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Eventi | 14 luglio 2020, 18:50

Tra sacro e profano, un MITO tutto italiano con oltre 80 concerti a prezzi popolari

Apertura il 4 settembre con il concerto "Futuro" al Teatro Regio di Torino affidato all'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. In programma cinque prime esecuzioni assolute, tra cui una nuova commissione del Festival

Tra sacro e profano, un MITO tutto italiano con oltre 80 concerti a prezzi popolari

S'intitola Spiriti la quattordicesima edizione del Festival MITO SettembreMusica, che si svolgerà a Torino e a Milano dal 4 al 19 settembre 2020 in una versione rimodulata e ripensata durante i mesi della pandemia. Gli oltre 80 concerti eseguiti nelle due città dureranno un’ora, si terranno al chiuso senza intervallo nel pieno rispetto delle misure di sicurezza, e avranno tra le sedi di riferimento il Teatro Regio e il Conservatorio a Torino e il Teatro Dal Verme a Milano.

Sulla base delle restrizioni vigenti a livello regionale per lo spettacolo dal vivo, nel capoluogo piemontese i principali concerti serali saranno replicati sia alle 20 sia alle 22.30, per consentire un più ampio accesso di pubblico. Gli appuntamenti pomeridiani si terranno invece alle 16, mentre gli eventi serali sul territorio metropolitano avranno inizio alle 21.

Inoltre, per la prima volta, quest'anno il Festival vedrà la partecipazione esclusivamente di artisti italiani, un po' come conseguenza dei limiti negli spostamenti internazionali, un po' per valorizzare le eccellenze del Paese dopo durissimi mesi di lockdown e lontananza dalle scene.

"Il tema dello spirito è da sempre molto suggestivo per la musica classica - ha spiegato il direttore artistico Nicola Campogrande nel corso della conferenza stampa trasmessa questa mattina in streaming dalla Rai-: pensiamo solo a quante chiese nella storia hanno commissionato la composizione di opere. Se rinunciassimo all’aspetto religioso, saremmo sicuramente più poveri. E poi la musica è da sempre un modo per dar voce a certi spiriti, fantasmi che ci parlano e si ripresentano nel tempo. Un'occasione per guardarci dentro".

"Date le limitazioni di organico imposte - ha proseguito -, il suono che avranno i concerti sarà nuovo, inedito, forse bizzarro, e l’energia degli interpreti coinvolti si diffonderà in modo speciale. Tutti gli eventi sono stati costruiti con programmi appositi per il Festival, attorno a un unico tema: prosegue così l'idea di esplorare la musica classica in modo inatteso, diverso. Saranno programmi ricchi di musica sacra e di pagine riferibili a una dimensione spirituale dell’esistere. Un’edizione che permetterà al pubblico di accorgersi di quanto la musica ci unisce: seduti davanti a un pianista o a un’orchestra da camera, impegnati nell’ascolto di musica del passato o di brani appena composti, i cento centimetri che ci separeranno dalle teste dei nostri vicini diventeranno poca cosa. E, una volta di più, potremo specchiare tutti insieme le nostre emozioni in Mozart o in Čajkovskij, in Schumann o in Stravinskij, e guardare, con ottimismo, al futuro".  

Non mancheranno, anche quest'anno, le brevi introduzioni ai concerti, ormai cifra stilistica del festival, curate da Stefano Catucci e Carlo Pavese a Torino e da Enrico Correggia, Luigi Marzola e Gaia Varon a Milano.

Tra le compagini strumentali e corali, Torino e il Piemonte contribuiscono con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra del Teatro Regio, l’Orchestra Filarmonica di Torino, l’Academia Montis Regalis, il Fiarì Ensemble, l’Orchestra dell’Accademia del Santo Spirito, l’Accademia dei Solinghi, il Consort Maghini, i Piccoli Cantori di Torino, gli ensembles dei solisti dell'OSN Rai, del Regio e della Filarmonica, il Trio Debussy.  

"Vorremmo garantire la fruizione a un pubblico il più variegato e vasto possibile - ha spiegato l'assessora alla cultura d Torno Francesca Leon, presentando l'investimento cittadino di 1,4 milioni a favore della manifestazione -. Siamo quindi fiduciosi rispetto alla nuova proposta del doppio orario, mentre i prezzi dei biglietti quest'anno saranno ancora più contenuti e accessibili". In particolare, si paga 10 euro per i concerti serali (ma chi è nato dal 2006 in poi paga solo 5 euro), 5 per i concerti pomeridiani e quelli per i bambini, mentre i concerti serali diffusi nel territorio metropolitano costeranno soltanto 3 euro.

