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Attualità | 12 febbraio 2024, 16:14

UniTo, scandalo molestie. Il rettore: "Fatti gravissimi, pronti ad agire. Ma solo 10 segnalazioni in un anno: dovete denunciare"

Geuna sottolinea il rischio di sottostimare il fenomeno: "Dobbiamo formare i docenti a stare più in ascolto, mentre i ragazzi devono sapere che ci sono sportelli e servizi ad hoc". Il 20 novembre tavolo nazionale a Torino su violenza di genere

Rettore Geuna e vicerettrice Carluccio

Il rettore di UniTo, Stefano Geuna, è intervenuto sui fatti recenti accaduti in Università

"Gli atenei sono luoghi in cui le famiglie possono mandare i loro ragazzi serenamente. L'impegno c'è, per fare sì che questi fatti non avvengano. Quelli che sono capitati sono casi isolati, ma non per questo noi non prestiamo la massima attenzione per evitare che si ripetano. Non sottovalutiamo assolutamente il problema". Sono giorni di grande tensione, all'interno dell'Università, a seguito dei casi di molestie denunciate da alcune studentesse all'interno dell'ateneo di via Verdi. Un filosofo, da una parte, un docente di medicina legale, dall'altro. E una polemica che si alza quasi a travolgere UniTo.

"Fatti gravissimi, serve più attenzione e sensibilità per prevenire"

Ecco perché il rettore, Stefano Geuna ha volto prendere la parola, mettendoci la faccia: "Il momento ci vede al centro delle sollecitazioni su un tema importantissimo, per l'Università - ha detto, incontrandoi giornalisti, con la vicerettrice Giulia Carluccio al suo fianco -. E' il momento di agire e non prendiamo nulla sotto gamba, al di là di fatti di cronaca che sono gravi, gravissimi. In attesa degli esiti delle inchieste, si segnala un momento in cui si deve avere molta più sensibilità e attenzione per prevenire laddove si potessero verificare nuovi fatti e punire chi se ne rende artefice".

Abbiamo cento segnalazioni all'anno, dieci a sfondo sessuale

Il rettore parla a poche ore non solo dallo scandalo esploso in Università, ma anche dallo sciopero di protesta che gli studenti hanno organizzato per la mattina di lunedì, chiedendo passi concreti e gesti forti. I racconti dei giovani aprirebbero a scenari ben più ampi rispetto ai due casi emersi di recente. "I dati che noi abbiamo parlano di un centinaio di segnalazioni ogni anno, di cui un 10% a sfondo sessuale - dice Geuna -. Ma so che anche la non denuncia è un problema e una delle azioni che faremo è far capire dove si può denunciare e che, denunciando, ci sono tutte le tutele del caso. Faremo un'azione importante per sensibilizzare studentesse e studenti su come agire in questi casi". "Noi denunce da parte delle dottorande che ora hanno raccontato non le abbiamo mai ricevute", fa presente la professoressa Carluccio. E Geuna insiste: "Senza dubbio il nostro è un dato sottostimato. Ma il momento è opportuno per sollevare il velo da qualcosa che, se non vediamo, è difficile contrastare".

E su chi teme di non sentirsi preso sul serio, "non sono a conoscenza di casi in cui non ci sia stata da parte dei colleghi la massima cura ai vari sportelli di ascolto e di segnalazione. Forse i ragazzi non sapevano come denunciare o di averlo comunicato a qualcuno in un frangente sbagliato. Magari in maniera frettolosa, in maniera poco chiara, alla fine di una lezione".

Sensibilizzazione e trasparenza

"Convocherò tutti i direttori di dipartimento e i presidenti dei corsi di studio, che sono un po' le nostre antenne, perché ci sia ancora maggiore attenzione verso i segnali più sfumati e meno evidenti, perché nulla deve essere sottostimato. Daremo loro una formazione specifica per avere gli strumenti", aggiunge Geuna. "Gli strumenti e gli sportelli li abbiamo - prosegue -, ma ci sono molti più rumors da intercettare, per avere contezza del fenomeno. Siamo una comunità molto grande, che cambia molto velocemente: tutti devono sapere come comportarsi".

Ma le segnalazioni riguardano anche la trasparenza degli iter disciplinari: "Le norme ci sottolineano che gli iter disciplinari non sono pubblici e sarebbe una violazione renderli pubblici. Non è mancanza di volontà, ma rispetto di norme molto precise. Il Collegio disciplinare è un organo indipendente creato dalla riforma del 2010 e non entro nelle loro decisioni, ma lavora su casi vari, anche se in tempi recenti non ci sono stati altri casi simili. La segnalazione è di agosto e in meno di sei mesi sono state fatte istruttorie, sentiti testimoni e non intendo commentare la sospensione come sanzione, che deriva da una norma del 1933". Geuna però non se ne lava le mani: "Spingerò per un ammodernamento e una revisione del codice".

