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Sanità | 23 luglio 2021, 17:57

Lotta ai tumori, una nuova rete oncologica per il Piemonte: "Ridurremo la migrazione dei pazienti"

Tre i coordinatori in campo, mentre nel comitato scientifico ci sarà spazio anche per i rappresentanti dei pazienti. Confermati 1,6 milioni di risorse

Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta

Presentata oggi la Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta

"Una riorganizzazione durata alcuni mesi, un lavoro duro, ma reso necessaria per molte ragioni". L'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, presenta con orgoglio la nuova Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Tra le novità, una autorità centrale con tre esponenti di riferimento: un coordinatore centrale, Massimo Aglietta, un coordinatore ospedaliero, Mario Airoldi e un coordinatore del territorio, Alessandro Comandone. Al loro fianco, anche un comitato scientifico composto da 9 specialisti. E anche una rappresentanza dei pazienti ("per avere un feedback del lavoro che si fa sul territorio, dando corpo a un confronto prezioso", dice Icardi).

Quasi 31mila nuovi casi nel 2018: recuperare lo screening

Nel 2018 sono stati quasi 31mila i nuovi casi. Soprattutto prostata e mammella, a seconda del genere, ma i tassi di sopravvivenza a 5 anni stanno crescendo: oltre il 63% per le donne e oltre 53% per gli uomini. I tumori con percentuali più alte di sopravvivenza sono prostata (92%), tiroide (91%), melanoma (90%), mammella (88%) e linfoma di Hodgkin (81%). 
A livello di mortalità, i dati più recenti vedono (Istat 2015) 14.391 decessi (8000 uomini, 6391 donne), mentre le neoplasie con maggiori decessi sono polmone (2818), colon-retto (1614), mammella (1081), stomaco (669) e prostata (620).

"Durante la pandemia abbiamo dovuto sospendere attività non urgenti, anche in ambito di patologia tumorale, ma nessuna riduzione dei trattamenti e delle cure nei casi più urgenti (linfomi, leucemie e mielomi, per esempio) e, in alcuni casi, sono stati addirittura aumentati".
Per quanto riguarda le attività di screening, l'obiettivo che si pone la Regione è il recupero di almeno il 50% degli esami non eseguiti nel 2020 entro la fine del 2021 e il recupero del 100% degli esami non eseguiti nel 2020 entro la fine del 2022.

Un periodo complesso, non facile da attraversare. "Abbiamo lavorato molto, ma ho anche imparato molto - dice la responsabile uscente della Rete oncologica, Franca Fagioli -. La nuova rete oncologica ha un'organizzazione molto efficiente ed è fondamentale la presenza delle associazioni di volontariato".

Un finanziamento di 1,6 milioni per tre anni

A livello temporale, l'attività della Rete oncologica (che godrà di circa 1,6 milioni di finanziamento) seguirà un piano triennale, con elaborazioni operative di anno in anno.

"In questa regione abbiamo ancora troppa migrazione dei pazienti e il nostro impegno è di limitarla, mettendo a disposizione le competenze giuste, anche perché si tratta di una perdita anche a livello economico", dice il coordinatore Aglietta.

Al lavoro per il Piano oncologico nazionale

Attualmente si contano in Regione circa 210mila pazienti tra quelli in cura e quelli guariti o in via di guarigione. Mentre gli specialisti esperti sul campo sono 240. Un carico di lavoro non indifferente.

"Stiamo lavorando alla stesura del Piano oncologico nazionale - dice il direttore scientifico nazionale della Federazione nazionale del volontariato in oncologia, Paola Varese - e speriamo di dare un contributo sostanziale in Piemonte. Il rapporto del volontariato con le istituzioni non deve essere di sostituzione, ma di supporto. E deve intercettare i bisogni della gente per farli arrivare sul tavolo dei decisori".

Massimiliano Sciullo

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