La serata d’apertura, venerdì 4 settembre al Teatro Regio di Torino e sabato 5 settembre al Teatro Dal Verme di Milano, è affidata all'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi guidata da Daniele Rustioni, con la violinista Francesca Dego. Il concerto, intitolato “Futuro”, introduce il tema del festival nella chiave della dimensione spirituale che rivive nella memoria degli affetti con Souvenir d’un lieu cher op. 42 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, proposto nella trascrizione per orchestra d’archi di Alexandru Lascae, nella serenità dipinta da Antonín Dvořák nella Serenata in mi maggiore per archi op. 22 e nei pellegrini che guardano al futuro di Pilgrims per orchestra d’archi di Ned Rorem, decano dei compositori statunitensi, in prima esecuzione italiana.

MITO continua poi il suo impegno in favore della musica nuova, presentando cinque prime esecuzioni assolute.

Tre di queste saranno composizioni originali: Spiriti sospesi, teatro spiritoso su sei corde per chitarra di Maurizio Pisati, Song da Acqua profonda per violoncello di Giovanni Sollima, che ne sarà anche l’interprete, e Concerto grosso nello spirito di Corelli di Federico Maria Sardelli, che lo eseguirà con il suo ensemble.

Le altre due proseguono invece la grande storia della trascrizione: si tratta delle musiche di Jean-Philippe Rameau elaborate su commissione di MITO per clavicembalo, flauti e percussioni dal compositore e clavicembalista Ruggero Laganà (presente anche fra gli interpreti) per il nuovo spettacolo in prima nazionale intitolato “TOCCARE, the White Dance”, creato dalla coreografa Cristina Kristal Rizzo e co-prodotto con TorinoDanza e MilanoOltre, e della versione per pianoforte e orchestra d’archi di un capolavoro amatissimo di Fryderyk Chopin, la Grande Polonaise brillante op. 22 précédée d’un Andante spianato, realizzata da Federico Gon.

"MITO non tradisce le sue caratteristiche - ha commentato la presidente Anna Gastel -: quelle di una festa popolare della musica che attira sia le persone molto colte e raffinate sia un pubblico più vario, incuriosito dalla qualità del programma. Mi piace questa energia: dimostra la voglia di spingere e spronare la cultura anche dal punto di vista sociale, perché le persone ricomincino a vivere le nostre città, stringendosi assieme, se non fisicamente, almeno eticamente nell’ascolto. Abbiamo bisogno di buone ricadute sociali ed economiche in questo autunno difficile". 

Il festival si chiuderà a Torino (Teatro Regio) il 18 e a Milano (Teatro Dal Verme) il 19 settembre con il concerto intitolato “Cinema”, eseguito dall’Orchestra del Teatro Regio diretta da Sesto Quatrini, con Giuseppe Albanese al pianoforte e Sandro Angotti alla tromba.  

Grande soddisfazione anche da parte della sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha ringraziato tutta l'organizzazione per il lavoro svolto: "Si può dire che questo sia un Festival resiliente, perché non ha mai mancato di coerenza rispetto al lungo percorso fatto. Sono felicissima che MITO si faccia, e forse quest’anno assume anche un significato diverso.

"In primo luogo - ha proseguito -, testimonia che con la cooperazione e la collaborazione tra comunità si superano le sfide: in questi mesi difficili si è creato un clima mai costruito prima, che dovremmo portare dietro. Il secondo elemento è che torniamo a fare eventi che hanno come obiettivo l'ampliamento del pubblico. Dobbiamo riabituarlo a fruire in sicurezza della nostra offerta culturale. Infine, l'emergenza sanitaria ha messo a dura prova tutto l’indotto e le nostre eccellenza: scegliere di fare il festival è la politica sposata di comune accordo da due città che vogliono continuare a sostenere il settore".

"Tutto ciò - ha concluso - si riassume nella parola fiducia: per la cultura, per le nostre comunità, tra l'ente pubblico e il privato e nei nostri cittadini, che saranno molto responsabili nel riappropriarsi degli spazi".  

Manuela Marascio

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