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Eventi | 10 gennaio 2021, 13:07

"Quanto ci manca la voce limpida di Primo Levi: quella memoria appartiene a tutti"

Con la rassegna "Io so cosa vuol dire non tornare", il Circolo dei lettori di Torino dedica allo scrittore un ricco calendario di appuntamenti dal 14 gennaio al 16 febbraio

Primo Levi nella sua casa, metà anni Ottanta

Primo Levi nella sua casa, metà anni Ottanta

Un intero mese, dal 14 gennaio al 16 febbraio, dedicato a Primo Levi e al valore della sua testimonianza per le generazioni attuali e future. E' questo lo spirito della rassegna Io so cosa vuol dire non tornare, realizzata dalla Fondazione Circolo dei lettori in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi dedicato all'autore di Se questo è un uomo.

Incontri, ritratti, podcast, lezioni, letture, riflessioni per continuare a riscoprire l’immenso patrimonio umano che ci ha lasciato, in preparazione al Giorno della Memoria il 27.

"Quanto ci manca la sua voce. Limpida, pacata, così profonda da riuscire ad arrivare sempre al cuore delle cose. Anche, ma non soltanto a quel cuore nero che è l’abisso della Shoah - commenta Elena Loewenthal, direttore della Fondazione Circolo dei lettori -.  Primo Levi è, ma soprattutto deve tornare ad essere il canone della nostra memoria, dello sguardo che, nell’orientamento ebraico del tempo, ha il passato davanti agli occhi e il futuro alle spalle: perché ciò che è stato è in qualche misura conoscibile, mentre quello che è ancora da venire non possiamo saperlo ma soltanto imparare ad affrontarlo con gli strumenti che l’umana coscienza ha fatto propri nel corso della storia". 

"La voce di Primo Levi è necessaria a tutti. Per come ha saputo disegnare la memoria e raccontarla. Per come ha saputo trasformare la memoria in una lezione morale e in un percorso di conoscenza condivisa. Primo Levi non è, non è stato solo un testimone ma un grande scrittore a tutto tondo, un uomo capace di esprimere la vocazione letteraria, quella di scienziato – anzi di chimico -, e di intellettuale nel senso più ampio del termine. Non c’è una sua sola parola che non sia necessaria per tutti noi, dai grandi romanzi sull’universo concentrazionario e la guerra alla poesia che scaturisce magari da una mattina nebbiosa, dalla riflessione fondamentale sulla zona grigia alle sue pagine più intime condite di un’ironia sottile, benevola. Ascoltare Primo Levi significa inevitabilmente confrontarsi con la ricchezza della sua produzione letteraria e artistica. Quella memoria appartiene a tutti, riguarda tutti e non soltanto il popolo ebraico né tantomeno soltanto chi ha attraversato quell’inferno, come è successo a lui. È memoria collettiva, deve essere il nostro sguardo su quel passato intollerabile eppure nostro".

Il programma prende il via il 14 gennaio con Annunciazione. Dodici poesie intorno ad Auschwitz selezionate da Domenico Scarpa e lette da Valter Malosti, regista, attore e direttore di TPE - Teatro Piemonte Europa; prosegue il 19 con la presentazione editoriale del libro postumo L’immortale Bartfuss (Guanda) di Aharon Appelfeld: un omaggio in dialogo tra la traduttrice Elena Loewenthal e Alain Elkann, amico dell’autore e suo profondo estimatore. Auschwitz, città tranquilla. Dieci racconti è il volume curato da Fabio Levi e Domenico Scarpa per Einaudi; l’incontro del 26 gennaio a esso dedicato coincide con l’uscita editoriale.

Parte poi dal Ministero dell’Istruzione la pubblicazione per le scuole di Lettura Primo Levi, una selezione di brani da I sommersi e i salvati a cura di Fabio Levi e Vincenza Iossa con lettura di Fabrizio Gifuni rivolta a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di tutta Italia. Il 28 gennaio Gifuni leggerà e presenterà quei brani in dialogo con Ernesto Ferrero.

Dal salone dell’Arengo del Broletto di Novara e in collaborazione con il Comune, l’1° febbraio sarà invece la voce femminile di Lucilla Giagnoni a riflettere sul Primo Levi liberato, in una selezione di brani tratti da La tregua e dal suo ultimo romanzo Se non ora, quando. A partire da La chiave a stella e da Il Sistema Periodico e in collaborazione con la Fondazione Sinisgalli, Marco BelpolitiClaudia Durastanti e Claudio Bartoccidalla SIVA di Settimo la fabbrica di vernici e affini dove lavorò Primo Levi, discuteranno sul rapporto fra letteratura e scienza.

Il 9 febbraio si terrà poi un incontro dedicato ai processi di istituzionalizzazione della memoria a cura del Polo del ‘900. La lectio del premio Pulitzer per la narrativa Jhumpa Lahiri, oggi docente presso il Lewis Center for the Arts e la Princeton University, ci condurrà l’11 febbraio verso la conclusione del percorso: un inedito dialogo tra Ann Goldsteintraduttrice dell’opera completa di Primo Levi in inglese e Gian Luigi Beccaria, linguista, autore de I mestieri di Primo Levi (Sellerio), in programma il 16 febbraio. 

A completamento del programma, un approccio non convenzionale che include Primo Levi. Momenti, una originale sequenza di scatti su Primo Levi a cura di Guido Vaglio volta a richiamare le tante sfaccettature e passioni dello scrittore: la chimica, la letteratura, la montagna, lo scrupolo della testimonianza sul Lager, il piacere del fantastico, l’umorismo, la curiosità per tanti e differenti campi del sapere. L’esposizione sarà allestita dalla settimana del 27 gennaio nella Galleria del Circolo dei lettori di Torino e resa accessibile via web fino a quando non sarà possibile la visita in presenza.

È inoltre in programma con TPE la produzione di Protezione. Tre podcast per tre racconti di Primo Levi, tratti da Vizio di forma e da Storie naturali (ProtezioneQuaestio de Centauris e Ammutinamento). Infine, inizierà a febbraio il gruppo di lettura dedicato al rapporto tra Primo Levi e la sua città, Torino, quattro incontri on line, sulla piattaforma dedicata del Circolo dei lettori, per sfogliare l’antologia di brani dedicati a Torino, proposti e letti da Gianni Bissaca e commentati con Guido Vaglio

"Mettere Primo Levi al Centro di questo 27 gennaio significa riconoscere la sua capacità di rompere le distanze, di avvicinarci alla realtà di Auschwitz e alle domande che quell’esperienza continua a porci pur a distanza di tanti anni: domande sul nostro mondo, di cui Auschwitz è parte, e su di noi – dichiara Fabio Levi, Presidente del Centro Internazionale di Studi Primo Levi -. Dedicare un mese intero di iniziative a Levi nella sua città significa d’altra parte dare il giusto peso a una delle maggiori personalità della Torino di oggi: una personalità conosciuta e amata in tante parti del mondo fra le altre cose per la modestia e la sobrietà con cui ha saputo diventare un punto di riferimento ineludibile del pensiero contemporaneo".

Manuela Marascio

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