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Politica | 22 novembre 2022, 07:15

A tu per tu con Chiara Appendino: “Atp Finals, Torino centro del mondo, ma sdoppiamo il village per sognare il bis” [INTERVISTA]

Il rimpianto per il Centro d’Intelligenza Artificiale, le priorità per Torino, ma non solo. Appendino spiega cosa serve perché le Finals rimangano qui altri cinque anni. Poi la promessa: “Lotterò per il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali. Spero che almeno su questo il sindaco di Torino farà sentire la sua voce”

chiara appendino

Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, oggi parlamentare del M5S

In prima fila per difendere gli interessi di Torino. Nel viaggio che in treno separa la città che ha amministrato per cinque anni da Roma, nella testa di Chiara Appendino ricorrono emozioni contrastanti: da un lato l’orgoglio di vedere una città più che mai viva e internazionale grazie alle Atp Finals, ottenute con coraggio, dall’altro la preoccupazione per un Governo che “mette in difficoltà i più fragili” e il timore che la città "perda" il Centro per l'intelligenza Artificiale.

In tredici mesi la vita dell’ex sindaca è cambiata radicalmente. Oggi Chiara Appendino, in continua spola tra la “sua” Torino e la capitale, conduce le sue battaglie in Parlamento, nella Camera dei Deputati. Battaglie che fanno rima con diritti, ma anche sociale e lavoro. E Torino, rimane fissa nei pensieri dell’ex prima cittadina, oggi anche vice presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel.

- Chiara Appendino, per la seconda volta i riflettori del mondo hanno illuminato Torino grazie alle Atp Finals: le ha ottenute lei con tanta fatica e un pizzico di follia: che effetto le ha fatto vedere il Pala Alpitour così gremito e festante, i tennisti migliori al mondo qui?

Sicuramente una bellissima manifestazione, che pone Torino al centro del mondo. Una sfida che si è vinta ma che continua a crescere, tant’è che ogni anno si migliorerà: è il vantaggio di una manifestazione pluriennale. Quindi c’è tanto orgoglio, ancora oggi quando vedo i tennisti qui mi chiedo sempre se sia vero. Per fortuna lo è e si continua a migliorare anche come federazione per migliorare l’evento.

- Proviamo a rendere perfetto un format già di livello: come e cosa si deve migliorare per far sì che le Finals rimangano a Torino altri 5 anni?

Quest’anno è stato il primo anno senza Covid e questo ha aiutato, la manifestazione è migliorata. Il fan village davanti al Pala Alpitour è una scommessa vinta e va mantenuto, ma penso si debba lavorare di più sul centro città e immaginare uno sdoppiamento del villaggio anche per chi non ha il biglietto per le partite. Credo che almeno come federazione porremo la questione, questo potrebbe aiutare anche chi non è appassionato di tennis ad avvicinarsi a questo sport, a questo mondo. 

- Lei è appena entrata nella Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo. Questione City Branding: Torino ha un “brand” che può ambire ad essere riconosciuto in tutto il mondo? Penso all’iconico New York New York…

Ha delle eccellenze incredibili, da tutti i punti di vista: culturale, storico, industriale ed economico. Torino ha bisogno di comunicare. Questo percorso l’avevamo iniziato come amministrazione, ma non abbiamo potuto portarlo a termine perché il Covid non ha aiutato. Sicuramente eventi come le Finals pongono Torino al centro del mondo e la cosa più importante è che chi viene a Torino non si aspetta una città di questo tipo e ne rimane innamorato. C’è molto lavoro da fare, il branding va fatto, credo che sia un percorso che l’attuale amministrazione ha deciso di intraprendere e io sono pienamente d’accordo.

- Ha depositato una proposta di legge sul matrimonio egualitario. La difesa e l’ampliamento dei diritti saranno la sua battaglia in Parlamento? E in che modo?

