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Cronaca | 08 agosto 2019, 15:44

San Giusto, la villa confiscata torna alla società. Don Ciotti: "Liberiamoci dai parassiti della democrazia" [FOTO]

La Città metropolitana di Torino avvierà una manifestazione d'interesse entro settembre per la nuova gestione del bene a scopo sociale. Bonifica e messa a norma finanziate dalla Regione Piemonte

San Giusto, la villa confiscata torna alla società. Don Ciotti: "Liberiamoci dai parassiti della democrazia" [FOTO]

"Questo è un bene sorto dal male. Facciamolo vivere insieme, come segno di speranza per tutti". Così Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in occasione della conferenza di servizi all'interno della villa di San Giusto Canavese confiscata alla mafia nel 2011. 

Di proprietà del narcotrafficante affiliato alla 'ndrangheta Nicola Assisi, l'immobile ha un valore stimato di 785.800 euro, per una superficie complessiva di 500 metri quadri. Non essendo state registrate richieste da parte dell'amministrazione per usi governativi, come ha spiegato il prefetto Bruno Frattasi, direttore ANBSC, il bene "sarà destinato a scopi sociali. La Città metropolitana si farà carico degli aspetti patrimoniali, mentre la Regione metterà a disposizione le risorse per la bonifica", dopo l'incendio doloso del 2018, la cui cifra stimata è di 80 mila euro. In particolare, saranno necessari degli interventi per "rimettere in bonis la villetta, demolendo le superfetazioni abusive", come la tettoia nel cortile esterno. 

"È significativo che questa giornata si svolga proprio all'interno della villa", ha commentato il prefetto di Torino Claudio Palomba. "Siamo riusciti a sciogliere i nodi giuridici, e l'innesto di finanziamenti ora consentirà di sanificare il bene".

"Oggi - ha aggiunto la sindaca della Città metropolitana di Torino Chiara Appendino - vediamo che lo Stato c'è e nell'esserci è unito, al di là del colore politico. Siamo qui non solo per restituire un bene, grazie a una manifestazione d'interesse entro il prossimo settembre, ma soprattutto per ribadire che il tema della lotta alla criminalità organizzata è culturale, non solo simbolico".  "Il percorso inizia adesso, la comunità dev'essere unita", ha concluso, esprimendo piena solidarietà verso la sindaca di San Giusto.

"Il riutilizzo sociale di beni confiscati è una best practice tutta italiana", ha commentato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. "Occupando oggi fisicamente questo spazio, dimostriamo che lo Stato ha vinto e se l'è ripreso". "E' molto importante che la manifestazione di interesse non vada deserta e impegni anche economicamente le istituzioni nella messa a norma del bene, come è già avvenuto per altri immobili grazie all'intervento attraverso bandi specifici promossi della precedente Giunta Chiamparino ” è invece l'analisi del consigliere regionale del Partito Democratico Diego Sarno.

Un'operazione che corona il luogo processo iniziato, a livello torinese, con la petizione di Libera, tra il '95 e il '96, a sostegno del disegno di legge per la confisca di beni alla criminalità organizzata. "Comincia ora a graffiare le coscienze e lasciare segni importanti", ha spiegato Don Ciotti. "Così dei beni prima esclusivi tornano a essere condivisi, come nuovo orizzonte per una politica seriamente impegnata nella promozione del bene comune. Se non fa questo, tradisce la sua essenza. Vogliamo liberare il nostro Paese dai parassiti della democrazia e ladri di speranza, che sono mafia e corruzione. La strada è in salita, ma non dobbiamo scoraggiarci".

Manuela Marascio

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