Un tavolo nazionale su questi temi nel Giorno dell'Università

"Il 20 marzo, giornata dell'Università italiana, organizzeremo a Torino un tavolo nazionale su questi temi - ha aggiungo il rettore -. Vogliamo essere in prima linea, promotori di azioni a livello di sistema. Dobbiamo essere in prima fila, perché abbiamo responsabilità maggiori di altri, come istituzioni. Dobbiamo promuovere una rivoluzione culturale che possa prevenire questa situazione in futuro. Vogliamo essere promotori del cambiamento. Ho chiamato io personalmente il ministero (guidato da Anna Maria Bernini, ndr) e ne sono stati entusiasti".

"Chi sa e non denuncia sbaglia: no a ogni abuso di potere"

In questo ore, sono tante le voci che arrivano dal mondo accademico torinese. Tra queste, c'è quella di Bruno Maida, docente di Storia contemporanea: "Se un docente viene a sapere di un episodio grave, di un reato, è suo dovere denunciarlo, mi sembra sia normale nella civiltà e nell’etica delle persone, quindi se ci sono episodi che non sono stati denunciati è sbagliato”. E ha aggiunto: "Non si tratta solo di capire chi è innocente e chi è colpevole, ma cosa si può fare dal punto di vista della trasparenza delle procedure e della costruzione di un sistema che sia a garanzia di tutti quelli che studiano nell’ateneo. Esiste un comportamento individuale di correttezza rispetto agli studenti non solo sul piano di eventuali molestie, ma di qualunque abuso di potere che non dovrebbe essere applicato da nessun docente”.

Gli strumenti a disposizione: c'è la Consigliera di fiducia

Il rettore ha poi voluto ribadire i vari strumenti cui ci si può rivolgere: "Ci sono vari strumenti: lo sportello più dedicato è l'ufficio della Consigliera di fiducia, un'avvocatessa esterna all'ateneo che svolge l'attività di consulenza legate su tutti i temi che riguardano la vita accademica. Il suo ufficio si trova qui in rettorato. Poi abbiamo uno sportello antiviolenza - dove la maggioranza dei casi riguarda situazioni famigliari - e quello psicologico, dove eroghiamo migliaia di ascolti su mille temi diversi e per diverse fragilità. Sono più di 3000 gli interventi ogni anno. Il Comitato unico di garanzia non riceve segnalazioni, ma può disegnare interventi e la prossima riunione parlerà proprio di questo tema, rispondendone poi al Senato accademico. Siamo di fronte a una popolazione di 85mila studenti, con almeno 20mila nuovi ogni anno".

Donne e giovani del Pd: "Mai più silenzio su casi del genere"

In una lunga nota, la Conferenza delle Donne Democratiche di Torino, il PD metropolitano e la Federazione provinciale Giovani Democratici esprimono "totale solidarietà e vicinanza alle giovani studentesse e alle professioniste che con coraggio e determinazione stanno portando alla luce episodi di molestie in ambiente universitario, che non devono piu essere taciuti o tollerati. Le comprendiamo perché purtroppo sappiamo come funziona, tutte noi siamo state vittime nel quotidiano di discriminazioni, molestie e pressioni, grandi o piccole".

"Purtroppo come già accaduto notiamo che ancora una volta di fronte alle denunce e alle proteste invece di interrogarsi sulle proprie responsabilità, qualcuno già urla alla caccia alle streghe, con il solo scopo di delegittimare le voci scomode e di dissenso. Rifiutiamo la retorica delle mele marce, perché tende a deresponsabilizzare il sistema intero che consente a molestatori di ogni tipo e grado di continuare indisturbati nella loro attività - prosegue la nota - I movimenti studenteschi stanno prendendo giustamente la parola con forza su questi temi accompagnando e proteggendo le donne che parlano, per non lasciarle sole nell’arena del confronto sociale". 

"138 casi segnalati allo sportello antiviolenza del Campus Einaudi evidenziano che non si tratta di episodi singoli e sporadici, ma di un sistema che c'è e di cui le donne, le giovani donne soprattutto, sono vittime. È tempo che tutti si assumano le proprie responsabilità, a partire dagli autori di violenza ma necessariamente coinvolgendo anche tutti coloro che mantengono il silenzio intorno a loro. Bisogna ribadire e garantire che denunciare è giusto, possibile e sicuro", concludono le donne e gli esponenti dem. "L’Università è un luogo troppo prezioso e rilevante per la società tutta e per questo non possiamo accettare che diventi insicuro, ingiusto e pericoloso".

Massimiliano Sciullo

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