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Cronaca | 21 aprile 2020, 16:24

Lavoratrici e lavoratori degli appalti, gli 'invisibili' dimenticati al tempo del coronavirus

La denuncia da parte di Filcams Cgil Piemonte: "Lavorano al fianco degli eroi dell'emergenza. Eppure, di loro non parla praticamente nessuno"

Lavoratrici e lavoratori degli appalti, gli 'invisibili' dimenticati al tempo del coronavirus

Lavorano fianco a fianco con “gli eroi” dell’emergenza - medici, infermieri, sanitari - e come loro sono esposti ad un alto rischio contagio. La loro attività è essenziale per far funzionare tutto il resto, a partire dagli ospedali e le case di riposo, ma anche fabbriche, supermercati, uffici pubblici. Eppure, di loro non parla praticamente nessuno. “Sono le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie, della ristorazione, della vigilanza, dei servizi di supporto, tutti in appalto", commenta Fabio Favola Segretario Regionale della FILCAMS CGIL del Piemonte.

“Sono questi gli eroi invisibili e dimenticati. Un esercito di persone che lavora duro e che resta anonimo. Per loro nessuno si preoccupa delle condizioni di sicurezza e della tutela sanitaria. Non sono lavoratrici e lavoratori di serie B – continua Favola. Al pari di tutti gli altri, hanno bisogno di strumenti di protezione e dotazioni adeguate: mascherine, guanti, camici e quant’altro necessario e va monitorata la loro salute anche con i tamponi”.

"Il dramma che stanno vivendo le aziende ospedaliere e ancor più le strutture socio-assistenziali, sta facendo emergere responsabilità gravissime da parte di istituzioni e organismi preposti a garantire e controllare le condizioni di sicurezza sanitaria. “Quanto sta accadendo nelle case di riposo – aggiunge il Segretario - non colpisce solo gli ospiti, i nostri poveri anziani, ma mette a grave rischio tutte le lavoratrici e i lavoratori che in quei luoghi operano. Molti sono quelli che si contagiano".

"In tutto il sistema sanitario e del socio-assistenziale è necessario esigere in primo luogo dalle imprese che gestiscono gli appalti, spesso grandi società nazionali, l’applicazione rigorosa dei protocolli di sicurezza. Al contempo chiediamo che le aziende sanitarie, gli Spresal, la Regione Piemonte, la Protezione Civile verifichino l’applicazione e controllino il rispetto di tutte le misure e le prescrizioni previste per la tutela della salute degli operatori. Continueremo a denunciare tutte le inadempienze e le responsabilità che emergono ed emergeranno nei luoghi di lavoro”.

“Lavorare, rischiare e sperare di cavarsela – conclude Favola - Questa la condizione di migliaia di lavoratrici, donne, mamme, con paghe da fame e un contratto nazionale scaduto da oltre sei anni che grida vendetta”.

comunicato stampa

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