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Cronaca | 11 febbraio 2024, 10:56

Violenze nel carcere di Reggio Emilia, la posizione dell'Osapp: "Giusto indignarsi, ma anche quando sono gli agenti, gli abusati"

Sempre di più, negli ultimi mesi, le denunce di casi di aggressioni ai poliziotti al carcere delle Vallette. Beneduci: "MIgliaia di aggressioni, lesioni e insulti: non si è mai sicuri di tornare a casa incolumi"

carcere

Il sindacato dell'Osapp condanna i fatti di Reggio Emilia, ma chiede uguale sensibilità verso gli agenti malmenati

Stranno creando un enorme dibattito le immagini delle violenze subite da un detenuto all'interno del carcere di Reggio Emilia: incappucciato, picchiato e spogliato da parte di dieci poliziotti penitenziari. Un'ondata di indignazione che monta giorno dopo giorno.

"Una scena da Far west: giusto indignarsi"

E che trova un commento che sicuramente farà discutere anche da parte del sindacato della polizia penitenziaria. Leo Beneduci, segretario generale Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) esprime la sua ferma condanna sui fatti, definendoli "una spedizione punitiva alla Far West, manca solo lo sceriffo che stacchi la “corda” dal ramo e riporti la calma e l’ordine". E aggiunge: "Le telecamere parlerebbero chiaro: giusto indignarsi, giuste persino, forse, le campagne di stampa su giornali e televisione, come accadde per il carcere di Santa Maria Capua Vetere nel 2020 con decine e decine di poliziotti sospesi dal servizio o trasferiti e che ancora lo sono, per un processo che langue dopo le prime assoluzioni in abbreviata e che si immagina trascorrano ancora anni con annesse prescrizioni. Perché la violenza dei più forti contro i più deboli ed indifesi è sempre fonte di riprovazione e di rabbia".

"Sono davvero i poliziotti ad avere il potere nelle carceri?"

Ma qui viene fatto un distinguo, da Beneduci: "Sono davvero i poliziotti penitenziari i più forti nelle attuali carceri italiane? Da tempo non lo crediamo né lo vediamo più né troviamo in carcere quello Stato che pure la Polizia penitenziaria rappresenta e, nel rispetto delle leggi, tutela. Le migliaia di aggressioni, le lesioni, gli insulti?". E aggiunge: "Chi lavora nei reparti detentivi degli istituti penitenziari (di regola in perfetta solitudine anche con 50/100 detenuti da guardare) non è mai sicuro di tornare a casa incolume dopo il servizio e guai a sbagliare anche di poco". "E’ in questo modo, con il personale in queste condizioni che lo Stato vuole fare prevenzione, sicurezza e persino rieducazione nelle carceri?". La conclusione? "Giusto indignarsi ma dovrebbe accadere sempre, anche quando in carcere gli “abusati” sono i poliziotti".

redazione

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