L’avevo detto in campagna elettorale e l’ho fatto, ho depositato questa proposta di legge. Purtroppo questa città ha deciso di smettere di trascrivere per mancanza di coraggio, ma sappiamo che serve una legge. Ho voluto fare la mia parte. So che non sarà facile farla approvare, questo è un Governo di centrodestra che sui diritti sembra non voler far passi in avanti. Ma non voglio perdermi d’animo e sono convinta che con le altre forze politiche, con la società civile e chiunque vorrà portare avanti questa proposta, si potrà fare fronte comune: lotteremo e battaglieremo anche per questo, perché se c’è un diritto che oggi non è riconosciuto, significa che qualcuno ha un privilegio.

- A proposito di diritti: a Torino si sono fermate le trascrizioni di figli di coppie omogenitoriali. E’ davvero una questione di avere coraggio?

Io credo che in città come Milano e Bologna, con coraggio, i sindaci stiano trascrivendo. So che ci sono dei rischi, ne sono consapevole, conoscono bene la situazione. Sono consapevole del fatto che ci sia stata un’indicazione da parte del Ministero degli Interni, ma ritengo che degli atti possano essere simbolici e non solo. La firma ha anche un valore concreto nella tutela dei diritti, ma ora sono in Parlamento e la battaglia la devo fare lì: al di là di quello che è successo a Torino non è immaginabile che in alcune città il diritto sia riconosciuto e altre no. Serve una battaglia nazionale, la porterò avanti con tante persone, famiglie, amministratori locali. Sicuramente anche il sindaco di Torino farà sentire la sua voce. Almeno su questo, spero.  

- A oltre un anno dal termine del suo mandato da prima cittadina c’è un progetto che si rammarica di non essere riuscita a portare a termine? E perché non è stato possibile farlo?

Quando ero sindaca mi chiedevo sempre come avrei potuto fare meglio. Devo dire che una cosa che mi spiace di non essere riuscita a portare a termine è il Centro per l’Intelligenza Artificiale, avevo lottato tantissimo per ottenerlo. Il presidente Conte, quando era primo ministro, aveva dato l’ok a Torino. Con il presidente Draghi il progetto si è indebolito, ma abbiamo lottato comunque per tenerlo e oggi mi sembra che la spinta propulsiva si sia un po’ spenta. Seguo il progetto da parlamentare. 

- Da ex sindaca, oggi a Roma, uno sguardo su Torino: quali sono i dossier prioritari per la città?

Sicuramente il Centro per l’Intelligenza Artificiale, ho fatto un’interrogazione parlamentare. Ma direi che le due grandi tematiche sono da un lato il tema dell’industria, anche perché faccio parte di quella commissione. Penso ai centri e ai distretti dell’aerospazio e dell’automotive che hanno bisogno di essere seguiti, poi il tema delle infrastrutture. Della metro 2 si è discusso a lungo, anche su questo è stata fatta un’interpellanza per evitare che si possano disperdere alcune fermate, in particolare a Torino Nord. Prima di tutto però penso al Pnrr: questi sono anni in cui il Comune ha a disposizione molte risorse da poter spendere, sia per le politiche per periferie che per le infrastrutture, ma non è semplice e ci sono ostacoli burocratici, oltre ai costi delle materie prime. Credo che quella sarà una battaglia che dovremo portare avanti tutti al fine di tutelare il territorio e permettere a questi investimenti di cadere a terra. 

- Si sente di dare un giudizio sui primi passi mossi dal Governo Meloni?

Beh, quando vedo un Governo che come primi segnali da un lato decide di innalzare il tetto ai contanti, favorendo così gli evasori e l’economia nera, come affermano gli studi che hanno analizzato l’effetto del passaggio del tetto all’uso del contante da 1.000 a 3.000 euro. Dall’altra parte mi sembra che l’obiettivo di questo Governo sia mettere in difficoltà chi è già fragile, penso alla stretta sul reddito di cittadinanza, che colpisce persone tendenzialmente fragili, che non trovano lavoro. C’è un atteggiamento non coerente. Ci si aspettava un intervento sulle bollette e sui costi dell’inflazione, ma anche questo non si è visto (ad oggi) in maniera massiccia. 

Andrea Parisotto

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