In politica, si dice, i voti non si contano, ma si pesano. E a volte pesano più di certi macigni. È il caso di Chiesanuova, piccolo centro della Val Sacra appartenente alla comunità montana della Valchiusella.
Poche anime, poco più di 200, ai margini di una Città Metropolitana - quella di Torino - che con il suo hinterland fagocita ogni cosa e fa la voce del leone. Intorno restano solo strade provinciali, boschi, campagne e, appunto, i macigni che formano le Alpi.
E così, nella provincia italiana con il più alto tasso di municipi (ben 312), il rinnovo delle amministrazioni locali ha ogni volta del miracoloso. Un agglomerato di case, comunque da governare, dove la partita elettorale rischia sempre di giocarsi tra un paio di famiglie; un contesto in cui la partecipazione è al lumicino e le urne, come nelle ultime consultazioni, a stento si riempiono con la metà degli aventi diritto.
Eppure, ogni cinque anni, il miracolo riesce quasi sempre. Nell’ultima tornata su tutta l’area torinese non si sono registrati commissariamenti per il mancato raggiungimento del quorum. Un rischio altissimo, sfiorato solo nel comune di Virle Piemonte, dove si presentava l'unico candidato Mattia Robasto, riuscito a diventare primo cittadino nonostante la bassa affluenza (50,87%): quanto basta per fargli indossare la fascia tricolore.
Questo prodigio non poteva certo mancare in un luogo che già nella toponomastica guarda al divino. In Val Sacra, a Chiesanuova, la sfida era a due, scongiurando in partenza il rischio del commissario prefettizio. Da una parte Davide Trettene (Per Chiesanuova ancora Insieme), dall’altra Simone Caminada (Solidali - Partito Gay Lgbt+ - Liste civiche). Il primo ha stravinto con percentuali bulgare (97,14%) e 102 preferenze. Il secondo ha straperso: appena 3 voti e il 2,86%.
D’altronde, quassù tra le vette, il suo nome non era noto come nella metropoli. Nato a Salvador de Bahia, celebre per essere stato lo storico assistente e compagno del filosofo torinese Gianni Vattimo, Caminada è balzato agli onori della cronaca soprattutto per la battaglia legale legata all’eredità del pensatore.
Come dichiarato a La Stampa, la sua volontà di candidarsi nasceva proprio in memoria del teorizzatore del "pensiero debole" e con l'intento di tutelare gli anziani del paese.
Nonostante le sole tre preferenze, il meccanismo elettorale gli garantirà comunque uno scranno nell'opposizione consiliare (se per altre ragioni non dovesse dare forfait).
Se l'obiettivo era omaggiare il suo mentore, l'operazione può dirsi perfettamente riuscita. Entrare in consiglio comunale con tre soli voti è la dimostrazione plastica di un pensiero (o consenso) debole, ma politicamente forte.














