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I corsivi di Virginia | 25 gennaio 2024, 10:15

Il rock della terra

Partire per il viaggio attraverso le note e il territorio.

Il rock della terra

Ho sempre amato la musica come indispensabile colonna sonora del mio trascorrere del tempo.

Nel percorso di vita come ascoltatore l’ho declinata in varie sonorità passando dalla Classica al Pop, amando il Rock, soffermandomi sulle innovazioni della musica sintetizzata e sviluppando una grande attenzione verso la musica indipendente o semplicemente Indie, che include un’ampia sezione di artisti rappresentativi della musica alternativa o di una cultura underground che ha avuto un proprio boom a partire dal nuovo millennio.

La musica aleggia nell’aria, descrive con le sue note poesia, ti sostiene nei momenti difficili e ti porta con la sua intimità le sue corde a trovare le chiavi di lettura del tuo essere.

Mi è capitato di condividere nel mio percorso lavorativo, spazio e tempo con moltissimi artisti, di organizzare concerti di musica classica, fino a pensare in grande, realizzando con un team, festival di musica EDM, ancora sconosciuta in Italia, come il Reload Music Festival che ha tracciato una linea precisa di evoluzione sia per la musica EDM e sia per la coniugazione, per la prima volta in assoluto, con messaggi sociali (inclusività, sostenibilità…) e innovative start up all’interno del festival e in interazione con lo stesso.
 

Per una serie di casualità lavorative ho conosciuto recentemente Giovanni Risso, ma soprattutto ho scoperto dietro di lui un mondo musicale per me ancora misterioso, dove la musica si interfaccia con il racconto delle proprie origini, del suo territorio cuneese e si fa poesia, ma anche essenza.
 

Giovanni mi ha colpito subito per la sua empatia, per i suoi modi concisi e per la sua estrema semplicità. In poche parole istintive siamo passati dal lavoro a confrontarci sulle nostre esperienze musicali e amici del settore in comune. Mi sono trovata con grande curiosità immersa in una realtà musicale di ricerca e di minimalismo a me sconosciuta e a volerla indagare per carpirne il significato e la filosofia.
 

Ecco che da questo incontro lavorativo nasce invece la scoperta degli Airportman, band composta da Giovanni Risso, compositore e chitarrista (acustica e basso) e Marco Lamberti musicista poliedrico.

Risso e Lamberti amano il loro territorio della provincia Granda e cercano di riappropriarsi di una musica autentica, della musica dei luoghi e dei popoli, senza filtri né intermediari.

La definiamo musica popolare o musica Humana?

Direi Humana certo, perché attraverso le note, loro traducono in canto il nostro vissuto con un approccio sperimentale della musica di tradizione, senza alcun timore di rischiare e incredibilmente restando coerenti con la loro linea di produzione.
 

Mi pongo come una semplice fan e penso che commentare la loro musica, o meglio le sensazioni che le note mi comunicano, possa essere difficile, ma volendo anche molto semplice.

Mi sono messa a indagare sugli Airportman sul web, con la grande sorpresa di trovarci tantissima storiografia a partire dal loro percorso filosofico raggiunto attraverso la produzione e pubblicazione di numerosissimi album, a cercare informazioni dirette da amici in comune del settore musicale, non solo della provincia Granda.

Ho passato tempo a leggere tra le righe dei significati dei loro album e delle varie interviste da loro rilasciate a diversi giornali settoriali e nazionali. Alla fine quello che voglio scrivere non è un commento musicale, ma un’opinione di ciò che ho capito e sentito di questo mondo musicale di nicchia, ma di grande intimità, a me rivelatosi attraverso l’incontro con Giovanni.

Quello che accade sempre è che ogni album rappresenta la nascita di qualcosa di nuovo, la sperimentazione di qualcosa di diverso, che restituisca qualche nuova sensazione e qualche nuovo sentimento e in ogni album del loro percorso si coinvolgono collaboratori o anime artistiche che, attraverso il sonoro, rappresentano l’unione del tutto.

Mi ha raccontato Giovanni Risso che gli Airportman sono una band post-rock (o forse solo rock) nata a Centallo (CN) nel 2003, dall’idea di dare vita a un progetto musicale insieme a Marco Lamberti.

Gli Airportman da decenni lavorano attorno al concetto di autenticità.

In un articolo del 14 gennaio 2019 apparso sul portale The New Noise, il commentatore musicale Egidio Marullo scrive che “disco dopo disco”, le ricerche di sonorità della band disegnano un affresco fatto di suoni rarefatti, allungati, in pieno stile Indie-Folk, apparentemente volatili, eterei, ma che ad ascoltare bene si rivelano fissi e duraturi.

Nel gennaio 2023 ecco nascere il loro ultimo album “Il raccolto”, il diciottesimo lavoro di una lunga produzione, dalle sonorità post rock, che rappresenta una riflessione sul tempo che passa e viaggia tra passato, presente e futuro, sul filo dei ricordi e incontri voluti dal caso, poi diventate amicizie come mi dicono Giovanni e Marco,quella con Stefano Giaccone, nata in una “fredda cantina di Canelli”.

“Il filo conduttore, continua a raccontarmi Giovanni Risso, del tempo che passa è il viaggio e il legame che resiste al tempo. Il “raccolto” è musica non facile, racchiude in un flusso pressoché ininterrotto, tutta la complessità delle nostre esistenze, le nostre delusioni, le conquiste, i figli, le aspettative, la semplicità di un campo di kiwi ed il suo mare limpido, angoli di mondo assolati e senza vento. Il sax di Stefano Giaccone ha scritto il percorso, e la musica, come sempre, ha unito strade diverse in qualcosa di unico, come sa fare ogni volta.”

La musica non va spiegata e ha poca importanza per chi ascolta sapere di quale argomento tratta un album strumentale. Certo è che gli Airportman hanno tracciato una strada di idea di musica completamente innovativa, fatta di ricerca, sperimentazione, coraggio e assoluto disinteresse per i meccanismi di mercato, mantenendo alta la qualità, i principi e il credo personale.

Concludo nel migliore dei modi, con la illuminante risposta data da Giovanni Risso ad un giornalista su cosa significasse per gli Airportman essere definita una band post rock:

“Non so cosa voglia dire post rock, noi siamo una band rock a nostro modo di vedere. Non pensiamo di avere nulla di post. Capisco che dire, continua Giovanni, che gli Airportman siano una band post rock, renda più facile individuare il nostro suono. Quello che mi piace però, che sia detto di noi, è che siamo una band di ricerca.”

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Virginia Sanchesi

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