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Cultura e spettacoli | 21 febbraio 2021, 08:58

Graphic novel e critica sociale: gli illustratori indipendenti di Torino prendono la vita a Morsi

Giulia Pavani racconta la sua nuova realtà editoriale nata in pieno lockdown. Gli autori sono soprattutto giovani under 30

Morsi Editore

Morsi Editore

Un’officina editoriale indipendente nata a Torino durante il primo lockdown, serbatoio vivace di fumetti, graphic journalism e progetti creativi distribuiti online. Si chiama Morsi Editore, e il nome, fuor di retorica, è davvero tutto un programma. Una realtà che gioca d’attacco, aggredendo la banalità e i luoghi comuni per solleticare il pensiero e invitarlo, anche provocatoriamente, a una riflessione critica.

L’ideatrice è Giulia Pavani, 28 anni, illustratrice. Il suo desiderio? Unire differenti realtà artistiche e culturali del territorio torinese in un percorso di editoria militante, offrendo uno sguardo radicale su politica, cultura e società attraverso i mezzi di comunicazione artistica a disposizione. 

Giulia, come nasce Morsi?

Il progetto si è formato in piena pandemia, l’idea è reduce da una passata esperienza nel settore dell’autoproduzione editoriale di fumetti, graphic journalism, graphic novel e progetti illustrati. Ci ho lavorato alcuni mesi con altri ragazzi di Torino e abbiamo ufficialmente aperto le porte a settembre.

Perché “officina”?

Perché è un luogo di lavoro sinergico e pieno di azioni, dove creare qualcosa di unico. Scegliamo appositamente autori molto giovani, che hanno sempre voce in capitolo su tutti i progetti da realizzare. Vogliamo lavorare a stretto contatto con loro in ogni fase, soprattutto perché molti ragazzi che escono dall’università, dopo aver lavorato mesi a tesi o progetti, quando finiscono il percorso di studi vedono spesso i propri elaborati trafugati  in modo illecito o gettati nel dimenticatoio, senza possibilità di sviluppo. 

Volete quindi puntare tutto sulla creatività giovanile?

Sì, il 70% dei nostri autori non supera i 30 anni. Ci teniamo particolarmente a supportare questa fascia, molto ben radicata nel territorio torinese. Parliamo di una città che, fino a poco tempo fa, pullulava di inventiva e genialità, mentre oggi si fa più fatica a muoversi. Per questo, nel tempo, vogliamo appoggiarci ad associazioni, enti e spazi collettivi per promuovere i nostri progetti editoriali e curarli assieme ad altri attori.

Perché vi chiamate Morsi? 

Volevo un nome che fosse non per forza aggressivo ma che avesse comunque un carattere spiccato e rispecchiasse, allo stesso tempo, anche la mia personalità. C’è tanto di me, in questa realtà editoriale, date le tematiche che trattiamo: il sociale e la politica non vanno analizzate con leggerezza, ma devono sempre avere un impatto sul lettore. 

A chi volete arrivare?

Il nostro obiettivo è sensibilizzare la collettività su vari aspetti, con un focus sull’attualità. Cerchiamo un punto d’incontro tra le arti visive e la società moderna, attuiamo una sorta di “disobbedienza creativa” mista all’innovazione e alla sperimentazione. La narrativa e il disegno ci consentono di approfondire un’indagine di critica sociale, sfruttando anche gli strumenti cross mediali, come la musica e i podcast. 

Una scelta provocatoria, quindi.

Certo. Morsi è una realtà indipendente, che è sinonimo di resistenza, nel più profondo del  suo significato. Siamo lontanissimi dai canali mainstream ed evitiamo qualsiasi ingerenza dell’industria capitalista, ma prendiamo a braccetto le realtà piccole del territorio che lavorano in autonomia. 

Cos’avete ora in cantiere?

Partiamo con Storie della vasca, scritto da Chiara Lucà e da me illustrato. Ne è stato fatto anche un podcast. Racconta la vita di un giovane donna dalla prospettiva di una vasca. Poi c’è il viaggio artistico dietro la realizzazione di Guernica di Picasso in Tutto a un tratto, di Andrea Granato, con la supervisione della professoressa Chiara Carrer. E infine Gastrite, rivista semestrale in uscita a marzo. È un’opera grafica realizzata da cinque studentesse del Politecnico di Milano, che racconta gli aspetti più indigesti della realtà di tutti i giorni. 

Manuela Marascio

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