate "calda" per gli animali.  

Spesso acquistati o adottati per avere compagnia durante il lockdown, gli animali domestici diventano "un peso" che i padroni non sanno o non hanno voglia di gestire. Torino non è una città "di abbandoni" come siamo abituati a sentire nei telegiornali, ma anche qui i canili comunali esplodono come ogni estate. 

Certo, quando non si riesce più a gestire un cane o un gatto, la scelta sul da farsi non è così scontata. I canili cittadini, infatti possono accogliere solo gli animali abbandonati, quelli che ritrovati per strada o in luoghi pubblici, ma non quelli di proprietà. 

"Abbiamo un aumento di persone che non riescono a gestire gli animali, sia per problemi di salute, economici, di famiglia" fanno sapere dall'Ufficio Tutela Animali di Torino -. 

Comincia a essere un problema serio perché la normativa sui municipali è stringente. Accogliamo i cani sociali (cioè quelli di persone che hanno certificazioni come nessun parente, sotto cure palliative, ricoveri lunghi, ecc, ndr), quelli vaganti per il territorio e del canile rifugio, i quali finito il periodo di sorveglianza sono pronti per l’adozione".

Una normativa che come confermano dagli uffici "necessita di cambiamenti". Oggi infatti chi non può più tenere un animale deve per forza rivolgersi come privato ad altrettanti privati. "Ad esempio, strutture private o il veterinario oppure possono rivolgersi a parenti e amici, ma deve sempre essere uno scambio tra privati". 

"Negli ultimi anni, la sensibilità è mutata, ma poi non ci sono atti concreti a sostegno di questa. Basterebbero degli ambulatori con cure convenzionate - e aggiungono - la Città sta già facendo ragionamenti su questo: come collegarsi ai servizio sociali per intercettare le casistiche prima dell’ingresso in canile, cioè incentivare adozioni per benefit sul cane"

A confermare la stabilità del fenomeno abbandoni su Torino sono anche la associazioni animalistre.

"Non c'è una grande differenza dagli altri anni - spiega Lorenzo Croce di Aidaa -. Ma in Piemonte come in tutto il nord d'Italia stiamo assistendo a una rinuncia di proprietà soprattutto di cani molossi, ovvero di media/grande taglia". 

Oggi lo strumento più utilizzato per chi non sa a chi lasciare il proprio cane o gatto è quella di rivolgersi a realtà private, come il Rifugio "Il Bau" di Alpignano. "A noi fanno riferimento in tanti da tutta la provincia, perché alla fine non ci sono tanti che offrono questo servizio", spiega il presidente Fulvio Ricceri.

Con cinquanta posti a disposizione, oggi il rifugio è al completo. "Non succedeva da due anni ormai. Ci arrivano cani di diverse età, ma soprattutto, quelli che chiamiamo i cuccioli del lockdown, ovvero che hanno circa due/tre anni". 

"Abbiamo visto gradualmente aumentare il numero di persone che per problemi di gestione, o anche di mancanza di tempo, ci hanno lasciato il loro cane per trovargli una nuova casa. In tanti durante il lockdown infatti hanno preso un animale da compagnia, per non sentirsi soli, poi però con il rientro alla vita normale, si sono resi conto di non avere più voglia o appunto di non sapere come gestirlo". 

Adesso il rifugio aspetta di poter accogliere nuovi amici a quattro zampe. "Purtroppo, dopo questo aumento dell'ultimo periodo, non abbiamo più posto - conclude Ricceri -. Stiamo aspettando che almeno alcuni vengano adottati, ma si sa, questo non è il periodo adatto ovviamente". 

 

Chiara Gallo

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