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Cronaca | 01 dicembre 2021, 15:42

Giovani cervi e caprioli svezzati al Canc verso la reintroduzione in natura

Per loro, dopo essere stati salvati e allevati nel centro specializzato di Grugliasco, è arrivato il momento di recuperare pienamente la naturale distanza e la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo

Giovani cervi e caprioli svezzati al Canc verso la reintroduzione in natura

Sono tre giovani cervi e quattro caprioli e li hanno svezzati con amore i sanitari e i tecnici del CANC, il Centro Animali Non Convenzionali della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università, convenzionato con la Funzione specializzata Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana di Torino. Per loro, dopo essere stati salvati e allevati nel centro specializzato di Grugliasco, è arrivato il momento di recuperare pienamente la naturale distanza e la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo.

In questi casi gli ungulati svezzati vengono trasportati in un ambiente idoneo al loro sostentamento naturalelontano dai centri abitati e dalle colture agricole e di notevole valenza naturalistica. Una volta “rinselvatichiti” vengono immessi nell’ambiente naturale più consono alla loro specie. Grazie alle cure dei veterinari e dei tecnici del CANC, caprioli e cervi vengono svezzati con latte di capra, il più simile a quello materno, evitando comunque il più possibile il contatto con gli esseri umani. Acquisire una certa confidenza con le persone per cervi e caprioli è dannoso, perché li espone inutilmente al pericolo di essere catturati.

Sono abbastanza frequenti i casi di cittadini che si rivolgono alla Funzione specializzata Tutela Fauna e Flora o ai veterinari del Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco per consegnare piccoli di mammiferi e uccelli selvatici rinvenuti in zone rurali o montane. E’ bene sottolineare che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di animali abbandonati dai genitori. I piccoli non devono essere sottratti alle cure della mamma, che spesso si aggira nei paraggi dei luoghi in cui vengono avvistati. Si deve intervenire solo quando i cuccioli sono in evidente difficoltà o sono feriti. Quando non sono in difficoltà, prelevarli significa compromettere la loro capacità di vivere nell’ambiente naturale, perché si rischia di innescare il meccanismo dell’imprinting: quegli animali perdono il loro naturale timore dell’uomo.

redazione

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