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Politica | 08 aprile 2024, 18:16

Inchiesta Pd Torino, M5S: "Lo Russo non risponde, i torinesi meritano trasparenza"

I consiglieri Ledda e Borasi, vicini alla famiglia Gallo, fanno quadrato intorno al dimissionario Raffaele: "E' un ragazzo perbene, provo una grossa sofferenza per lui"

I consiglieri Ledda e Borasi, vicini alla famiglia Gallo, fanno quadrato intorno al dimissionario Raffaele

I consiglieri Ledda e Borasi, vicini alla famiglia Gallo, fanno quadrato intorno al dimissionario Raffaele

C’è fibrillazione tra le file della maggioranza in Sala Rossa al primo Consiglio Comunale dopo l’inchiesta sulle infiltrazioni dell’ ‘ndrangheta negli appalti di manutenzione di strade ed autostrade torinesi. Perché nelle 1.422 pagine della Procura di Torino sono finiti i nomi di alcuni storici dirigenti del Comune e di tre consiglieri del Pd (Tony Ledda, Caterina Greco e Anna Borasi), tutti vicini all’ex dirigente del PSI Salvatore Gallo.

Le accuse

Sasà è accusato di peculato, voto di scambio ed "estorsione politica", non legato a rapporti con la criminalità organizzata. Dalle intercettazioni a margine dell'inchiesta emerge una "politica clientelare" di Gallo sr all'ombra della Mole, "consistente nel favorire amici in cambio di sostegno elettorale per i propri amici e candidati". Travolto dalle polemiche il primo a cadere è stato il figlio Raffaele, che ieri ha annunciato di ritirare la sua candidatura alle Regionali.

M5S: "Trasparenza da Lo Russo"

Il M5S – a firma unitaria del capogruppo Andrea Russi e delle colleghe Valentina Sganga e Tea Castiglione – aveva chiesto al sindaco Stefano Lo Russo di intervenire in aula sulla questione. Il primo cittadino ha respinto la richiesta di comunicazione dicendo che non c’erano i presupposti per la discussione in Consiglio Comunale.

Noi chiedevamo trasparenza – ha spiegato Russi – rispetto ai fatti riportati sui giornali. Si parla di corruzione elettorale, che sia stata favorita l'elezione di alcuni consiglieri”.  “Di fronte a tutto ciò, - ha concluso il capogruppo - i torinesi normali, quelli che non possono contare su certe amicizie nel suo partito ma che affrontano lunghe liste d’attesa, pratiche ferme in comune e che non possono spostare né fermate del tram né cassonetti, avrebbero bisogno di risposte chiare e trasparenti da parte sua”.

I consiglieri vicini alla famiglia Gallo

A finire nelle carte dell’inchiesta i consiglieri Tony Ledda, Anna Borasi e Caterina Greco, tutti e tre iscritti a IdeaTO, l’associazione culturale legata alla famiglia Gallo. “Sto guardando – ha spiegato Ledda - e sto osservando: sono fiducioso. Ho fatto il mio percorso personale: il consenso sul territorio l’ho ottenuto in anni di lavoro”.

I voti in Barriera

Presidente della Commissione Trasporti, Ledda per dieci anni è stato consigliere della Circoscrizione 6. Tra Barriera e Falchera ha raccolto il maggior numero di voti: in Sala Rossa è entrato con 988 preferenze, piazzandosi 14esimo. Se Lo Russo non avesse vinto, probabilmente non sarebbe entrato.

Negli scorsi giorni ha mandato un messaggio a Raffaele Gallo. “Sono dispiaciuto – spiega Ledda - e scioccato: è un ragazzo perbene, che non se lo merita”. Da più parti si invoca il commissariamento del Partito Democratico di Torino e del Piemonte: riazzerare i vertici, ripartendo da zero. Ad inizio mandato la Segretaria nazionale del PD Elly Schlein ha promesso trasparenza e legalità.

Una posizione che le viene chiesto di portare avanti all’ombra della Mole. “Io dico no al commissariamento” replica Ledda, che aggiunge: “mettere insieme l’ ‘ndrangheta con questa questione non è corretto. Bisogna dividere gli argomenti”. “Le correnti – ha poi concluso Ledda- sono importanti e anche inevitabili, se sono finalizzate ad essere costruttive con il partito. Una cosa sciagurata fatta negli ultimi anni è stata togliere il finanziamento ai partiti”.

Si dice serena anche Anna Maria Borasi. Eletta in Sala Rossa con circa 800 voti, era la prima degli esclusi.

“Speriamo che da tutto questo – chiarisce - il nostro partito faccia dei passi avanti: le aree politiche ci devono essere, se no sarebbe stalinista. Ci piacciono i partiti democratici: ci sono differenze di pensiero e poi si riconosce un obiettivo comune”. “Personalmente – conclude – provo una grossa sofferenza per Raffaele”.

Cinzia Gatti

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