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Cronaca | 20 aprile 2020, 13:53

Il Confidi al banco di prova del Coronavirus: "Uno strumento di sostegno per le micro e piccole imprese"

Anche se calano le garanzie per le aziende più piccole, le strutture restano solide. Ma chiedono nuove normative per poter essere un canale alternativo di finanziamento a quello delle banche

Il Confidi al banco di prova del Coronavirus: "Uno strumento di sostegno per le micro e piccole imprese"

Se quello dell'accesso al credito era un rebus di difficile soluzione in tempi "normali", rischia di diventarlo ancora di più ora che il Coronavirus sta impattando in maniera così dilagante su tutto il fronte socio-economico. E' proprio in questo contesto che i confidi italiani cercano di ritagliarsi il proprio posto, proponendosi di diventare (ancora di più) uno strumento per garantire ascolto e finanziamenti soprattutto alle micro e piccole imprese che, prese singolarmente, farebbero fatica a essere definite "bancabili".

Ecco perché, in occasione della presentazione della dodicesima edizione del  Rapporto dell’Osservatorio Confidi del Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino, accanto alle cifre e alle statistiche emerge anche l'invito a "rompere gli indugi e innovare il quadro delle regole per consentire a tutti i confidi", in base alle loro caratteristiche "di mettersi con intelligenza al servizio del sistema economico italiano".

Curato da Diego Bolognese, Claudio D’Auria e Salvatore Vescina, il rapporto si concentra sui maggiori confidi vigilati dalla Banca d’Italia. Si tratta di 35 su un totale di 311 confidi italiani (l’11,3% del totale offerta di mercato) mentre sono 276 i confidi minori (l’88,7%). Secondo i dati della Centrale dei rischi, al 31 dicembre 2018 i confidi maggiori, pur rappresentando poco più del 10% dell’offerta di mercato in termini di numerosità degli intermediari, detengono uno stock di garanzie corrispondente a circa i due terzi del totale (66%). Questo conferma la forte concentrazione del mercato già osservata nelle precedenti rilevazioni. E a questi confidi si associano soprattutto le micro e piccole imprese (mPI) con meno di 20 addetti: un aggregato che rappresenta, per numero, il 98,2% delle imprese e il 45% degli occupati, con un grande contributo alla tenuta sociale del Paese e ai consumi del mercato domestico.

Pur essendo pari a due terzi del totale, però, lo stock delle garanzie è in progressiva diminuzione. Si è ridotto dai 21,9 miliardi di euro del 2012 ai 12,6 del 2018, ultimo anno dei bilanci disponibili. Gran parte della contrazione va attribuita alla drastica riduzione dei finanziamenti concessi alle micro-piccole imprese. Gli impieghi vivi nelle imprese con meno di 20 addetti, nel 2012 erano pari a 162,1 miliardi di euro, nel dicembre 2018 erano scesi a 121,8 miliardi di euro (-25%). Per alcuni settori la diminuzione è stata ancora più consistente. Per esempio, le imprese artigiane con più di cinque addetti hanno perso circa la metà del volume di credito concesso loro dal sistema bancario.

Ma nonostante una condizione cosiddetta di "autoconsunzione" (quando cioè con il calo delle nuove garanzie i ricavi si riducono e risultano inferiori ai costi), i confidi risultano solidi. Il TCR medio (ovvero il rapporto tra le risorse patrimoniali di cui dispongono i rischi a fronte delle garanzie accordati) è a livelli sempre più alti (nel 2018 pari al 26,2%). I fondi propri liberi superano i 650 milioni di euro e le attività liquide nette sono maggiori di 1,3 miliardi di euro.

Quale può essere il potenziale dei confidi in questa delicatissima situazione che l’Italia sta vivendo? Come mobilitarli pienamente a fianco del sistema bancario e a supporto delle micro e piccole imprese? Nasce da queste domande la proposta normativa per rendere i confidi uno strumento di erogazione alternativo o complementare al sistema bancario per sostenere le micro e piccole imprese. Con l’opportunità ulteriore, in caso di esaurimento di alcune realtà, di trasferire professionalità di alto livello e di grande conoscenza del territorio, al sistema bancario.

“Il senso dell’iniziativa è proprio quello di offrire un contributo civico in questo momento critico per la nostra economia – spiega Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza –. È sempre stata una caratteristica del nostro Rapporto, ma quest’anno ci siamo sentiti davvero coinvolti a quella mobilitazione cui ha invitato recentemente il past president della Bce Mario Draghi dalle colonne del Financial Times. La nostra proposta viene formulata anche come un disegno di legge, ma si tratta comunque di un semplice contributo di idee che Torino Finanza si limita a consegnare alla business community e ai decisori pubblici affinché, se lo ritengono, sia da loro migliorato e veicolato nelle sedi competenti".

“Non tutti i confidi sono allo stesso livello – spiegano i curatori dell’Osservatorio –: il suggerimento per il policy maker è di proporzionare una serie di ampliamenti del loro perimetro d’azione, soprattutto nella consulenza e nella erogazione diretta di piccoli finanziamenti, alla verifica di sussistenza di specifiche condizioni abilitanti”.

redazione

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