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Ambiente e Natura | 10 agosto 2021, 13:00

L’Azienda Ponso Frutta commercializza frutta che nasce e cresce per essere la migliore sul mercato

Una ventina di aziende in Piemonte, Veneto, Lazio e Calabria, con un fatturato complessivo annuo di oltre 12 milioni di euro, che producono una serie di prodotti diversi dalla maggioranza del mercato, in termini di qualità e gusto

Passione e dedizione animano da oltre 50 anni la famiglia Ponso che, grazie ad un lavoro ininterrotto nel settore frutticolo, porta a grandi soddisfazioni e, negli anni, ad ampliare l’area di operatività.

In un territorio, quello lagnaschese, dove la produzione frutticola di pesche, pere e mele e più tardi di kiwi, negli anni è diventata l’attività predominante della popolazione locale, occorreva che gli imprenditori maturassero la mentalità nel saper sfruttare l’intera filiera produttiva in modo completo, rivolgendosi a nuovi mercati e non trascurando i processi di confezionamento, conservazione e spedizione.

Oggi la Ponso Frutta, diretta dal giovane e tenace Michele Ponso, ha saputo imprimere quel passo in avanti che pone l’Azienda capofila di una serie di aziende frutticole sul territorio non solo lagnaschese, che producono frutti di primissima qualità, allineate in una attività produttiva che segue la spontaneità della natura, applicando procedimenti di coltivazione con moderne tecnologie ma rispettose delle Terra. Una mission che mira a mantenere alto e costante il livello di qualità, per rispondere in modo adeguato alla crescente esigenza dei consumatori negli ultimi anni, cioè quelle di avere prodotti di qualità, sapore e salubrità.

Frutta coltivata riducendo in modo drastico l’utilizzo di sostanze trattanti e privilegiando sistemi atti a salvaguardare la naturalità del prodotto e adottando, inoltre, una serie di accorgimenti volti alla esaltazione del sapore e della compatibilità biologica. La frutta che porta il marchio Ponso si distingue anche per una raccolta a maturazione più avanzata, per garantire elevato contenuto zuccherino e quindi maggior qualità.

Importanti gli investimenti fatti dall’Azienda rivolti alla conservazione ed imballo, rigorosamente controllati da processi tecnologici avanzati, con l’introduzione di piattaforme industria 4.0 a garanzia della filiera produttiva. L’azienda garantisce la responsabilità con tutta una serie di certificazioni oggi indispensabili.

«Il lavoro è immenso, non sempre ci si rende conto di cosa ci sia dietro la frutta che mettiamo sulle nostre tavole - ci dice Michele - «Non guardi le ore, se di notte o di giorno, è una continua battaglia contro una burocrazia asfissiante, corse contro il tempo e purtroppo a volte contro le devastazioni della Natura».

Il progetto, partito mettendo al centro una attività produttiva sostenibile e di qualità, si porta dietro un impegno non indifferente, ma è anche fonte di grande la soddisfazione, ad esempio nel confronto con i buyer internazionali che comprendono al volo il valore della qualità dei prodotti proposti, ancor più trattandosi di made in Italy.

Certo poi c’è anche tutta la parte da dedicare attenzione costante nella gestione e cura delle aziende agricole, dove le problematiche devono essere affrontate con tempestività e perizia. Quest’anno, causa le gelate in aprile, si è verificato un disastro nella produzione lagnaschese, e tensione, corse e grattacapi non hanno dato tregua. Il risultato purtroppo è stato quello della drammatica riduzione di drupacee (albicocche, ciliegie, pesche) e actinidiacee (kiwi) che hanno subito un danno dell’80%, un po’ meno le pomacee (mele e pere) che hanno patito un -35%. Un danno enorme che ha fatto registrare anche un calo consistente di manodopera per la mancata produzione e raccolta. Sempre Michele riferisce: «Ciò significa che gran parte dei 50 tra dipendenti e lavoratori stagionali del magazzino non ha avuto lavoro. Così come sono stati ridotti imballaggi e trasporti. Un vero disastro».

Eppure, nonostante il tragico calo, la cura e l’attenzione per le lavorazioni rimangono le stesse, confidando in un migliore risultato nella stagione di mele e pere, e tenendo gli occhi aperti su tutte le possibilità che il settore, e i finanziamenti europei, mettono in campo.

Particolare importanza è stata data alla scelta di sostenere le produzioni di frutti di identità territoriale, come il Ramassin del Monviso, o Ramassin del Saluzzese, realtà della Valle Bronda che ha recuperato una specialità dalle radici antiche, e che regala oggi frutti dolcissimi e ricchi di proprietà organolettiche.

Oppure il Limone Igp di Rocca Imperiale, un cultivar che si distingue da altri per lo straordinario profumo, è privo di semi ed è ricco di limoneme, la preziosa sostanza che aiuta a contrastare depressione, ansia, stress, forme batteriche, stimola il sistema immunitario, e aiuta a combattere ulcere, aria nello stomaco, acidità di stomaco e reflussi gastrici.

Grazie alla sua instancabile passione, Michele Ponso quest’anno è stato nominato presidente della Federazione Nazionale di Prodotto della Frutticoltura di Confagricoltura, e la sua dedizione al settore si concentra anche su tutti gli aspetti burocratici che purtroppo appesantiscono il comparto: dalle stringenti e rigide tempistiche del FEASR fondo per lo sviluppo agricolo e rurale , alle norme per l’impiego della manodopera, alla necessità di revisione complessiva di tutto il sistema delle assicurazioni sulle avversità atmosferiche, che diventa sempre più complesso e penalizza anziché agevolare le aziende, tra l’altro con pagamenti in perenne ritardo.

In più Michele si preoccupa di monitorare costantemente le richieste di mercato, gusti ed esigenze del cliente finale, il vero punto di riferimento per l’orientamento produttivo. Fondamentale quindi la presenza coordinata nelle principali fiere di settore internazionali.

Nel 2018 Ponso Frutta, tramite la Joinfruit, società consortile, partecipa a costituire la rete veronese La Grande Bellezza Italiana, che nasce per portare sulle tavole tutta la genuina bellezza che l’Italia sa offrire.

Pensando a suo nonno, che portava il suo stesso nome, Michele non può che sorridere con affetto, ricordando come nel 1948 vinse il premio per il miglior pescheto in quel di Lagnasco, e di come quell’amore per gli alberi da frutta sia rimasto intatto, passando di generazione in generazione.

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