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Cronaca | 22 maggio 2019, 20:42

La custode del canile di via Germagnano aggredita e ferita da alcuni nomadi

Il fatto avvenuto nella serata di ieri. La lettera-denuncia del Presidente del Consiglio Nazionale ENPA Marco Bravi, che invoca l'intervento dell'esercito

La custode del canile di via Germagnano aggredita e ferita da alcuni nomadi

Nella serata di ieri, martedì 21 maggio, una dipendente ENPA che si apprestava ad iniziare il suo turno notturno presso il Canile Sanitario di Via Germagnano 11, è stata vittima di un'aggressione con lancio di pietre da parte di alcuni abitanti del campo nomadi di fronte alla struttura.

La donna è stata soccorsa e medicata al Pronto Soccorso. "Nonostante le tante segnalazioni precedenti e visti i ripetuti episodi di minacce, aggressioni, scippi, atti vandalici, a cui sono soggetti tutti i dipendenti e volontari ENPA (nonchè i cittadini che si recano nei canili di Via Germagnano), ad oggi continuiamo a non avere dalle istituzioni risposte concrete, ma generici rimpalli di responsabilità. Non si può continuare così", viene scritto in una missiva dal contenuto polemico da parte dei dipendenti.

Questa la lettera-denuncia da parte del Presidente del Consiglio Nazionale ENPA, Marco Bravi, rivolta alle istituzioni: "Non credo che la vostra risposta di generica delega ad un ufficio che fino ad oggi non ha ascoltato in nessun modo le nostre molteplici segnalazioni possa rassicurare chi, ogni notte, deve affrontare il far west di Via Germagnano e la "bella gente" che popola il campo nomadi".

"Nell'assenza di interventi efficaci ai nostri numerosi appelli per la sicurezza ci siamo sempre domandati se doveva avvenire qualcosa perché si agisse. Ora qualcosa è successo ed aspettiamo interventi rapidi e definitivi a meno che, per essere degni di attenzione almeno al pari delle politiche di integrazione, i cittadini onesti debbano aspettare il morto".

"L'operatore coinvolto è in infortunio, ovviamente a spese ENPA. Non credo sia accettabile che chi va a lavorare per un servizio di pubblica utilità, debba sottostare alle intimidazioni, alle minacce ed agli atti di violenza di una comunità che appare iperprotetta, da una politica talmente intimidita da questa gente da non osare chiamarla per quel che è".   

"Credo che sia stato raggiunto il limite e che vada presa in considerazione la tutela dei lavoratori onesti con l'unica soluzione che ad oggi ha dato qualche risultato: un presidio fisso, possibilmente del deciso ed autorevole Esercito, almeno fino a quando la Città di Torino sarà in grado di rendere sicure queste strade o si provvederà a rendere questa gente NOMADE veramente tale, il più lontano possibile".

redazione

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