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Eventi | 15 ottobre 2017, 15:34

Murazzi, progetti, musica: intervista a Boosta dei Subsonica. "Tra un anno il nostro prossimo disco"

Parla uno dei componenti storici della band torinese, che annuncia "tra un mese cominceremo a lavorare sul prossimo album, con la prospettiva di tornare sui palchi"

Murazzi, progetti, musica: intervista a Boosta dei Subsonica. "Tra un anno il nostro prossimo disco"

Una delle band italiane più amate e conosciute. Uno degli stili musicali più ricchi degli ultimi vent'anni di musica nella penisola italiana. Un fiore all'occhiello che proviene dalla scena torinese, da quei Murazzi che negli anni '90 sono stati terreno fertile per singoli e gruppi che, anni dopo, sono arrivati a calcare i palchi più importanti della musica nazionale e internazionale. E i giovani, i sogni, il mondo che cambia. Sono tante le idee che ha in testa Davide Dileo, in arte Boosta, tastierista e storico componente dei Subsonica. A partire dalla fine, concludendo con l'inizio.

A quando il ritorno dei Subsonica?
"Tutti ci chiedono quando ci riuniremo, ma la verità è che lo abbiamo già fatto. Per quanto riguarda i tempi, inizieremo a novembre a lavorare sul prossimo disco, che vorremo fare uscire nel prossimo autunno. Quindi, tra il 2018 e il 2019 finalmente dovremmo tornare con i piedi sul palco".

Il mercato della musica in due decenni è cambiato. Cosa consiglieresti, in un mondo dove sta “vincendo” la musica commerciale, a chi vira per stili e progetti più impegnativi?
"Il mio messaggio è quello di fare sempre quello che una persona si sente. Essere qualcos'altro rispetto a quello che sei non solo non porta frutti, ma porta anche malessere. Se una persona vuole fare la musica semplice lo faccia, nella maniera più onesta possibile, se una persona ama una musica più complicata e si esprime con quel tipo di linguaggio è giusto che percorra quella via".

Nonostante i tempi Torino continua ad avere una scena emergente, anche underground, molto interessante. Come si fa ad affermarsi nel nuovo mercato musicale?
"C'è sempre una possibilità, io non so esattamente quale sia la ricetta, anche perché probabilmente non esiste, ma quello che so è che la musica è l'unica forma d'arte di cui nessuno farà mai a meno. Anche in questo tempo di rivoluzione del digitale, dello sharing piuttosto che del possesso, l'unico grande denominatore comune è che le canzoni ci saranno e  che tutti avremo bisogno di una colonna sonora da ascoltare. Mi rendo conto che ci siano problemi grandi, perché il mercato oggettivamente è ristretto, ma il fatto che lo sia non vuol dire che non ci sia più l'esigenza di fare musica. Se è vero che una persona nella vita deve fare quello che gli piace, è giusto fare musica se questa è ciò che vuole".

Musicalmente sei cresciuto ai Murazzi. Che effetto fa vederli chiusi, abbandonati?
"Sicuramente non avrei voluto che finisse così. Probabilmente, come tutte le cose della vita, non c'è un posto che possa durare per sempre, e perciò tengo volentieri nella memoria ciò che i Murazzi sono stati".

Ti piacerebbe se tornassero i vecchi “Muri”?
"Mi piacerebbe se tornassero a essere un posto di aggregazione e soprattutto di integrazione, e di sviluppo di scintille che prendono fuoco, esattamente com'è stato vent'anni fa, negli anni Novanta. Non so se questo sarà possibile, perché non so se ci sono le condizioni per farlo. Questo è un sogno, ma mi auguro che prendano comunque forma di nuovo, e che prendano forma in modo intelligente, soprattutto dedicato ai ragazzi, che sono quelli che hanno più bisogno di condividere e condividersi per creare qualcosa di nuovo".

I Subsonica sono nel pop-elettronico, ma non si può negare che appartengano anche al rock. Ecco, nel mondo della musica commerciale, il rock è morto?
"No, perché non è mai nato. Il rock è primordiale, c'è sempre stato e c'è ancora oggi".

Bernardo Basilici Menini

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