Di giorno potevano essere contadine, levatrici o erboriste. Di notte, secondo la tradizione popolare, diventavano creature capaci di volare, trasformarsi, guarire o spaventare. In Piemonte erano chiamate “masche” e per secoli hanno abitato racconti, paure e superstizioni collettive. Ma dietro queste figure del folclore si nasconde anche una storia più dura: quella di donne giudicate, emarginate e in alcuni casi condannate perché considerate diverse, pericolose o depositarie di conoscenze fuori dagli schemi.
È da questo intreccio tra memoria popolare e condizione femminile che nasce l’incontro “Le Masche e le streghe nella tradizione popolare del Piemonte”, organizzato da Moica Piemonte nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’appuntamento è in programma giovedì 5 novembre nella sede di Vol.To.
A guidare il pubblico in questo viaggio sarà Eliana Berruti, pedagogista con specializzazione in sessuologia, che ricostruirà il modo in cui la figura della “strega” si è formata e trasformata nella cultura piemontese, tra credenze popolari, religione e controllo sociale.
Dalle leggende ai processi
Il termine “masca” compare già in documenti altomedievali e nel tempo assume, nella tradizione piemontese, significati diversi. Le masche non vengono descritte soltanto come figure malvagie: in molti racconti sono personaggi ambigui, capaci di provocare paura ma anche di guarire, consigliare o aiutare. Accanto a loro esistevano anche i “masconi”, figure maschili dotate degli stessi poteri.
Tra il Medioevo e l’età moderna, però, il confine tra leggenda e persecuzione si fa più duro. In Piemonte, tra il Trecento e il Seicento, si moltiplicano processi e condanne legate alla stregoneria. Tra gli episodi ricordati dalla tradizione storica figurano i processi di Levone, nel Canavese, quelli di Pocapaglia, nel Roero, e quelli del territorio cuneese tra Rifreddo e Gambasca.
Dietro queste vicende si intravede spesso un meccanismo ricorrente: la trasformazione della diversità in sospetto. Donne sole, guaritrici, levatrici, persone marginali o semplicemente fuori dai ruoli più convenzionali potevano diventare bersaglio di paure collettive, accuse e violenza.
Quando la paura prende di mira le donne
È proprio questo il filo che collega l’incontro alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Moica Piemonte sceglie di partire da una pagina lontana nel tempo per interrogare dinamiche che, in forme diverse, continuano a essere riconoscibili: la stigmatizzazione, la delegittimazione, la paura dell’autonomia femminile e il bisogno di trasformare in colpa ciò che non si comprende.
Le “masche”, quindi, non saranno soltanto protagoniste di un racconto folklorico, ma diventeranno uno strumento per riflettere su come le società costruiscono stereotipi e capri espiatori e su quanto spesso, nella storia, il corpo e il comportamento delle donne siano stati sottoposti a giudizio e controllo.
Con questo appuntamento, Moica Piemonte propone così una riflessione che unisce storia, cultura e attualità, recuperando un immaginario profondamente legato al territorio per riportare al centro un tema ancora oggi decisivo: il diritto delle donne a non essere definite, giudicate o punite in base agli stereotipi che una comunità costruisce attorno a loro.














