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Sanità | 27 maggio 2023, 09:00

Carico stressogeno

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

Carico stressogeno

Stress: una parola che racchiude tutto il nostro “mal di vivere”. Pensateci! Lui conserva scrupolosamente tutte le nostre insicurezze, fobie e paure. Lui, protagonista assoluto delle nostre giornate vissute a un ritmo frenetico, diventa, ai nostri occhi, l’unico responsabile dei nostri insuccessi. Ne diventiamo succubi e, quindi, incapaci di reagire alle difficoltà della vita.

La maggior parte delle persone soffre di uno stress di tipo cronico, ben lontano da quella condizione fisiologica di adattamento, stimolata dal sistema neuroendocrino, finalizzata al superamento della situazione stressante.

Lo stress cronico ci toglie la capacità di comprendere cosa è meglio per noi e ci logora. Sto parlando di un logorio psicologico che poi si ripercuote anche su tutto il piano fisico e organico. Ogni giorno dobbiamo fare i conti con scadenze di progetti, doveri legati alla famiglia e alla società, mutui, bollette, prestiti e ritmi lavorativi pressanti, senza contare la grande quantità di veleni e di tutti gli xenobiotici contenuti nell'alimentazione; l'abuso di farmaci; l'inquinamento ambientale.

La lista è veramente molto lunga. La normale risposta allo stress che permette il superamento della situazione stressogena si innesca tramite meccanismi neurologici, biochimici e ormonali. È una risposta immediata che si esaurisce in un periodo di tempo relativamente breve, ossia quando l’evento stressogeno è stato superato.

Se questo meccanismo funziona correttamente, alla fine, tutto viene ripristinato: la pressione del sangue, la temperatura, il battito cardiaco, la quantità di ormoni in circolazione. Ma se questo non avviene, l'organismo si trova incastrato tra una normale risposta allo stress e l'incapacità di spegnerla, con un conseguente aumento cronico degli ormoni dello stress. Molte persone sono “vittime” dello stress cronico che non ha niente a che vedere con la minaccia per la vita, motivo per cui è nato tutto questo sistema di difesa. Lo stress non fisiologico, nel tentativo di gestire e di spegnere questa infiammazione continua di basso grado, determina uno stato infiammatorio cronico che causa un aumento dei livelli di cortisolo.


Nell'articolo precedente vi ho parlato di quanto questa condizione sia pericolosa per la nostra salute. Ho la sensazione che la maggior parte delle persone sottovalutino questo aspetto: rimuginare, vivere in un costante stato di allerta e alimentare le proprie paure e fobie aumenta il rischio di sviluppare malattie metaboliche, cardiovascolari e neurodegenerative.

Lo stress cronico, collegato a uno stato infiammatorio che l’organismo non riesce a spegnere, è un cofattore di alterazione del sistema immunitario che viene disregolato, iper-attivato o depresso. Ma non solo! Ha anche importanti implicazioni sul sistema nervoso centrale e sul sistema endocrino. Oramai è confermato che l'attivazione dell'asse dello stress (HPA) altera l'equilibrio degli ormoni tiroidei e di quelli sessuali e favorisce l'instaurarsi di una resistenza insulinica. Tutto questo modifica il nostro metabolismo e con esso anche l'umore e le funzioni cognitive. Eppure, nonostante queste cose siano ormai di conoscenza comune la maggior parte delle persone non si prende cura della propria sfera psico-emotiva. Molti, incapaci di gestirla, ne sono sopraffatti.

Questo li porta a trovare gratificazione altrove, abusando di cibo, droghe, farmaci, sesso, e ogni forma di effimera soddisfazione che non lascia che vuoti ancora più profondi e disturbi che, nel tempo, si trasformano in patologie vere e proprie. E sì, perché lo stress vissuto a livello psicologico non si limita ad alterare solo il nostro umore, ma anche il nostro fisico perché ogni emozione, mal gestita, comporta un'alterazione biochimica. Sto parlando di “somatizzazione dello stress” che può avvenire a vari livelli dell'organismo, determinando stati infiammatori a carico di organi e sistemi, predisponendo a evoluzioni fisiopatologiche che possono condurre anche a gravi diagnosi.

L'emozione mal gestita, la reiterazione di un comportamento sbagliato, l'ostinazione a non voler ammettere i propri errori, la paura a guardare le proprie debolezze, tutto si traduce sempre in qualcosa di fisico che va ad alterare la risposta fisiologica del nostro organismo.

Avviene una sorta di “disequilibrio molecolare”: la cellula interpreta male le informazioni che le giungono e risponde attivando un'espressione genica diversa da quella che dovrebbe essere espressa in uno stato di equilibrio. Si attiva quindi una sorta di adattamento allo stato alterato che poi si manifesta attraverso la patologia. Ma attenzione! E’ fondamentale capire questo concetto: ciò che ci fa ammalare non è lo stress, ma è la nostra reazione ad esso.

