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Scuola e formazione | 06 maggio 2020, 19:12

Dall'Anpi di Torre Pellice “W il 25 aprile!”

Una lettera di Rita Sperone riflette sulle scuole che ignorano la Resistenza e non la festeggiano

Dall'Anpi di Torre Pellice “W il 25 aprile!”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Rita Sperone, esponente dell'Anpi di Torre Pellice.

Ci sono ancora amministratori pubblici, insegnanti, dirigenti scolastici che si ostinano a rifiutare il concetto che la Resistenza è Storia.

Ma se la Resistenza è un capitolo della Storia italiana, perché c ‘è chi proprio nella scuola, la ignora, evita di parlarne in classe e di festeggiarla?

Paura della reazione dei genitori? Sicuramente ce ne saranno alcuni che appartengono alla schiera dei negazionisti e che non ne vogliono sapere del 25 aprile, che si scatenano a insultare e minacciare sui social chi non la pensa come loro. Alla scuola spetta, però, un dovere fondamentale: quello di educare i futuri cittadini e cittadine, secondo i valori della Costituzione garante dei nostri diritti, che è stata “conquistata” grazie alla Resistenza.

Durante la dittatura la scuola ha avuto tra le sue fila persone eccezionali come Leone Ginzburg, Augusto Monti, Ada Gobetti, Jacopo Lombardini, Tina Anselmi per citarne solo alcune. Ma anche tanti e tante anonime insegnanti che hanno svolto lo stesso compito: trasmettere l’amore per la libertà e il coraggio della ribellione.

Ma non dobbiamo dimenticare che la scuola si porta sulle spalle anche responsabilità “pesanti” su cui riflettere, per non ricadere negli stessi baratri.

Con l’avvento della dittatura, nel 1922, la scuola diventa il megafono degli “ideali” fascisti per alunni e alunne, proponendo ai maschi il modello educativo, così riassumibile: “patria moschetto fascista perfetto”.  E alle femmine quello di fattrici di futuri combattenti, destinandole a un ruolo sociale del tutto secondario.

Nel 1931 il regio decreto 1227 all’articolo 18, obbliga i professori universitari a giurare devozione “alla Patria e al Regime Fascista”. In 12 su 1225, rifiutano il giuramento e come prevedibile vengono licenziati. Alcuni di quelli rimasti, dichiareranno, che lo hanno fatto per non lasciare l’università totalmente in mano ai fascisti. Con questo decreto, comunque, si chiude ufficialmente alla libertà di insegnamento e si apre con l’indottrinamento.

Nel 1938 con le leggi razziali, la scuola si fa carico della discriminazione razziale, educando la gioventù all’odio per i non ariani, e privando studenti e studentesse ebree del diritto allo studio. Ma soprattutto abbandonandoli vigliaccamente al tremendo destino dei lager.

Episodi recenti di esaltazione del fascismo e del nazismo, sempre più espliciti, esplosi in varie località italiane, devono essere bloccati dimostrando apertamente che la parte da cui stiamo è una sola, quella della democrazia.

Come abbiamo imparato a nostre spese, i virus sono pericolosi e incontrollabili. Allora non lasciamo che i virus del fascismo e del razzismo, e quelli dell’apatia e dell’astensionismo, prendano il sopravvento.

Ora più che mai abbiamo bisogno che le nuove generazioni si nutrano dei valori democratici che hanno le loro radici nella Resistenza. E se la scuola non assume in primis questo impegno, che scuola è?

 W il 25 aprile!

 

Rita Sperone (Anpi Torre Pellice)

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