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Cronaca | 30 ottobre 2020, 11:25

"Senza cultura l'anima muore": in piazza Castello il grido dei lavoratori dello spettacolo [FOTO e VIDEO]

Un migliaio alla manifestazione organizzata dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom-Uil. Baricco: "Fragilità cronica del settore, mobilità non si risolve chiudendo i teatri"

"Senza cultura l'anima muore": in piazza Castello il grido dei lavoratori dello spettacolo [FOTO e VIDEO]

Anche il mondo della cultura si unisce in protesta contro il Dpcm del 24 ottobre del Governo Conte. Si sono ritrovati questa mattina in piazza Castello, circa un migliaio di lavoratori dello spettacolo piemontesi, per la manifestazione regionale indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom-Uil a seguito delle nuove misure restrittive per l'emergenza Covid, che minano ulteriormente le economie del comparto, già martoriate dallo scorso febbraio. 

Le organizzazioni sindacali chiedono alle istituzioni di individuare sin da subito un piano di rilancio, utilizzando anche le risorse del Recovery Fund, e un tavolo permanente urgente con il Mibact e la Regione Piemonte, "al fine di garantire un presente e un futuro dignitoso" per tutti i professionisti del settore.

Secondo l’analisi condotta dall’Osservatorio Culturale del Piemonte (OCP) nel primo semestre 2020, a livello regionale, come spiegano i sindacati, "sono circa 50 i milioni di euro di mancati incassi che riguardano musei, spettacolo dal vivo e cinema  nella Regione, ma, in questo conto, non rientrano i contratti per forniture esterne che musei e organizzazioni di spettacolo dal vivo hanno interrotto verso le cooperative, le imprese di pulizie, i servizi didattici, tutte risorse che vengono a mancare a tutto l'nsieme del comparto culturale e al suo indotto".

Attori, tecnici, scenografi, danzatori, musicisti, fonici, registi. Queste, e tante altre, le figure scese oggi in piazza per ribadire le difficoltà di una categoria che con fatica aveva provato a ripartire dopo il lockdown, applicando le misure di sicurezza previste dai protocolli anti-Covid siglati con le organizzazioni sindacali. Ora, questo secondo stop rischia di dare il colpo di grazia a tante realtà medie e piccole. 

"A oggi - denunciano i sindacati - troppi lavoratori non hanno ancora ricevuto gli ammortizzatori o le indennità, e sono ancora senza tutele garantite, nonostante le promesse". 

Ha voluto portare il proprio sostegno al settore anche lo scrittore Alessandro Baricco, fondatore della Scuola Holden, che avrebbe dovuto portare una sua lettura di "Novecento" al Teatro Carignano a fine anno. "Sinceramente la chiusura dei teatri si poteva evitare - ha detto - Applicare queste restrizioni in tutte le città d'Italia mi è sembrato semplicistico. Rispetto ad altri sistemi del mondo del lavoro, di certo il nostro è più sfumato, patisce una fragilità cronica, prevedo più sofferenze ancora. E ritengo che il problema della mobilità non si risolva bloccando i teatri ovunque, dove vige un rispetto delle regole altissimo".

Presenti anche i lavoratori del Teatro Regio, fermi dal 23 febbraio, l'associazione nazionale degli esercenti dello spettacolo viaggiante (circhi, luna-park), circoli Arci Torino, di nuovo bloccati dopo aver adeguato gli spazi alle normative post lockdown. Una parola che ora torna pericolosamente a minacciare il nostro quotidiano. "Abbiamo detto più volte di essere consapevoli che l’emergenza epidemiologica non è terminata e che la salute è un bene primario, ora ci troviamo davanti a provvedimenti che penalizzano fortemente l’associazionismo diffuso di promozione culturale e sociale – dice Andrea Polacchi, presidente del Comitato Arci Torino -  Chiudere le attività culturali, sociali e ricreative, chiudere anche di giorno i 4000 circoli Arci, antidoto alla solitudine e all’impoverimento culturale e materiale, rischia di essere per molti di loro un momento drammatico da cui non sarà facile rialzarsi".

Nel corso del presidio - che ha coinvolto, nelle stesse ore, molte altre città italiane - il coordinamento dei Lavoratori e lavoratrici dello spettacolo Piemonte ha anche lanciato dal palco, per il 7 novembre, un'altra manifestazione di piazza.

"Siamo al loro fianco - ha detto l'assessora alla cultura Francesca Leon - L'emergenza sanitaria ha messo in evidenza tutte le fragilità del mondo culturale, un tipo lavoro non tutelato negli anni a livello nazionale. Serve quindi una legislazione che garantisca diritti e tutele per tutti, proteggendo un lavoro tuttora precario, per come si è sviluppato negli ultimi 30 anni. Occorrono ristori in modo efficace e veloce. Il tema qui è la sopravvivenza e poi la ripresa, questa è la fase più difficile, dove si aggiunge debolezza alla debolezza. Bisogna riconoscere che tutte categorie hanno pari diritti e dignità".

Un'opinione condivisa anche dall'assessore alle politiche giovanili Marco Giusta: "La chiusura dei circoli Arci in questo momento è molto pesante. Si tratta di strutture portanti della socialità  torinese. Mi aspetto quindi che, come noi siamo intervenuti nella delibera per concessioni delle attività agli spazi culturali, anche da parte del governo arrivi no i ristori".

“Sono stati i primi a chiudere a febbraio, molti non hanno fatto in tempo a riaprire, e ora sono di nuovo chiusi a causa del vertiginoso aumento dei contagi: per la cultura, per i circoli e gli spazi culturali e teatrali no profit serve assolutamente un reddito di quarantena, capace di sostenere il reddito delle famiglie che lavorano in questo campo e garantire che per loro, dopo la pandemia, ci sarà ancora un futuro”: sono le parole di Marco Grimaldi, capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Regione, intervenuto alla manifestazione di stamattina dei lavoratori del mondo dello spettacolo.

Manuela Marascio

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