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Estate 2020 ad Abano Terme: intervista al sindaco Federico Barbierato

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Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Attualità | 11 dicembre 2019, 15:35

Venerdì sentenza in Cassazione sul ricorso del Gip contro la condanna (soft) del killer di Maurizio Gugliotta

Carmela Caruso, la vedova dell'operaio di Settimo ucciso il 15 ottobre 2017, sarà in aula

Venerdì sentenza in Cassazione sul ricorso del Gip contro la condanna (soft) del killer di Maurizio Gugliotta

Anche se ho tanta paura che non cambi nulla, voglio sperare fino in fondo nella giustizia: ho sempre detto che ci sarei stata, qualsiasi cose fosse successa, e ci sarò”. Andrà a Roma e sarà in aula anche Carmela Caruso, la vedova di Maurizio Gugliotta, per l’attesa udienza di venerdì 13 dicembre, alle ore 10, in cui la Cassazione discuterà e delibererà - la sentenza è attesa in giornata - sul ricorso proposto dal Pubblico Ministero della Procura di Torino titolare del procedimento penale per l’omicidio del 51enne operaio di Settimo, il dott. Gianfranco Colace, contro la mite condanna dell’assassino, il profugo nigeriano Khalid De Greata.

Il 27enne rifugiato, giunto in Italia al Cara di Mineo salvo poi far perdere le tracce, il 15 ottobre 2017 ha accoltellato a morte al mercato del libero scambio di Torino, senza apparenti motivi, Gugliotta, ferendo anche l’amico che era con lui. Il Sostituto Procuratore aveva chiesto l’ergastolo, richiesta a cui si erano associate le parti civili: dell’assistenza dei familiari della vittima, che ha lasciato la moglie e tre figli giovani, si è fatto carico gratuitamente Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Alla fine però è arrivata una condanna molto soft su cui ha pesato la seminfermità mentale riconosciuta all’imputato da due perizie psichiatriche e sulla base della quale è stata esclusa l’aggravante dei futili motivi: l’improvvisa aggressione coltello in pugno da parte del rifugiato nei confronti dei due amici, di cui neanche il superstite ha saputo fornire una spiegazione (il killer ha dichiarato di essersi sentito “offeso”), è stata in pratica attribuita alla patologia paranoide da cui sarebbe affetto De Greata. Il giudice, dott. Stefano Vitelli, che ha emesso la sentenza il 20 marzo, ha applicato il massimo della pena prevista per l’omicidio non aggravato, 24 anni, ha sottratto il massimo previsto per la seminfermità, ossia un terzo, otto anni, ne ha aggiunti due per il tentato omicidio, arrivando a 18, e ha ridotto tutto di un terzo per lo sconto di pena determinato dalla scelta del rito abbreviato: risultato, 12 anni.

Un verdetto apparso del tutto inadeguato alla gravità del crimine commesso che ha destato la dura reazione in aula dei familiari di Gugliotta, che si aspettavano ben di più, e a poco è valso a lenire il loro dolore il fatto che, finita di scontare la sua condanna, l’imputato sarà sottoposto ad altri tre anni di misura di sicurezza in una struttura psichiatrica, da cui potrà uscire solo se e quando non sarà più ritenuto socialmente pericoloso. Ma anche il Pm è rimasto molto perplesso e in aprile ha depositato ricorso per Cassazione.

redazione

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