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Attualità | 31 maggio 2023, 18:10

Tra pane e pizza del carcere di Torino, il messaggio di Paolo ai giovani: "Imparate un mestiere” [FOTO e VIDEO]

64 anni, di cui gli ultimi dieci passati dietro le sbarre: “Quando uscirò andrò in pensione, ma lavorando qui ho imparato davvero tanto. Voglio lanciare un messaggio ai ragazzi di oggi”

forno del carcere

Tra pane e pizza del carcere di Torino, il messaggio di Paolo ai giovani: "Imparate un mestiere”

Pane e focacce, pizze alla cipolla, prosciutto e funghi o con le verdure per i vegetariani. E’ un continuo sfornare prodotti panificati quello che avviene ogni giorno nel forno del carcere di Torino.

Un luogo dove le pagnotte e le pizze, hanno un profumo speciale. Quello del riscatto sociale. Lo sa bene Paolo, 64 anni, detenuto da 10, che da 12 mesi circa lavora nel forno allestito all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno. Una storia come quelle che abbiamo già raccontato per la lavanderia e per la riparazione dei modem.

"Lavorare significa imparare un mestiere"

La sua giornata di lavoro dura 8-9 ore, non poche per chi è avanti con l’età. “E’ stancante, ma lavorare qui significa imparare un mestiere: a livello psicologico mi aiuta tanto, rifletto su quello che ho fatto fuori, sui miei sbagli”.

La fine della pena di Paolo è prevista per il 2026, ma tra buona condotta e altri premi, la detenzione potrebbe finire già tra due anni e mezzo. Una volta uscito sarà in pensione, ma comunque dopo l’esperienza del lavoro in carcere il detenuto sente il dovere di mandare un messaggio agli altri giovani: “A loro dico di imparare un mestiere da poter far fuori, per aiutare la famiglia e smetterla di delinquere. Se hai un mestiere non lo fai, al di là del fatto che sia duro. I sacrifici sono ricompensati”. Una lezione di vita.

"Dare una mano a chi si impegna"

Il forno, che distribuisce pane ai detenuti non solo delle “Vallette”, ma anche del carcere di Asti e di quello di Cuneo, oltre che a scuole elementari e asili con servizio mensa, è gestito da Zero Grafica: “Loro si impegnano, noi gli tendiamo la mano: se un domani possono uscire da qui e intraprende un percorso diverso da quello che avevamo prima di entrare è una soddisfazione enorme” spiega Domenico Marino, dipendente.

Il responsabile di Zero Grafica è invece Gualtiero Leoni: “Il lavoro è importante per chi è in carcere, dà ai detenuti un senso, una dignità: si sentono partecipi della società esterna. Si preparano all’uscita”.

“Noi da loro impariamo molto, è lodevole lo sforzo che mettono in campo per ricollocarsi con la società”, conclude Leoni.

fine terza puntata (continua)

Andrea Parisotto

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