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Attualità | 27 settembre 2023, 18:55

Torino conferisce il sigillo civico ad Annibale Crosignani

Alla cerimonia erano presenti la vicesindaca Michela Favaro e la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo

palazzo civico

Torino conferisce il sigillo civico ad Annibale Crosignani

Si è svolta questo pomeriggio, nella Sala Rossa di Palazzo Civico, la cerimonia per il conferimento del Sigillo civico della Città ad Annibale Crosignani. Erano presenti la vicesindaca Michela Favaro e la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.

Crosignani, laureato in Medicina, consegue la specialità in neuropsichiatria nel 1961 e dal suo arrivo all’Ospedale psichiatrico femminile di via Giulio, nel 1968, si impegna per migliorare le condizioni di vita delle ricoverate assumendo un ruolo fondamentale nel processo che porta alla chiusura della struttura nel 1973. Impegnato nella lotta contro i manicomi, fonda la prima comunità terapeutica a Torino e apre il primo ambulatorio psichiatrico territoriale a Collegno. Dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia realizza e dirige il Servizio psichiatrico di Diagnosi e cura a Rivoli. 

Nel 1988 contribuisce a redigere il testo della Legge regionale sull'organizzazione dipartimentale dei servizi e presidi psichiatrici territoriali. Nel 1993 apre in città la prima comunità residenziale pubblica per malati psichiatrici “la Nuvola bianca”. Ritiratosi dalla professione, ha svolto il ruolo di perito psichiatrico.

Nel ricevere il Sigillo civico, Crosignani ha voluto precisare come nell’affrontare la sua straordinaria opera, sia stato motivato e spinto da solidità morale e forte senso civico acquisiti dalla famiglia di origine e dalla formazione ricevuta nei suoi diversi livelli di studente e sia stato supportato, nelle sue battaglie per la dignità dei malati psichici, dalle varie forze politiche e sociali che, in quegli anni, si sono rese protagoniste della lotta per il rinnovamento.

Poco prima, nel suo saluto introduttivo, Maria Grazia Grippo aveva sottolineato come Annibale Crosignani, nell’esercizio della sua professione di medico psichiatra, non abbia solamente dato un senso compiuto all’etica deontologica del giuramento che ha prestato, ma abbia alzato con le proprie forze, talvolta in assoluta solitudine, l’asticella della dignità che è dovuta verso le persone nel momento della malattia e più in generale della fragilità.

Nel suo intervento, Michela Favaro ha invece ricordato come Crosignani sia stato un medico che ha fatto della comprensione, della condivisione e della cura il tratto distintivo del suo operato nel corso degli anni, con la capacità di stare accanto a tutti coloro che si sono trovati ad essere emarginati, rinchiusi, dimenticati dalla società, con un approccio alla disciplina che sceglieva di tendere la mano e di umanizzare le vite delle malate e dei malati.

Alla cerimonia ha partecipato anche il professore emerito Massimo Salvadori, che ha concluso la serie degli interventi ricordando la lunga amicizia che, dai tempi dell’università, lo lega a Crosignani. Al termine del suo discorso in Sala Rossa, lo ha salutato così: “hai operato a sostegno e difesa dei deboli, con spirito di umana solidarietà. Puoi ben dire, a questo punto, come dicevano gli antichi, dixi et servavi animam meam”.

comunicato stampa

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