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Attualità | 23 giugno 2024, 07:22

La stanza segreta che accoglieva i Reali in partenza: il fascino della sala Gonin nella stazione Porta Nuova [FOTO]

Storia di un gioiello custodito nella principale stazione ferroviaria della città

La stanza che accoglieva i Reali in partenza: il fascino della sala Gonin a Porta Nuova

La stanza che accoglieva i Reali in partenza: il fascino della sala Gonin a Porta Nuova

Quanta vita passa da una stazione ferroviaria.

Quanta gente attende, ogni giorno, di salire su un treno verso una destinazione sempre diversa: il luogo di villeggiatura, la città del proprio amato o semplicemente il proprio posto di lavoro, se si è pendolari.

Quante storie corrono lungo i binari e si avvicendano, proprio come treni che modificano continuamente la loro traiettoria assecondando i comandi forniti dagli scambi.

Tra le milioni susseguitesi presso la stazione di Porta Nuova, ce n'è una...di sangue blu. Non tutti sanno, infatti, che al suo interno c'è un luogo che al tempo di casa Savoia accoglieva i Reali in attesa di prendere il treno: la sala Gonin.

Ideata nel 1864 e realizzata su progetto dell'ingegnere Alessandro Mazzucchetti, essa venne affrescata da uno degli artisti prediletti di casa Savoia: il pittore Francesco Gonin.

Dipinta con la tecnica del trompe l'oeil che offre spicchi di cielo dipinto tra colonne, capitelli e balaustre, presenta diversi cicli di pitture. Tra questi, ve n'è uno che raffigura gli elementi della natura - Acqua, Fuoco e Terra - sotto forma di figure mitologiche.

In particolare il Trionfo di Cerere è l'allegoria della Terra, mentre Venere e Proserpina è l'allegoria dell'Acqua e del Fuoco. Ai quattro angoli della sala, invece, sono raffigurati i quattro continenti, sotto forma di carte geografiche sostenute da angeli che volteggiano nel cielo.

La sala Gonin, poi, è finemente arredata con boiseries del 1700 e splendidi mobili ed illuminata da un lampadario in vetro di Murano.

Purtroppo viene aperta al pubblico solo in alcune occasioni particolari, quali le giornate di primavera del FAI, ma merita di essere ammirata, almeno una volta, per poter godere della bellezza che offre e, perché no, per sognare di far parte di quel mondo.

Federica De Castro

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