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Cultura e spettacoli | 19 maggio 2023, 15:18

Ascolto, conoscenza, consapevolezza, responsabilità e scelta: le parole di don Ciotti al Salone del Libro di Torino

Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha dialogato con Pif sul suo nuovo libro "C'è bisogno di te: per costruire un mondo più bello e più giusto"

Ascolto, conoscenza, consapevolezza, responsabilità e scelta: le parole di don Ciotti al Salone del Libro di Torino

Come creare un mondo migliore è un tema trattato e dibattuto da sempre, a tutte le latitudini e in tutte le epoche. A proposito, una delle personalità che sa meglio indicare le strade percorribili è sicuramente don Ciotti: il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ne ha parlato con Pif al Salone Internazionale del Libro di Torino, presentando il suo ultimo libro “C'è bisogno di te: per costruire un mondo più bello e più giusto”. 

Le parole di don Ciotti

Essendo in tema di libri, e quindi di parole, non potevano mancare proprio quelle di don Ciotti. La sua ricetta per un mondo migliore passa proprio da alcune parole molto significative: “Dobbiamo ascoltare - ha dichiarato – e conoscere. Successivamente, quando abbiamo acquisito consapevolezza dei problemi, dobbiamo decidere da che parte stare perché siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità. Questo percorso, però, inizia dalla voglia di conoscere”.

Il don Ciotti pensiero passa anche da un altro punto fermo: “Lungo il mio cammino – ha continuato – ho vissuto momenti di sofferenza e di fatica: avere dei dubbi è molto più sano di avere solo certezze, bisogna diffidare di chi ha solo certezze e vi dice che tutto sta andando sempre bene. Avendo incontrato tantissima sofferenza e fragilità, mi sono sempre posto altrettanti interrogativi”.

Il diritto al proprio nome

In una vita passata al servizio della comunità, non poteva mancare un pensiero agli “ultimi”, con un aneddoto legato a una delle sue grandi battaglie: la lotta alla mafia: “Quando si vive una situazione difficile – ha concluso – c'è il rischio di essere etichettati, giudicati ed emarginati. Io penso, al contrario, che ogni persona abbia il diritto a essere chiamato per nome e non prostituta, drogato o barbonericordo ancora, a una cerimonia per il primo anniversario della strage di Capaci a Palermo, lo strazio di una madre che pretendeva che suo figlio non venisse chiamato come membro della scorta ma con il proprio nome, Antonio Montinaro”.

Marco Berton

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