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Cultura e spettacoli | 19 settembre 2020, 11:03

Buzzy lao: "Il mio disco? Parla di come gli estremi dialogano tra loro"

Chitarra e voce per presentare sabato 19 il suo “universo/riflesso” all'Hiroshima Sound Garden

Foto di Vincenzo Guerrieri

Foto di Vincenzo Guerrieri

 

Un nuovo disco, un nuovo live e una nuova ripartenza per il cantautore e chitarrista Buzzy Lao, che presenta sabato 19, all’interno della rassegna “Hiroshima Sound Garden”, il suo “Universo/Riflesso”.

L’album, uscito a gennaio 2020 per INRI/Bunya Records, parte dalla matrice blues per compiere un viaggio di esplorazione tra mondi musicali diversissimi. L’artista, il cui live sarà aperto dal promettente Junior V, porterà sul palco uno showcase solo chitarra e voce autentico e puro. Abbiamo fatto una chiacchierata con il cantautore per conoscere meglio questo suo nuovo lavoro discografico e per parlare di musica.

Settembre è il mese della ripartenza dopo la pausa estiva, il mese dei nuovi inizi come ad esempio il primo giorno di scuola. Sabato presenterai il tuo “Universo/Riflesso” all'Hiroshima, riparti quindi anche tu dal palco torinese che è stato anche un po’ casa tua. Come suonerà questa ripartenza?

Per me sicuramente suonerà in modo molto potente. Ritornare sul palco in questo particolare periodo storico è da un lato un grande privilegio e dall'altro un momento di grande riflessione. La musica c’è e si fa sentire nonostante tutto, e sono convinto che ormai abbiamo interiorizzato le limitazioni e sono per tutti sempre meno destabilizzanti, ovviamente sperando di poter tornare ai concerti di un tempo il prima possibile, fare musica è anche e soprattutto abbracciarsi e stare insieme.

Il disco rappresenta un viaggio tra sonorità passate e presenti, tra vicino e lontano, tra voce e strumento. È anche un viaggio tra l’Universo e il nostro riflesso su di esso? Attraverso quali tappe si è compiuto il viaggio che ha portato alla pubblicazione del disco?

Il disco parla proprio di questo, di come gli estremi dialogano tra loro. Quel sottile confine che ci divide dal mondo esterno è al lavoro costantemente per filtrare sia in uscita che in entrata emozioni, visioni e pensieri. Nella mia esperienza non esiste qualcosa che nasce solo e solamente in uno dei due mondi, quello esterno o quello interiore, e nel disco parlo di questo dialogo costante. Il disco è anche frutto di un percorso personale che mi ha visto affrontare con sempre più consapevolezza delle difficoltà interiori e personali. Fare luce su queste cose è stato il centro di tutta la scrittura, perciò le canzoni sono molto legate tra di loro e compongono quello che definisco un vero e proprio concept album.

L’eterogeneità del caleidoscopio musicale presente nel disco risulta davvero interessante all’ascolto, nonostante l’esplorazione ti senti legato ad un’influenza musicale in particolare?

L’unica prerogativa che ricerco in ogni canzone è di spingerla il più possibile verso la verità di quello che sento, e da questo punto di vista il Blues rimane sempre il genere che più di costringe a togliere la maschera ed esprimere quello che sento, il dolore che provi o la felicità che vorresti trasmettere. Il blues è sicuramente il vero filo rosso che unisce tutta la mia ricerca musicale, anche in generi che sembrano lontani da questa matrice.

Il featuring con Dargen D’Amico in “Haya”, la partecipazione di Alosi dei Pan del Diavolo nella scrittura di “Ombra”, troviamo anche questo nel disco. Penso anche alla tua partecipazione al progetto video “What ever it takes” di Pierpaolo Valetto e Lorenzo Castagna. La collaborazione con altri artisti in che modo arricchisce una produzione musicale?

È fondamentale. È il vero fuoco di qualsiasi percorso musicale, è il doversi confrontare con altri che ti permette di conoscere i tuoi limiti e di riaggiornarli. Tutte le collaborazioni sono stati momenti importanti di crescita e anche di divertimento, è davvero il lato bello di fare musica, mi viene naturale e nonostante ciò ho intenzione di esasperare ancora di più questa attitudine in futuro.

Sei un cantautore ma anche un chitarrista, raccontaci del tuo legame con lo strumento e come questo si è consolidato ed evoluto nel tuo personale percorso musicale.

La chitarra per me è da sempre lo strumento con cui più mi relaziono e con cui più riesco ad esprimermi in modo diretto e chiaro. È il punto di partenza di quasi tutte le mie canzoni o creazioni. Negli anni la sfida è cercare di togliere sempre di più le cose superflue, intendo nel modo di suonare, e di riuscire a raccontare le storie più complicate con meno note possibili. Affinare lo stile ed evolverlo credo si riassuma solo in questo processo di semplificazione e al tempo stesso arricchimento del sound.

La vita di ognuno di noi, ma anche il mondo della musica e dei live sono stati messi in discussione dal lungo periodo di stop che è appena passato. Nel concreto cosa dovremmo o avremmo dovuto imparare da ciò?

Dovremmo imparare ancora di più che la musica è parte fondamentale di noi, racconta la nostra storia. È cultura, e noi siamo cultura, dobbiamo imparare ed educare noi stessi e gli altri a darle il giusto peso e valorizzarla partendo anche dalle piccole cose.

Info sul live sull’evento https://www.facebook.com/events/308100413953126/
Biglietti disponibili al costo di 10 € inclusa consumazione sul sito www.mailticket.it
Apertura Hiroshima Sound Garden ore 18.30.
Viste le procedure di autocertificazione e assegnazione dei posti con garanzia di distanziamento, si consiglia al pubblico di arrivare con un po’ di anticipo.

Federica Monello

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