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Attualità | 18 marzo 2023, 15:00

La Caritas aiuta 40 mila poveri, il 32% vive con il reddito di cittadinanza: "Chi lo perderà sarà più in difficoltà"

A Torino i problemi maggiori sono economici o legati al lavoro. La rete d'assistenza vede 350 centri parrocchiali al servizio della carità

La Caritas aiuta 40 mila poveri, il 32% vive con il reddito di cittadinanza: "Chi lo perderà sarà più in difficoltà"

La Caritas aiuta 40 mila poveri, il 32% vive con il reddito di cittadinanza: "Chi lo perderà sarà più in difficoltà"

Una Torino sempre più povera, che necessita di continua assistenza. E' quanto emerge dal convegno organizzato per la XXXIV Giornata Caritas, in cui è stato raccontato come siano circa 40.000 i poveri serviti nel 2022 dai centri parrocchiali a Torino. Un numero che sale addirittura a 70.000 se si considera l'intera diocesi. Tantissimi.

Secondo il report, un povero su due si è rivolto per la prima volta alla Caritas nel 2022. Un dato che evidenzia come vi sia stato un peggioramento delle condizioni di vita tale da spingere famiglie e persone che prima riuscivano a cavarsela a chiedere aiuto. E l'aiuto è arrivato, grazie ai 350 centri parrocchiali presenti nella Diocesi.

Le zone che più sembrano aver bisogno di una mano tesa sono quelle periferiche: Barriera di Milano, San Salvario, ma anche Campidoglio, Mirafiori e Madonna di Campagna. Tra le persone che maggiormente si rivolgono agli sportelli si segnalano uomini tra i 46 e i 60 anni, italiani, soli o coniugati con figli non minori a carico. 

E per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, i dati raccolti rivelano come il 32% delle famiglie che si rivolge ai centri ha percepito il Rdc: solo il 24% invece ha un reddito derivante dal lavoro. Una fotografia che preoccupa e non poco la Caritas: "Tra coloro che dal 2022 usufruiscono di tale misura, alcuni forse la perderanno nei prossimi mesi, a seguito delle recenti decisioni assunte dal Governo in carica. Ne conseguirà l’aggravarsi delle condizioni di chi oggi, grazie al RDC, può pagare affitto o mutuo anche in assenza di una occupazione stabile. Se alla perdita del contributo non farà seguito un’occupazione lavorativa, aumenteranno le sofferenze e le persone dovranno, ancora una volta, scegliere se pagare l’affitto, provvedere alle cure mediche o fare la spesa".

Redazione

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