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Scuola e formazione | 18 novembre 2020, 19:43

Dalla "trincea umanitaria" di Lampedusa a Torino, la lezione di umanità del dottor Pietro Bartolo

Il medico, in prima linea per soccorrere i migranti che attraversano il Mediterraneo, ha incontrato via Internet i ragazzi dell'Istituto Agnelli: "Per me è importante che la gente sappia cosa succede a queste persone"

Dalla "trincea umanitaria" di Lampedusa a Torino, la lezione di umanità del dottor Pietro Bartolo

Dal cuore del Mediterraneo ai piedi delle Alpi, da una parte all'altra della Penisola, per raccontare una storia che difficilmente si può ascoltare in prima persona: è successo questa mattina agli studenti dell'Istituto Agnelli di Torino, che tramite Internet hanno potuto incontrare il dottor Pietro Bartolo, in prima linea per la sua professione nella "trincea" di Lampedusa

Fin dal 1991, data dei primi sbarchi sulle coste dell’isola di Lampedusa, Pietro Bartolo è stato impegnato nell’accoglienza dei migranti, fornendo non solo l’indispensabile assistenza sanitaria, ma offrendo attenzione e ascolto. Le storie degli uomini, delle donne e dei bambini che ha conosciuto sono raccolte nei libri “Lacrime di sale” (Mondadori 2016) e “Le stelle di Lampedusa” (Mondadori 2018), sui quali gli studenti dell’Istituto Agnelli hanno lavorato per prepararsi a questo incontro, parte di un più ampio progetto di cittadinanza attiva promosso dalla scuola.

"I migranti sono spesso inquadrati in categorie - ha detto il medico - Per me, prima di tutto sono persone. Tanti sono ragazzi come voi, minori non accompagnati. Quando penso ai bambini mi commuovo: sono innocenti, cosa hanno fatto di male per meritarsi la morte in mare?". E ha sottolineato: "Io ho fatto solo il mio dovere, non ho fatto nulla di straordinario, ho teso la mano come uomo e come medico". Anche se ci sono stati momenti difficili, molti. "Ho pianto tanto, ho vomitato, ho avuto paura. Quante volte ho pensato di lasciare tutto e di abbandonare, in un momento di debolezza. Una volta mia moglie Rita mi ha visto piangere a casa e mi ha detto che non era da me, così mi sono fatto forza e sono andato avanti".

Ma accanto alla missione come medico, c'è anche quella di raccontare. Tramandare storie che spesso non arrivano nella loro completezza a migliaia di chilometri di distanza: ""Per me è importante che la gente sappia cosa succede a Lampedusa, cosa succede a questi migranti. È per questo che ho scritto i miei due libri, è per questo che ogni weekend giro per tutta Italia per raccontare la mia testimonianza e per cambiare la narrazione sui migranti. Bisogna immedesimarsi in queste persone: il problema dell’immigrazione non va visto solo con la testa, ma anche con il cuore".

"Dobbiamo smettere di vedere chi arriva sulle nostre spiagge come un nemico: le persone che sbarcano sono una ricchezza e una risorsa, sotto tutti i punti di vista".

M.Sci

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