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Attualità | 20 maggio 2023, 09:29

Granchi scorpioni, mosche e...uomini: le “storielle” di Luigi Lo Cascio al Salone del Libro

Il grande attore ha dimostrato la sua grande vena narrativa presentando il suo ultimo libro “Storielle per granchi e scorpioni”, composta da 33 racconti irresistibili e surreali

luigi lo cascio al salone

Granchi scorpioni, mosche e...uomini: le “storielle” di Luigi Lo Cascio al Salone del Libro

Può un grande attore essere anche un grande scrittore? Evidentemente sì, se quell'attore si chiama Luigi Lo Cascio. Il protagonista di film indimenticabili come I cento passi La meglio Gioventù, ma anche apprezzato interprete teatrale, lo ha dimostrato al Salone del Libro di Torino presentando e leggendo alcuni brani del suo ultimo libro “Storielle per granchi e scorpioni, edito da Feltrinelli.

Mosche e...uomini

Il libro è composto da 33 racconti irresistibili e surreali con protagonisti animali, come appunto i granchi, gli scorpioni o le capre “che si innamorano della luna”, che interagiscono tra di loro e con esseri umani in situazioni grottesche e metaforiche. In uno dei più significativi, i protagonisti sono un giovane uomo alla caccia di un'imprevedibile mosca: “L'ingiustizia – ha dichiarato Lo Cascio – si fonda sul malinteso che si possa torturare liberamente un essere considerato inferiore".

"Le mosche, però, non sono tutte uguali e per questo tra gli interlocutori nasce una possibilità di dialogo. Il torturatore arriva sempre a una conclusione immediata ma, considerando la vittima nella propria singolarità, la stessa si trasforma in un essere unico lasciando spazio a un rapporto che diventa di amicizia se non di amore”.

Il rapporto tra recitazione e scrittura

Lo Cascio ha parlato, infine, del rapporto tra il mestiere della recitazione e la passione per la scrittura che, nonostante tutto, vive in lui: “Scrivere – ha concluso – ha sempre rappresentato una sorta di laboratorio personale fin da quando ho iniziato a fare l'attore: ho sempre scritto tanto, anche per il teatro e per il cinema, ma solo negli ultimi anni ho pensato di far leggere la mia narrativa a qualcun altro. Questo libro è nato durante la pandemia, quando eravamo chiusi in casa, ed è quindi legato alla nostalgia per il mondo esterno; quando non si può uscire non si pensa a un dialogo con gli uomini, ma ad un universo fatto di alberi, animali e cose invisibili”.

Marco Berton

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