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Eventi | 14 luglio 2020, 09:39

L'incubo freddo di Pinter diretto da Binasco: "E' il nostro risveglio nella mezza età"

Da stasera fino al 19 luglio al Teatro Carignano di Torino "Una specie di Alaska", dramma del Premio Nobel ispirato alle relazioni scientifiche di Oliver Sacks

L'incubo freddo di Pinter diretto da Binasco: "E' il nostro risveglio nella mezza età"

Il risveglio di una donna da un coma durato quasi trent'anni, raccontato con la tensione drammatica dell'incubo a occhi aperti e il rigore scientifico di una relazione medica. E' il freddo onirico e bianco di Harold Pinter, che in Una specie di Alaska affonda nel melò e rilegge le testimonianze raccolte dal neuropsichiatra Oliver Sacks, proposto al Teatro Carignano da stasera fino a domenica 19 luglio, per la regia di Valerio Binasco.

Lo spettacolo, inserito all'interno del cartellone "Summer Plays" di Teatro Stabile e TPE, vede in scena Sara Bertelà, Orietta Notari e Nicola Pannelli. "Una ragazzina per una malattia è rimasta come addormentata per quasi trent’anni. Oggi si risveglia. È convinta di andare alla festa del suo compleanno, la mamma le ha preparato un vestito per i suoi quindici anni. Ma non c’è nessuna festa. Non ci sono più né padre né madre. C’è una donna vecchia di quarantacinque anni ed è lei stessa", scrive Binasco nelle note di regia. "Ad aiutarla nel suo risveglio ci sono la sorella prediletta e un amico di famiglia. È quasi impossibile convincere quella ragazzina di ciò che le è successo. Nel bene e nel male, però, bisogna vivere lo stesso, anche se tutto è privo di senso".

Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo e quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male. Poi l’epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta. Una minuscola frazione dei malati sopravvisse, in una sorta di perpetuo torpore, fino al 1969, quando un nuovo farmaco, la L-dopa, permise di risvegliarli. Sacks, fra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco a più di duecento malati al Mount Carmel Hospital di New York. Risvegli, cui Pinter si ispira per la sua Alaska, racconta le storie di venti di loro.

La messa in scena di Binasco si preannuncia minimale, rivolta esclusivamente agli attori, attenta a cogliere e trasmettere la massima capacità emozionale del testo, ricorrendo tuttavia al solo spazio scenico, con elementi di scenotecnica ridotti all’essenziale.

Ma, soprattutto, è un lavoro che ruota attorno alla celebrazione di una morte - "tutti i personaggi sono in lutto", sottolinea il regista - in cambio della mezza età, una vita limata e sfaldata, ma che restituisce quanto perso nel flusso dell'esistenza preparando i suoi protagonisti alla resa incondizionata. "Alla sorella e al dottor Hornby - analizza Binasco - non rimane che lasciarsi guardare dagli occhi di Deborah, come se non potessero far altro che offrirle un’inconscia vergogna per il loro essere vissuti in uno stato di veglia, appena appena più cosciente del suo. Offrono le loro vite sprecate. Come quelle di tutti, chi più chi meno. Ma lei, in tutto quello spreco, è giustificata in quanto assente. Loro ingiustificati in quanto presenti. Sono sopravvissuti alla vita tutti e tre, e ora li aspetta la vecchiaia, la fine del tempo. Il tempo che accelera il suo ballo mano a mano che la vita rallenta".  

Manuela Marascio

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