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Cronaca | 18 settembre 2020, 16:24

La palla ovale rotola oltre le sbarre: la storia di Serghei, ex detenuto e oggi in prima squadra nel Rugby Colorno

Dopo molti anni trascorsi a giocare da detenuto ne La Drola, la squadra fondata nel carcere delle Vallette, oggi il riscatto sociale e l'integrazione passa anche dalle mischie e dalle mete

La palla ovale rotola oltre le sbarre: la storia di Serghei, ex detenuto e oggi in prima squadra nel Rugby Colorno

C'è un pallone che, nonostante sia ovale e non tondo, da molti anni riesce a scivolare oltre le sbarre del carcere, restituendo alle persone che lo calciano, lo stringono o cercano di riconquistarlo un briciolo di normalità. E' quanto succede, grazie alla squadra della Drola rugby, nata all'interno dell'istituto penitenziario delle Vallette di Torino con il contributo dei tecnici della società del Settimo e che dal 2011 partecipa ai campionati della Federazione nazionale con la sua rosa composta unicamente da detenuti.

Negli ultimi anni la crescita esponenziale di questa disciplina dalle radici anglosassoni ha portato con sé passione e curiosità anche tra il grande pubblico, ma anche un buon tasso di retorica che spesso lo ha dipinto come l'unica oasi di vero spirito sportivo in tutto il panorama agonistico (e non). Forse non è così, ma di sicuro proprio La Drola ha saputo regalare una favola innanzitutto dal punto di vista umano e di riscatto sociale.

E' la storia di Serghei Vitali, ex detenuto che dopo 16 anni passati all’interno di diversi istituti penitenziari italiani, in questi giorni è tornato in libertà dopo aver saldato il suo debito con la giustizia e con la società. Trentaseienne, di origini moldave, negli ultimi sei anni Serghei ha speso parte del suo tempo proprio rincorrendo la palla ovale e puntando alla meta avversaria con la maglia della Drola. Ma proprio grazie allo sport dalle grandi "Acca" adesso è riuscito a compiere il salto: è infatti entrato all'interno della grande famiglia del Rugby Colorno, storica società della provincia di Parma, dove il Presidente di “Sostegno Ovale Onlus” e consigliere federale Stefano Cantoni ha trovato per lui spazio, maglia e scarpini con i tacchetti. “Vengo dal carcere di Torino, da La Drola - racconta Vitali -. Da sette mesi mi trovo in affidamento al Rugby Colorno. Mesi in cui ho svolto e sto volgendo servizi sociali e operazioni di volontariato. Durante il lockdown, assieme ad altri ragazzi, mi sono messo a disposizione del territorio distribuendo la spesa per conto di Conad nelle case dei cittadini bisognosi. Di sera invece mi alleno e gioco con i Barbari del Po, la seconda squadra del Rugby Colorno che milita nel campionato di serie C”.

I primi contatti avvennero circa dieci anni fa a Torino, attraverso il progetto Rugby oltre le Sbarre. “Il progetto viene sviluppato a livello nazionale con l’obiettivo di far avvicinare persone come Serghei allo sport del rugby, persone che arrivano da paesi diversi, con diverse tradizioni e che parlano lingue diverse - racconta Cantoni -. Attraverso il rugby viene data loro l’occasione di riscoprire regole che avevano dimenticato, regole di convivenza. Questi ragazzi hanno riscoperto cosa significhino impegno e sostegno proprio in un ambiente dove non vige il gioco di squadra, dove ognuno pensa alla propria sopravvivenza”. 

E così il rugby si trasforma in strumento prezioso per incanalare energie, ma anche speranze. “Mentre ero in prigione - dice anchra Vitali - una mattina mi sono affacciato a una bacheca e ho visto uno strano annuncio, ho pensato che fosse strano che proprio lì si potesse giocare a rugby. E’ uno sport che mi ha sempre incuriosito e affascinato quindi ho deciso di iscrivermi. Dopo un mese sono stato selezionato anche se, visto che avevo 31 anni, mi era stato detto di essere un pochino vecchio… Ci ho messo solo una partita per convincere l’allenatore, tanto che mi ha confidato che sarei potuto diventare una terza linea perfetta”.

"Il rugby mi ha insegnato cosa sia la famiglia, un posto dove non sei mai solo, in allenamento e in cella esattamente come in partita - prosegue -. Giocando ho scoperto tante cose che non conoscevo. Una pacca sulla spalla per molti non vuole dire nulla ma dentro quel posto significa moltissimo. Ho combattuto per anni con i miei compagni per far crescere la squadra. Scendevamo in campo come se fosse l’ultimo giorno disponibile per stare tutti insieme. Il rugby mi ha aiutato a rispettare le regole che ho infranto in passato. Ho capito che i momenti difficili non si superano facilmente, bisogna impegnarsi e sacrificarsi come il rugby insegna”.

E ora Colorno, oltre alla libertà. “Sono onorato che Colorno mi abbia accolto in questa famiglia. Io qui ho trovato tutto quello di cui avevo bisogno e che non ho mai avuto prima. E proprio in questi giorni mi hanno detto che entro ufficialmente a far parte della rosa della prima squadra del Rugby Colorno. Ho iniziato con La Drola, poi sono passato ai Barbari del Po in Serie C e oggi mi alleno con un club di alto livello. Sono partito come un piccolo rugbista ed oggi posso allenarmi ai massimi livelli italiani. E’ un sogno che si avvera”.

Massimiliano Sciullo

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