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Politica | 15 giugno 2022, 19:09

Criminalità: uso sociale dei beni confiscati alla mafia, Piemonte penultimo

Solo l'Emilia dietro in questa particolare classifica: i risultati emersi dopo l'audizione di Libera in Commissione Legalità

foto d'archivio

Criminalità: uso sociale dei beni confiscati alla mafia, Piemonte penultimo

Audizione, questo pomeriggio, in Commissione Legalità (presidente un esponente del M4o), di Maria Josè Fava - referente Libera Piemonte - e Rocco Sciarrone - docente dell’Università di Torino - che hanno presentato i risultati del progetto Beni in Rete.
I dati che emergono da questa iniziativa, finanziata da un bando della Regione Piemonte e in seguito della Compagnia di Sanpaolo, dicono che su 304 complessi immobiliari, il 66% è in attesa di destinazione (54% confiscato definitivamente, il 12% non definitivo o non rilevato), il 12% è stato destinato ma non riutilizzato e il 22% è stato destinato e riutilizzato. Per quanto riguarda l’assegnazione dei beni, oltre l’85% arriva ai Comuni, il 10,7% al demanio, il 2% alla città metropolitana di Torino e l’1,2% alla Regione. Secondo le stime comparative di Libera, il Piemonte risulta penultimo in Italia nell’utilizzo sociale dei beni confiscati, davanti alla sola Emilia Romagna, ultima.
Sono 126 i comuni piemontesi (l’11% rispetto al totale regionale) che registrano beni sequestrati o confiscati sul loro territorio.
Fava e Sciarrone hanno tracciato un quadro sintetico dei problemi che si presentano durante l’iter di assegnazione e riutilizzo e hanno individuato in una maggior copertura economica, un maggior supporto ai Comuni e una strategia regionale integrata, alcuni possibili sviluppi per il futuro.
Durante la seduta sono intervenuti alcuni consiglieri di Lega, Pd e Luv per chiarimenti e approfondimenti sui motivi della bassa percentuale di utilizzo dei beni, sulle politiche di prevenzione del fenomeno mafioso, sulle buone pratiche che si possono mutuare da altre regioni.
Il presidente della Commissione ha, inoltre, preso l’impegno di sollecitare la Giunta e l’assessore di riferimento per la pubblicazione del nuovo bando relativo al progetto.
Per Fava e Sciarrone sono diversi i motivi delle difficoltà. Innanzitutto la sede territoriale dell’agenzia nazionale per i beni confiscati è a Milano e si occupa di tutto il quadrante nord-ovest. Andrebbero inoltre incrementati i fondi e snelliti i tempi burocratici, che scontano anche ricorsi promossi dai proprietari per rallentare la confisca. Infine, secondo gli auditi, gli amministratori in alcune zone sono vittime di situazioni di paura e intimidazione, che vanno fronteggiate con una maggior attenzione alle politiche di contrasto alla mafia.

comunicato stampa

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