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Scuola e formazione | 11 gennaio 2022, 07:43

L'Accademia Albertina riparte, ma gli studenti si rivolgono al Ministero: “Trattati come liceali. Leggi troppo vecchie, è necessario cambiarle”

Rocca: “Senza docente non possiamo neanche accedere ai laboratori”

La sede dell'Accademia Albertina di Belle Arti

La sede dell'Accademia Albertina di Belle Arti

A differenza delle università, l’Accademia di Belle Arti di Torino rientra a lezione con molti laboratori in presenza, questo almeno per il momento. 

“Ci è impossibile non essere in presenza - racconta Simone Rocca, vice presidente della Consulta Studenti - Riapriremo con libero arbitrio dei docenti, per fortuna tanti lavorano ancora in presenza, ma si sta spingendo per alcuni corsi in dad. Speriamo si possa continuare in presenza perché non abbiamo avuto contagi o situazioni gravi qui”. 

Nel corso di due anni di covid, l’Accademia ha gestito bene l’emergenza, ma non è comunque stato facile, e l’emergenza sanitaria ha fatto emergenza la necessitò di rivedere i regolamenti che coinvolgono non solo l’Albertina ma tutte le Accademia e i Conservatori d’Italia. “Sono stati anni difficili. L’accesso ai laboratori è stato complicato, anche per la carenza di docenti. Certo è che si potrebbe fare di più a livello ministeriale, sono stati mandati pochi fondi. Insieme con l’Accademia abbiamo provato a tappare quel che era rimasto aperto perché spesso ci siamo trovati studenti che non potevano finire la tesi o portare a termine il percorso didattico in maniera concreta”. 

Fondamentale sarebbe la parificazione con il resto del mondo universitario. “Stiamo cercando di farci accomunare al reparto universitario. Le leggi sono ormai vecchie, precedenti al 2000, è impensabile gestire le cose così. Spero vengano riviste, il problema non è nell’istituzione, ma nel Ministero” aggiunge Rocca che presenta un esempio pratico proprio sui  laboratori. “Noi studenti siamo visti a livello legale come dei lavoratori, come se il docente fosse il coordinatore, senza di lui non possiamo accedere ai laboratori. Cosa bizzarra perché siamo tutti maggiorenni, ma veniamo trattati come liceali e non possiamo esercitare i nostri diritti a pieno titolo”. 

Chiara Gallo

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