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Attualità | sabato 13 gennaio 2018, 12:08

#UniToperTorino: alla Cavallerizza per discutere della città e dei giovani universitari

Terzo incontro del ciclo di conferenze “Unito Spazio Pubblico” dedicato all’alta formazione e alla qualità urbana

#UniToperTorino: alla Cavallerizza per discutere della città e dei giovani universitari

“Torino è una città giovane e universitaria”, ha affermato il Rettore dell’Università degli Studi di Torino, Gianmaria Ajani, ieri, in occasione del terzo incontro del ciclo di conferenze “Unito Spazio Pubblico” dedicato all’alta formazione e alla qualità urbana.

Il focus è dato dai giovani e dalla loro qualifica – ha continuato il Rettore – e i temi su cui è necessario concentrare l’attenzione sono, principalmente: la mobilità urbana ed extraurbana, l’offerta degli impianti sportivi, biblioteche, sale di studio, mense, luoghi di aggregazione studentesca e, in generale, un bisogno di servizi che non sono esclusivi degli studenti. Centrale, inoltre, anche il tema della residenzialità universitaria, la cui offerta è molto lontana dall’essere soddisfacente”.

La città è per molti versi bloccata in termini di progettualità economica e culturale”, ha specificato Giovanni Semi, professore del Dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Università di Torino. “Di sicuro Torino arriva da un lungo periodo di crescita che ha caratterizzato gli anni ‘90 – ha continuato –, ma è passata attraverso un pesante periodo di crisi e ora deve cercare di riprendere la rotta dopo una fase molto interessante di rinascita urbana. Ciò che diventerà è molto ambiguo, la strada da percorrere non è segnata, anche se gli ultimi 20 anni ci hanno mostrato come un mix di terziario avanzato e attrazione/produzione di capitale umano sia sempre un aspetto su cui puntare”.

L’università continua a produrre laureati e ad attirare studenti – ha concluso – non solo dai territori circostanti, ma anche da altre città italiane e dall’estero, quindi si configura come un attore molto importante di produzione di capitale umano. È, inoltre, ancora contenitore di dibattito, critica e ragionamenti, fondamentale in questo periodo”.

La nostra città si trova in una situazione di staticità – ha commentato Monica Cerutti, assessore alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte – e alcuni condizioni sembrano addirittura portarci indietro, rispetto ai risultati raggiunti. Tuttavia, la Regione ha deciso che il sistema universitario debba essere fattore di crescita, dal punto di vista culturale e socio-economico, e in questo senso abbiamo investito: siamo, infatti, passati da una situazione, che abbiamo ereditato, di una copertura delle borse di studio degli idonei del 50% a una in cui quelle retribuite sono il 100%. Abbiamo deciso di stanziare 8,4 milioni di euro in più rispetto a quanto deliberato a inizio anno, perché consideriamo quello universitario un ambito su cui investire assolutamente. I margini di miglioramento sono grandi”.

È interessante notare lo spostamento delle deleghe dal settore istruzione al settore giovani, che ci ha consentito di aprire e allargare la visione su questo tema”, ha continuato Marco Giusta, assessore alle Politiche Giovanili della Città di Torino. “Uno dei temi che stiamo cercando di affrontare è quello di ampliare le possibilità guardando un po’ più in lungo. Per esempio, la migrazione circolare consente un salto qualitativo che pone i giovani di fronte a nuove sfide e, appunto, alle nuove possibilità che essi possono incontrare. Le porte per accedere a queste ultime sono, sicuramente: l’orientamento universitario, dove il nostro obiettivo è raggiungere il 100% delle scuole per raccontare loro che cosa significhi il mondo universitario, aprendo una visione di prospettiva; l’orientamento professionalizzante, che riguarda le idee innovative e la formazione sindacale; il volontariato, per acquisire presenza civile e competenze politiche”.

“Di qui, si apre un altro tema fondamentale, ossia la presenza dei giovani negli spazi del territorio urbano, non solo dal punto di vista della mobilità e della residenzialità, ma anche da quello del tempo libero, per cercare di capire quali attività e iniziative svolgere. Stiamo, infatti, provando a scrivere una delibera che si chiamerà 'Zona franca', che prevede l’apertura di 20 spazi pubblici nella città in cui gli eventi saranno semplicemente fattibili – con, per esempio, SIAE pagata, occupazione del suolo pubblico già messa in campo e simili – e dove ci sarà essenzialmente un rapporto di domanda-risposta, dando a tutti la possibilità di costruire iniziative e animare maggiormente la città”, ha concluso Giusta.

Roberta Scalise

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