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Eventi | 17 ottobre 2021, 17:00

Due donne sole contro la mafia, Pif e Marco Lillo al Salone del Libro con la vicenda nascosta delle sorelle Pilliu

Lo showman e il giornalista hanno presentato “Io posso”, storia di chi si è opposto agli interessi e ai soprusi di un costruttore colluso con i boss nella Palermo di inizio anni '90


Pif al Salone del Libro

Pif al Salone del Libro

Una storia nascosta al grande pubblico raccontata da uno degli showman più irriverenti e impegnati dello spettacolo e da un giornalista d'inchiesta, vice-direttore del Fatto Quotidiano: Pif e Marco Lillo hanno presentato al Salone del Libro di Torino “Io posso: due donne sole contro la mafia” sulla storia delle sorelle di origine sarda Savina e Maria Rosa Pilliu.

Due sarde nella Palermo degli anni '90

Siamo a Palermo, inizio anni '90, in una Sicilia devastata dalla mafia stragista di Totò Riina: “Una Palermo - ha esordito Pif – in cui il costruttore colluso con la mafia Pietro Lo Sicco decide di comprare con metodi più o meno leciti alcune case in piazza Leoni, alle porte del parco della Favorita e di Mondello, per abbatterle e costruire un palazzo residenziale di 9 piani. Le uniche a resistere furono proprio le sorelle Pilliu, di origine sarda, che dissero no andando a denunciare tutto; l'unica cosa che ottennero in cambio fu la casa distrutta a causa di una licenza ottenuta corrompendo un assessore”.

Un palazzo simbolo di Cosa Nostra


Quel palazzo divenne, subito dopo, un luogo simbolo di Cosa Nostra: “- ha argomentato Lillo si concentrò il gotha della vecchia e della nuova mafia: le sorelle Pilliu non sapevano che il capocantiere del palazzo era membro di un'importante famiglia scomparso improvvisamente per lupara bianca, così come non sapevano che colui che spesso si affacciava dal terzo piano era Giovanni Brusca, il boss che innescò la bomba che uccise Giovanni Falcone e che diede l'ordine di sciogliere nell'acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. Non sapevano nemmeno che il padrone della ruspa che le distrusse la casa apparteneva al killer mafioso Pino Guastella”.

Giustizia e paradossi

La vicenda assume contorni paradossali nei meandri della burocrazia istituzionale: “Dopo la prima condanna – ha aggiunto Pif - per corruzione, falso, truffa e abuso d'ufficio (quella per concorso esterno in associazione mafiosa arrivò più tardi, ndr), per le due sorelle fu stabilito un risarcimento di 780mila euro, richiesto al fondo per le vittime di reati mafiosi perché il costruttore non li aveva. Incredibilmente se lo sono viste negare perché non ritenuti reati adeguati a dimostrare la collusione, come se Lo Sicco fosse mafioso solo part time; come se non bastasse, Savina e Maria Rosa ricevettero una lettera dall'Agenzia delle Entrate con la richiesta di versare il 3% di quella cifra per obblighi di legge”.

Un finale da scrivere


'Io posso' è un libro – volutamente – senza finale perché i due autori hanno obiettivi ben precisi: “Vogliamo - ha chiosato ancora Pif scrivere le pagine conclusive di questa storia ottenendo lo status di vittime di mafia, riuscendo a pagare la tassa nei confronti dell'Agenzia delle Entrate grazie alla rinuncia dei nostri diritti d'autore e contribuendo alla ricostruzione delle case abbattute in piazza Leoni per poter trasformare quel luogo in un simbolo della lotta alla mafia. La forza delle sorelle Pilliu è stata in grado di coinvolgere anche Paolo Borsellino, incontrato per ben 4 volte nel 1992”.


Momenti di grande commozione si sono registrati, infine, con la testimonianza diretta di Savina (Maria Rosa è morta lo scorso agosto), che da Palermo non si è mai spostata e continua a gestire il suo negozio di prodotti tipici sardi: “Sono sempre rimasta qui – ha commentato – perché non ho mai fatto del male a nessuno e non ho mai accettato la protezione perché sono orgogliosa della mia storia e non ho mai voluta cancellarla”.

Marco Berton

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