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Cronaca | 30 dicembre 2021, 13:32

Caso Antonio Raddi: la madre, "Mio figlio è stato lasciato morire"

Parlano i familiari del ragazzo detenuto al carcere di Torino, morto il 30 dicembre 2019 dopo avere perso 25 chili

Caso Antonio Raddi: la madre, "Mio figlio è stato lasciato morire"

"Mio figlio l’hanno lasciato morire, non é la prima volta che succede e non deve più accadere". Dice poche parole Rosalia Federico, la madre di Antonio Raddi, il ragazzo di 28 anni detenuto al carcere di Torino, morto in ospedale il 30 dicembre 2019 dopo aver perso 25 chili all’interno del penitenziario.

I genitori e la sorella del giovane, insieme ai loro avvocati, stamattina hanno chiesto che il caso non venga archiviato, come richiesto dalla Procura di Torino, che ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo. Mario Raddi, il padre di Antonio, racconta il calvario del figlio. "Non ha mai fatto uno sciopero della fame, in carcere non gli è mai stato proposto di andare in un reparto sanitario. Dopo l’ultimo ricovero, il primario di Rianimazione del Maria Vittoria ci ha chiamati in ufficio e ci ha detto che in quarant'anni di servizio non aveva mai visto nulla di simile. In quei diciassette giorni di coma, funzionavano solo cuore e cervello, gli altri organi erano tutti compromessi. Il 3 gennaio 2020 hanno fatto l'autopsia. Gli operatori delle onoranze funebri non sono neppure riusciti a vestirlo, così lo hanno avvolto in un lenzuolo bianco. Speriamo che la gente dica come sono davvero andate le cose, senza falsità. Antonio stava male da mesi, beveva caffè e fumava tantissimo, l'acqua gli procurava dei fortissimi mal di stomaco. Un ragazzo detenuto con Antonio ci ha detto che l’intera sezione del carcere quando mio figlio stava male, ha protestato affinché lo curassero, ma nessuno li ha ascoltati. Io non potevo fare nulla eppure lui me l’aveva detto 'papà fammi uscire che mi fanno morire qui dentro'".

In una vicenda con molti silenzi da chiarire, non è mai mancata la voce di Monica Gallo, garante dei detenuti della Città di Torino. "Mi chiedo quali autorità abbiano effettivamente visitato Antonio nei mesi in cui stava male e chiedeva aiuto, ancora oggi non ho ricevuto alcuna risposta. Antonio è entrato in carcere il 28 aprile 2019 e già il 15 luglio il padre esprime grande preoccupazione per un evidente dimagrimento. Ad agosto dall’Asl mi dicono che non c'è alcuna criticità, ma a settembre le condizioni peggiorano. Il 3 dicembre chiedo allora un ricovero urgente, Antonio è in sedia a rotelle, ha le labbra viola, quando lo incontro mi dice che non riesce a mangiare e vomita sangue. Il 10 dicembre Antonio viene ricoverato con urgenza all’ospedale Maria Vittoria, ma il giorno dopo riceviamo una rassicurazione dall’Asl e dalla direzione del carcere, dicono che la situazione é sotto controllo. Visitiamo ancora il ragazza ma sta sempre peggio. Il 12 dicembre il Garante nazionale spiega che va assolutamente ricoverato. Ma ormai é troppo tardi, il 13 dicembre Antonio entra in coma e ci resta fino al 30 dello stesso mese, quando morirà per un'infezione".

Gianluca Vitale, fra i legali che assistono la famiglia, ha aggiunto. "Deve esserci un processo pubblico, perché la morte di Antonio Raddi certifica il fallimento dell’istituzione carceraria Torinese. Lo Stato dovrebbe tutelare le persone che sono sotto la sua responsabilità. Dopo la morte del ragazzo, la Procura ha aperto un procedimento per omicidio colposo, viene eseguita una prima consulenza medico-legale che si chiude dicendo 'Antonio è morto perché doveva morire'. Il pubblico ministero chiede l’incidente probatorio, che il gip nega, e quindi una consulenza, che si chiude in modo significativa. Qualcuno ha detto che Antonio non mangiava perché sperava di essere scarcerato, ma in realtà non riusciva più ad alimentarsi. E' morto per un’infezione da un batterio, che se contratta in condizioni diverse, senza una perdita di peso significativa, forse avrebbe superato. Antonio non ha mai rifiutato le terapie, anzi chiedeva aiuto. Diceva che non riusciva più a stare in piedi, perfino a parlare. E' stato trattato come un normalissimo detenuto che é in una cella, ma queste cose non possono accadere. Ora verrà fissata davanti al gip un’udienza in cui il giudice deciderà se accogliere la richiesta della Procura di archiviate o,
Come ci auguriamo, disporre nuove indagini
".

"Antonio Raddi - ha invece commentato il consigliere regionale e capogruppo di Luv in Regione Piemonte, Marco Grimaldicominciò ad affermare di avere problemi ad alimentarsi ad agosto. Dalle numerose testimonianze emerge che all'interno della casa circondariale molti operatori erano convinti che non fosse vero e oggi si difendono dicendo che non era collaborativo. Anche l’incuria può essere una forma di violenza ed è compito della Giustizia constatare se esistano delle responsabilità precise: spero che decida innanzitutto di riaprire uno spiraglio di luce su questa vicenda. So però che non vorrei più leggere di storie simili, che le pene alternative sono di certo più rieducative di ogni detenzione e mi piacerebbe che il carcere fosse ridotto a un’estrema ratio".

Marco Panzarella

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