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Cronaca | 23 luglio 2020, 07:20

Scontri al Campus Einaudi tra Fuan e studenti: in corso misure cautelari

Lo scorso 13 febbraio tensione durante un evento sulle foibe, in cui era presente tra i relatori anche Moni Ovadia

Immagine del corteo

Immagine del corteo

La Polizia di Stato di Torino sta eseguendo diverse misure cautelari nell'ambito degli scontri dello scorso 13 febbraio al Campus Einaudi, in occasione di un volantinaggio effettuato da esponenti del Fuan contro un evento sulle foibe in cui era presente tra i relatori anche Moni Ovadia e Stojan Spetic.

Durante la distribuzione dei manifesti, alcuni antagonisti e studenti dei collettivi universitari fecero irruzione all'interno dell'università, creando disordini.

All'epoca la polizia, in tenuta antisommossa, era intervenuta per evitare il contatto tra gli esponenti della destra universitaria e dei centri sociali, arrestando tre persone di quest'area. Altri 15 studenti erano stati denunciati: il bilancio fu di tre poliziotti feriti e altrettanti antagonisti arrestati.

Un centinaio di ragazzi del Collettivo universitario autonomo di Torino aveva all'epoca occupato il Rettorato dopo le tensioni, per poi sfilare in corteo verso piazza Santa Giulia. I manifestanti avevano poi srotolato lo striscione “Fuori fascisti e polizia dall'Università” e intonato cori.

Per quell'episodio la Digos sta eseguendo ora una ventina di misure cautelari, tra arresti domiciliari, divieti di dimora e obblighi di firma.

"Come Regione Piemonte - commenta l'assessore regionale agli Affari Legali, Maurizio Marroneabbiamo compiuto tutti i passi necessari affinché siano tolte le borse di studio ai violenti. Ora, però, auspichiamo dal Rettorato una posizione chiara e sanzioni disciplinari certe per arrivare alla revoca della borsa agli eventuali beneficiari coinvolti". "Basta tutele e premi nei confronti di chi devasta le nostre università" conclude.  

A fargli eco anche il collega di giunta Fabrizio Ricca che, insieme a Lega Giovani Piemonte commenta: "Gli atenei sono un luogo di studio e condivisione dei saperi che non deve diventare ostaggio di chi occupa e usa la violenza per imporsi". "Ci auguriamo che queste operazioni smantellino la rete di prevaricazioni messe in atto da realtà organizzate per commettere aggressioni e imporsi in spazi di tutti" conclude l'assessore regionale alla Sicurezza.

A chiedere di escludere dalla borsa di studio i soggetti "pericolosi" è l'assessore regionale all'Istruzione Elena Chiorino:"Con la violenza delle loro azioni dimostrano il disprezzo per la cosa pubblica".

Cinzia Gatti

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