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Attualità | 19 dicembre 2020, 07:15

Reclusi e mazziati

OsservaTorino, un punto di vista su cosa accade in città fornito da Domenico Beccaria. L'argomento di oggi? Assembramenti, regole e chiusure

Domenico Beccaria commenta le ultime decisioni del Governo

Domenico Beccaria, immagine d'archivio

Dacché è terminata la reclusione, basta chiamarlo lockdown, che con sta faccenda di usare un termine inglese, ci infinocchiano alla grande edulcorando un provvedimento che di dolce non ha assolutamente nulla, la gente non ha perso occasione di assieparsi per le vie del centro ed in generale un po' ovunque fosse possibile farsi due vasche con la scusa dello shopping, così indispensabile per dare aria alle asfittiche casse dei commercianti ed esercenti italiani. 

Apriti cielo, i malcapitati sono stati additati alla pubblica opinione come irresponsabili, vettori del contagio, moderni untori di manzoniana memoria. Vero, l'aumento di persone in giro per le strade aumenta anche la possibilità che ci sia una crescita dei così di contagio. Ma che dovrebbero fare gli italiani, cui dopo i tragici mesi primaverili, è stata data una forse troppo frettolosa e generosa libera uscita estiva, malgrado si sapesse chiaramente che una seconda ondata autunnale era in agguato? Ci hanno dato i “bonus vacanze”, ma poi si arrabbiano se la gente li usa. Hanno consentito la riapertura di discoteche e locali pubblici, dove lo sanno pure le suore di clausura, si va per fare festa avvinghiati in un unico grande abbraccio, e poi si stupiscono se i contagi crescono esponenzialmente e le discoteche vengono additate come incubatoi dei focolai del virus. Infine, si inventano il cashback di Stato, ma solo per spese con carta e nei negozi, e poi si indignano se la gente va nei negozi e spende. 

Mi pare decisamente farisaico, questo atteggiamento di chi ci governa e non prende le decisioni che servono, salvo poi incolpare i cittadini per scarso senso di responsabilità. È notorio che uno dei luoghi di maggio affollamento, siano i mezzi di trasporto pubblico, ma vi risulta che ci siano stati incisivi interventi per modificare la situazione? Con tutti i bus turistici fermi e gli autisti a casa, non sarebbe stato più saggio ingaggiare queste risorse inutilizzate per raddoppiare o triplicare le corse, piuttosto che sprecare soldi per bonus biciclette e monopattini? Oltretutto non sarebbe stato necessario pagare la cassa integrazione agli autisti inoperosi, sempre che sia stato fatto, visto che inoperosi non sarebbero stati. E stendiamo un pietoso velo sulla vernice buttata a tracciare corsie ciclabili che hanno devastato la circolazione nei controviali cittadini, senza procurare tangibili benefici. 

A proposito di cashback, è fresca di giornata la bacchettata che la Banca Centrale Europea ha assestato sulle nocche di Gualtieri, definendo spropositato e privo di comprovata efficacia nella lotta all’evasione fiscale il cashback, provvedimento che Conte e soci portavano come fiore all'occhiello, panacea di tutti i mali fiscali della Nazione. 

E su questo ci sarebbero da fare due ordini di considerazioni. 

La prima, evidente, riguarda l'efficacia del provvedimento in chiave di lotta all'evasione. Mi domando, ma quanto mai potranno evadere i negozi di vicinato, da mandare sul lastrico il Paese? Perché gli unici che potrebbero, e ribadisco, potrebbero, perché è ancora tutto da dimostrare che lo facciano veramente, visto che i proprietari delle grandi catene della distribuzione stanno nei grandi palazzi della finanza internazionale, non dietro il registratore di cassa della bottega, a limare sullo scontrino. Piuttosto la signora Lagarde ci potrebbe spiegare perché si consente all’Olanda, ma non solo, di fare del “fiscal dumping” grazie al quale mônsù Rutte prospera e fa le prediche agli italiani spendaccioni. Sicuramente non è evasione, magari non è nemmeno elusione, ma allora mi dicano come lo vogliamo definire. Soprattutto mi dicano se il fruttivendolo sotto casa, d'un tratto, decidesse di portare la sede legale in Olanda, cosa succederebbe. Purtroppo, ma non è una novità, assistiamo alla penosa scena di uno Stato debole coi forti e forte coi deboli, pronto a scaricare le colpe sulla gente, ma lento a dare i ristori a chi ne avrebbe diritto. Pronto a vessare chi lavora, ultimo esempio il cambio di aliquota IVA, dal 10 al 22%, cui sono assoggettati i cibi da asporto rispetto a quelli serviti nell’esercizio, un ulteriore aggravio di cui i ristoratori non sentivano proprio il bisogno, ma che dimostra una volta di più, dopo l’IMU alle case terremotate e la sanzione sul ravvedimento operoso causato da un errore dll’INPS, la spietata ineffabilità di una burocrazia sorda e cieca, insensibile davanti alle tragedie che colpiscono la gente, anzi, i sudditi da mungere e strizzare fino all’osso. 

La seconda considerazione, riguarda la chiusura della lettera a Gualtieri, in cui si auspica che, per il futuro, prima di prendere decisioni in materia di competenza della BCE, il governo italiano si confronti coi banchieri europei. In parole povere, ci stanno dicendo che in materia economico-finanziaria, comandano loro, non noi. E questo è solo l’antipasto, perché non abbiamo ancora preso i 209 miliardi del Next Generation UE, nome quanto mai evocativo ed esplicativo della triste realtà che i nuovi schiavi in terra di Babilonia, a cantare il coro degli schiavi, mentre lavorano per ingrassare i moderni Nabuccodonosor, i magnati della finanza mondiale, saranno le nostre furure generazioni, venduti dai loro padri in nome dell’europeismo miope, asservito alla finanza, con buona pace dei padri fondatori dell’Europa, che tutt'altro spirito avevano in cuore. 

Prepariamoci quindi ad un Natale in solitudine, lontani dagli affetti più cari e da quel clima di condivisione, di pace e di amore che la nascita del Salvatore dovrebbe ispirare. Ma qui salvezza non se ne vede, tuttalpiù Speranza e non è un bel vedere... 

Domenico Beccaria

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