Una identica condizione stressogena può avere impatti molto diversi in due persone distinte, a seconda di come viene vissuta, percepita e affrontata. Vale a dire: ciò che per me costituisce un problema invalicabile o una disgrazia, per un'altra persona, potrebbe semplicemente rappresentare un “intoppo” da superare senza grandi difficoltà. Pensate a quanti hanno paura di volare, a chi va in agitazione solo perché deve cambiare strada a causa di un lavoro in corso, a chi si arrabbia in fila al semaforo o chi di fronte a una commissione esaminatrice si blocca e va in ansia. La verità è che creiamo una sorta di blocchi che non ci permettono di valutare la difficoltà per quella che è nella realtà e ingigantiamo la cosa.

Alla base di tutto c’è la nostra incapacità di adattamento che è alla base dell’evoluzione della specie. L’adattamento è una condizione che permette al nostro corpo di raggiungere e mantenere l’omeostasi che è un insieme di meccanismi di auto-correzione e recupero, messi in atto dall'organismo per ripristinare gli equilibri interni persi.

Ogni giorno il nostro corpo è messo alla prova da una miriade di agenti stressogeni di varia natura, continuamente attivi, che si ostinano a ripresentarsi senza sosta e lui, instancabilmente, reagisce e si sforza a ritrovare l'equilibrio (omeostasi). Come? Quando l'organismo incontra una situazione stressogena, il sistema nervoso invia un segnale al cervello che ha come risultato una risposta dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) che è il coordinatore centrale dei sistemi di risposta neuroendocrina allo stress.

In parole semplici è la reazione di “attacco o di fuga” che comporta un rilascio nel sangue di ormoni dello stress come il cortisolo e l'adrenalina, due ormoni importantissimi coinvolti nella reazione a una minaccia o a un pericolo percepito.

Questa viene definita la “fase di allarme” e si esaurisce con la risoluzione della situazione stressogena, a cui segue un corretto ripristino di tutte le naturali funzioni corporee. Se invece la situazione di stress non viene arginata e risolta, segue una “fase di resistenza”: il corpo continua a mobilizzare le sue risorse specifiche in risposta allo stress nella ricerca dell'adattamento. Dal di fuori tutto sembra che sia rientrato nella normalità, ma in realtà il nostro perdurare di stato di allerta e di preoccupazione farà sì che la glicemia si alzi e che il cortisolo e l’adrenalina continuino a rimanere in circolo nel sangue, causando notevoli alterazioni a tutto il sistema corporeo.

Il problema è che la maggior parte delle persone vive una terza condizione chiamata “fase di esaurimento”, innescata dal fatto che lo stress permane a lungo, portando il corpo a esaurire completamente le risorse. Il meccanismo adattativo collassa e il sistema diventa vulnerabile con un aumento del rischio di sviluppare patologie anche gravi sia a livello fisico che psicologico.

Capite quanto è importante “adattarsi”? Per molte persone il termine “adattamento” significa subire una situazione, accettandola come una sorta di disgrazia o sfortuna, in realtà l'adattamento non è altro che la ricerca di un equilibrio perso. L'ambiente cambia, le situazioni si modificano e noi dobbiamo essere pronti a stare dietro ai cambiamenti senza paura. Se ci pensate le esperienze di vita sono imprevedibili, tutto può cambiare da un momento all’altro ed è impossibile prevedere cosa ci riserverà il futuro.  Allora forse la cosa importante è concentrarsi sul presente e imparare ad affrontare ogni cosa con il giusto spirito e le giuste forze. Ogni reazione deve essere proporzionata alla causa.

Del resto, il nostro organismo, prima di sferrare l'attacco contro un agente patogeno di qualsiasi natura, valuta e solo dopo aver studiato il “nemico” decide con quante armate dovrà affrontarlo, perché è inutile sprecare forze e risorse, quando semplicemente potrebbe bastare una “sentinella” per far rientrare tutto nella normalità.

L’insieme degli “stressor” a cui siamo sottoposti ogni giorno viene definito “carico allostatico”. Il concetto di allostasi è dinamico e adattativo. Si tratta di un sistema che risponde allo stimolo stressogeno con l'obiettivo di ripristinare l'equilibrio. E’ un processo adattativo che consente di mantenere “la stabilità attraverso il cambiamento”. Vale a dire: in risposta allo stress, cambio, mi adatto e recupero l’equilibrio. Questo avviene in natura.

La flora e la fauna ogni giorno ci danno prova di quanto questi meccanismi sono alla base della loro sopravvivenza ed evoluzione.

A proposito di natura, nel prossimo articolo vi parlerò proprio delle sostanze naturali “adattogene” e di quanto siano in grado di sostenere il nostro organismo in condizioni di stress, indipendentemente dalla sua origine.

Redazione

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