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Cronaca | 07 luglio 2020, 12:36

Rivoli apre uno squarcio nel passato: 16 anni fa lo "scandalo esumazioni" cominciò nella stessa maniera. E fece tremare Chiamparino

La cantante Rita Pavone, insieme ai suoi familiari, nel 2004 non trovò più i resti del papà Giovanni: un caso che rischiò di travolgere l'allora giunta di centrosinistra e che costò le deleghe all'assessore Lodi

Rivoli apre uno squarcio nel passato: 16 anni fa lo "scandalo esumazioni" cominciò nella stessa maniera. E fece tremare Chiamparino

Una famiglia raccolta in preghiera per anni sopra una tomba di un proprio caro, quindi la terribile scoperta che, sotto la lapide, non c'è nulla. Il caso che in queste ore rimbalza dal cimitero di Rivoli, con i carabinieri impegnati nelle indagini e un fascicolo aperto sui tavoli della procura, non può non richiamare nelle menti di chi ha già qualche anno sulle spalle un caso simile (almeno nella sua genesi) che si verificò a Torino e che, per poco, non travolse l'intera giunta comunale, guidata all'epoca da Sergio Chiamparino, all'inizio della sua carriera politica.

Era il 2004, l'inizio del mese di aprile. E il doloroso stupore che in questi giorni pervade la famiglia Iammarino, all'epoca toccò alla famiglia Pavone. Sì, proprio quella della celeberrima Rita. Fu lei, insieme ai suoi parenti, a non trovare più i resti del papà Giovanni. Un evento di cronaca che all'inizio destò stupore e curiosità, ma ben presto divenne un pericolosissimo boomerang politico. 

Era l'inizio di quello che è passato alle cronache (se non alla storia) come lo "scandalo esumazioni". Si scoprì, infatti, che non era stata solo la tomba della famiglia Pavone a venir distrutta dalle scavatrici. Anche molti altri parenti di defunti si ritrovarono e riconobbero nella stessa situazione. E in sala Rossa l'atmosfera si fece presto incandescente, con l'opposizione a cavalcare gli attacchi all'amministrazione di centrosinistra. Intanto sul caso indagarono i Nas e pure il pm Raffaele Guariniello.

Chiamparino vacillò, ma ammise le colpe del Comune legate a operazioni di esumazione condotte a ritmi elevatissimi (per questioni di cassa, anche all'epoca) e senza il dovuto controllo e riguardo. Il primo cittadino chiese scusa e nel frattempo tolse le deleghe ai cimiteri all'allora assessore Giuseppe Lodi. Ma le scene di quegli anni, con i parenti impegnati nella ricerca e nel riconoscimento dei propri cari, sono rimaste nella memoria di tutti.

L'ultimo capitolo, nel 2018: era il 19 marzo, proprio la festa del papà, quando i giudici del Tar hanno emesso la loro sentenza imponendo al Comune di risarcire la famiglia Pavone.

Massimiliano Sciullo

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