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Attualità | 18 gennaio 2020, 00:40

Addio a Pietruzzo Anastasi, grande bomber della Juve anni Settanta

Per otto stagioni fu l’idolo della curva Filadelfia, in particolare dei tanti siciliani trapiantati a Torino. Vinse tanto in bianconero ma ebbe poca fortuna in nazionale. Fatale a 71 anni una terribile malattia

Addio a Pietruzzo Anastasi, grande bomber della Juve anni Settanta

Il mondo del calcio, ma soprattutto la sua Juve, piange Pietro Anastasi, indimenticabile bomber degli anni Settanta, che ha vinto tutto in Italia con la maglia bianconera.

Una brutta malattia se lo è divorato in poco più di dodici mesi. Avrebbe compiuto 72 anni ad aprile. Catanese, attaccante di razza, si mise in luce con la squadra della sua città, anche se fu con il Varese che spiccò il grand volo arrivando fino in nazionale. Fu suo uno dei due gol nella finale bis con la Jugoslavia (la prima era finita 1-1 due giorni prima, allora c’era la ripetizione, non supplementari e rigori come oggi) che laureò l’Italia di Valcareggi campione d’Europa nel giugno 1968.

Ma in azzurro non saranno molte le sue soddisfazioni negli ann8i successivi, mentre in otto stagioni con la maglia bianconera si farà apprezzare per il suo carattere sanguigno, la sua voglia di lottare, prendere e dare botte in area di rigore, ma soprattutto per l'essere un micidiale cecchino dentro i sedici metri.

Pietruzzo, come lo chiamavano gli amici, era stato soprannominato il Pelè bianco. Non aveva l’immesa classe del fenomeno brasiliano, ma in area di rigore non perdonava. La Juve lo aveva soffiato all’Inter per oltre 600 milioni delle vecchie lire, un cifrone alla fine degli Anni Sessanta, ma Anastasi ripagò quell’investimento a suon di gol, contribuendo alla vittoria di tre scudetti. Fu l’idolo dei tifosi della curva Filadelfia, ai tempi del vecchio stadio Comunale, soprattutto degli emigranti che in quegli anni erano saliti dalla Sicilia per trovare lavoro alla Fiat e avevano scelto di tifare Juve anche per lui.

Non aveva l’eleganza di Bettega o l’estro di Causio, suoi compagni di tante battaglie e di tante vittorie nell’attacco bianconero, ma segnava in tutti i modi: di piede, di testa, in acrobazia. Ha lasciato il segno Anastasi, ma la sua storia con la Juve si chiude in modo amaro. Entrato in rotta di collisione con l’allenatore Parola, nella primavera del 1976, venne messe di fatto fuori squadra, mentre la Signora subiva la clamorosa rimonta scudetto del Toro, che lui aveva castigato tante volte nei derby.

E mentre la città, ancora imbandierata di granata, nel maggio di quell’anno festeggiava un tricolore atteso 27 anni, appena finito il campionato il presidente Boniperti liquidò il tecnico e mandò Anastasi all’Inter. In quel momento la scelta fu presa malissimo dalla piazza, visto l’amore viscerale che c’era tra la tifoseria e l’attaccante, si pensava che con un altro allenatore Pietruzzo sarebbe rinato ed invece la Juve preferì rinunciare ad Anastasi per puntare sul 32enne Boninsegna.

I fatti diedero ragione alla Vecchia Signora, che grazie alle reti di Bonimba vinse due scudetti (e una storica Coppa Uefa), mentre un Anastasi ormai al crepuscolo fu scartato rapidamente dall’Inter, finendo la sua carriera in serie A con il bianconero dell’Ascoli, prima di congedarsi definitivamente con il Lugano. Ha provato con scarso successo la carriera di allenatore e poi ha tentato, come altri, la carriera di opinionista televisiva.

Per tutti resterà il Pietruzzo che con i suoi gol infiammava il tifo della curva Filadelfia.

Massimo De Marzi

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