/ Cronaca

Cronaca | 05 dicembre 2020, 07:33

Gestivano il traffico di migranti, ci sono anche dei torinesi tra i 19 indagati

L'inchiesta partita da un'inchiesta della Procura di Catania. Per l'operazione 'Mondi connessi' il reato ipotizzato è quello di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

Gestivano il traffico di migranti, ci sono anche dei torinesi tra i 19 indagati

Sono 19 gli indagati dalla Procura distrettuale di Catania, che ha aperto un'inchiesta su un cartello di 'facilitatori' del traffico internazionale di migranti collegato con gruppi criminali in Turchia e Grecia.

Il provvedimento, che ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha portato al fermo di persone a Bari, Milano, Torino e Ventimiglia dalla squadre mobili di Siracusa e degli altri capoluoghi interessati e dal Servizio centrale operativo.

La complessa indagine, che ha preso il nome di 'Mondi connessi' ha fatto luce su quello che è indicato come "un necessario anello di congiunzione" in Italia con "gruppi criminali attivi in Grecia e Turchia, che agevolavano i migranti nel percorso verso la meta privilegiata, Francia e Nord Europa, attraverso la 'rotta orientale' che passa per Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e Italia".

Le indagini, avviate nel 2018 dall’analisi di 10 sbarchi  avvenuti in provincia di Siracusa e tutti con migranti provenienti dalla rotta del Mediterraneo Orientale (Turchia o Grecia) proseguite anche con attività tecniche, hanno consentito di raccogliere gravi elementi nei confronti del sodalizio criminale che vedeva al suo interno anche italiani, che riuscivano a favorire l’ingresso illegale in Italia e poi in altri Paesi Europei dei migranti. Regolarizzavano la loro posizione sul territorio nazionale, falsificando contratti di lavoro ed altra documentazione necessaria all’ottenimento del permesso di soggiorno.

E’ stata accertata una fitta rete di soggetti italiani e stranieri (quest’ultimi per la maggior parte titolari di permesso di soggiorno per protezione internazionale) e l’inchiesta ha consentito, inoltre, di svelare come l’organizzazione, strutturata come vero e proprio network di gruppi indipendenti tra di loro ma tutti collegati alla centrale sita in territorio estero, operasse attraverso le ramificazioni nelle città di Bari, Torino, Milano e, ovviamente, Ventimiglia.

Il gruppo di Bari si occupava di fornire accoglienza ai migranti e fornire documenti giustificativi per il rilascio dei permessi di soggiorno. Dalla città pugliese venivano indirizzati verso Torino e Milano per essere successivamente indirizzati a Ventimiglia, dove operava l’altro gruppo più nutrito. Nella città di confine il gruppo criminale, composto totalmente da cittadini stranieri di nazionalità pakistana e afghana, si occupava di raccogliere e trasportare in macchina (durante la notte) i migranti in Francia. Una volta raggiunta la destinazione finale, segnalavano il passaggio del confine, per ottenere il pagamento pattuito da parte delle famiglie.

Nel corso dell’operazione, un uomo, strettamente connesso al sodalizio criminale e a carico del quale sono emersi gravi indizi di colpevolezza, è stato fermato mentre era in procinto di effettuare un trasporto di migranti dalla stazione ferroviaria di Ventimiglia verso la Francia. Sono anche state eseguite perquisizioni, grazie alle quali sono stati sequestrati: 17 telefoni cellulari, principale strumento utilizzato dagli indagati per le attività illecite, 4 computer portatili, documenti vari e circa 25.000 euro in contanti.

L’inchiesta ha smantellato un pericoloso cartello, considerato un necessario anello di congiunzione con gruppi criminali attivi in Turchia e Grecia che, a loro volta, agevolavano i migranti nel percorso verso la meta privilegiata (Francia e nord Europa) a fronte del pagamento di ingenti somme di denaro (circa 6 mila euro a migrante, per l’intero viaggio attraverso l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e l’Italia).

Il denaro corrisposto dalle famiglie dei migranti veniva accantonato in punti di raccolta in Turchia e poi versato al momento dell’arrivo del migrante nel Paese previsto, o attraverso sistemi di ‘money transfer’ oppure con un meccanismo simile all’hawala come già verificato nel contrasto alle organizzazioni criminali nigeriane di tipo cultista.

L’intero network criminale aveva ampia disponibilità di denaro utile ad acquistare imbarcazioni, generalmente a vela, rubate o noleggiate, e a reclutare skipper in grado di pilotare le imbarcazioni verso la costa della provincia di Siracusa. Gli scafisti venivano remunerati con una somma pari a circa 1000 dollari per ogni traversata. L’ufficio del Gip di Imperia e Bari ha già provveduto ad emettere ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei soggetti sottoposti alla notifica del fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Catania.

redazione

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium